Roseto, la dura vita dei fiori dinanzi al mare

Nel mese di maggio, qui, le rose non stanno mai ferme. Il vento arriva dall’Adriatico e le prende di lato, le spettina, poi le asciuga sui bordi. I petali più esterni diventano scuri prima degli altri. Alcuni restano attaccati al gambo come carta bagnata, altri cadono sul vialetto della Villa Comunale e si mescolano alla sabbia finissima portata dalle scarpe. La mattina, quando i giardinieri passano con i tubi dell’acqua, il profumo dura poco. Sale dalla terra bagnata, e il mare lo copre.

Nel giardino della villa di Roseto degli Abruzzi ci sono panchine verdi, aiuole ordinate, ombra di pini, vecchi muri che trattengono un’idea di villeggiatura elegante. Poco lontano, dietro le case, l’Adriatico lavora a modo suo. Lo fa quando entra nelle ringhiere e nei cancelli, quando si infila nelle persiane e impregna i fiori. Le rose non hanno la protezione dei giardini interni. Crescono davanti a un mare piatto e chiaro, insistente. Devono fiorire con il sale addosso.

Roseto non si è sempre chiamata così. Prima fu Le Quote, poi Rosburgo dal 1887 al 1927. Un nome strano per questa costa, più da stazione austroungarica che da paese adriatico, una specie di cartolina mitteleuropea fuori posto. Il nome nuovo arrivò con il decreto e la volontà di rendere italiana anche l’eco delle parole. Rosburgo scomparve dalle carte, ma non del tutto dai suoni. I vecchi del posto dicono che ogni tanto riaffiora in una fotografia, in una memoria di famiglia, se ne trova traccia in qualche vecchia cronaca ferroviaria. 

 

 

CONTINUA A LEGGERLO NELLA VERSIONE COMPLETA SU SUBSTACK

 


ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER


scopri la newsletter di oggi

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.