
Di Roberto Liberale
ARTEFICI – Cosa accadrebbe se Kimi fosse un ferrarista
E dunque l’ex cucciolo Antonelli ha superato l’ennesima prova di maturità. La sua freddezza nelle fasi più temibili per un pilota di Formula Uno, come azzeccare il giro che dà la pole position oppure resistere tantissimi giri in testa avendo alle spalle il campione del mondo in carica che ti bracca a meno di un secondo, sembra quasi anormale in un diciannovenne con appena 28 Gran Premi corsi.
Kimi sbaglia sempre più di rado, e meno male che di tanto in tanto capita, altrimenti sarebbe un alieno. Il fatto di aver vinto tre Gran Premi su quattro, conquistato tre pole position, avere staccato il suo compagno Russell in qualifica a colpi di tre decimi alla volta e di un totale di quasi un minuto e 5 secondi nelle ultime tre gare, in pratica quasi un giro virtuale, gli sta facendo indossare i panni dell’invincibile.
Diciamo la verità, non eravamo preparati a tutto questo. E forse neanche l’Italia della Formula Uno ha ancora capito bene dove mettere Antonelli. Non per mancanza di attenzione, ma per una specie di subordinazione sentimentale alla Ferrari: l’ultimo filtro emotivo resta sempre quello. Un inizio di campionato del genere, se fosse arrivato dentro una tuta rossa, avrebbe prodotto un rumore diverso, più immediato e totale.
Kimi è solido e ben guidato, non se la prenderà se gli appassionati italiani di Formula Uno continueranno a preferire le vittorie della Nazionale di Maranello alle sue. Se ne farà una ragione, soprattutto se continuerà a vincere.
Intanto Toto Wolff si gode il momento e la scommessa finora stravinta. Anche se l’esplosione di Antonelli è una botta psicologica enorme per Russell, e Toto non lascerà che George venga travolto dalle mancate vittorie.
Sta di fatto che finora i due piloti Mercedes non hanno avuto ancora l’occasione di duellare davvero l’uno contro l’altro. Solo allora vedremo chi dei due è più solido mentalmente.
ORIZZONTI – Il ritorno delle McLaren
La pausa di un mese ha fatto bene alla McLaren che, oltre al doppio podio, ha mostrato prestazioni molto più vicine a quelle della Mercedes. Norris, secondo, ha inseguito da vicinissimo per quasi 30 giri Antonelli senza riuscire però a sorpassarlo, mentre Piastri è salito sul podio grazie ad un finale di gara che gli ha consentito di superare prima Verstappen e poi Leclerc.
Il motore Mercedes ha un gran peso in questo ritorno papaya, però il team ha trovato un assetto ed una gestione di gara che in questo 2026 non si erano ancora visti. La doppietta nella Sprint aveva forse fatto sperare qualcosa in più al team di Stella, ma il doppio podio ha avvicinato tantissimo la McLaren al secondo posto in classifica costruttori, con la Ferrari distante appena 16 punti.
Con 18 Gran Premi da correre, la storia del mondiale è ancora tutta da scrivere. E la lezione del 2024, con la scuderia papaya staccata di quasi 100 punti dalla Red Bull dopo dieci Gran Premi e poi campione costruttori a fine campionato, non va dimenticata.
PROSPETTIVE – La farina del sacco Verstappen
In questo clima di restaurazione non va trascurato Max Verstappen. Non è chiaro se sia tutta farina del suo sacco o se invece la Red Bull sia effettivamente migliorata. Il suo secondo posto in griglia non deve essere stato molto rassicurante per Antonelli e il team Mercedes, però una partenza troppo aggressiva lo ha costretto a un testacoda da cui Max si è ripreso come solo lui è capace di fare.
Una strategia temeraria, con cambi gomme e soste anticipate in controtendenza rispetto agli avversari, lo ha tenuto sul podio virtuale fino a 10 giri dalla fine. Poi l’usura degli pneumatici, unita al mancato arrivo della pioggia su cui Red Bull sperava molto, e al ritorno di Piastri e Russell, ha relegato Verstappen al quinto posto, che resta comunque il suo miglior risultato stagionale. La penalità di 5 secondi per taglio nell’uscita dai box è stata per sua fortuna ininfluente.
Si è visto comunque un Max meno nervoso e seccato rispetto alle prime tre gare. Evidentemente la voglia non gli è passata. E anche per la Red Bull il campionato è ancora lunghissimo.
L’unico neo è stato l’incidente di Hadjar nel muro, con Isack che forse inizia anch’egli a soffrire della sindrome di tutti i compagni di Verstappen. Soli 4 punti conquistati finora, dopo un inizio scoppiettante con il terzo posto in griglia nel primo Gran Premio in Australia che faceva pensare a tutt’altro prosieguo del campionato. Sarà bene che Hadjar resti concentrato e riduca gli errori al minimo. Dalle parti di Milton Keynes basta molto poco per lasciare il sedile al prossimo candidato.
PANORAMI – La frustrazione generazionale di Leclerc
La vigilia della Ferrari era carica di speranze. Vasseur aveva addirittura lanciato propositi di vittoria. Il doppio terzo posto di Leclerc sia nella Sprint che in qualifica era una mezza conferma che la Ferrari fosse in grado di giocarsela. E Leclerc se l’è giocata bene rimanendo in testa, a parte una breve parentesi, fino al dodicesimo giro. Tutto ciò anche grazie a una partenza magistrale, condita da una manovra che gli ha evitato una collisione con Verstappen, e una guida perfetta in tutta la fase iniziale della gara.
Purtroppo per Charles, le splendide partenze nelle quali ha guadagnato sempre almeno una posizione non bastano. La Ferrari sembra essere una buona macchina, poi per vari motivi non porta a casa i risultati attesi. Il podio era però alla portata e lo è stato fino a quando Leclerc è incappato in un testacoda che sembrava figlio di motivi tecnici ed era invece un errore del pilota, come lui stesso ha confessato ai media. C’è però da dire che Charles guidava ormai da molti giri in condizioni al limite. L’usura delle gomme, dovuta ai tanti giri accumulati causa l’ingresso ai box anticipato per marcare Russell, ha reso le cose difficili. La frustrazione deve essere stata tanta che alla fine, dopo il testacoda, Charles ha sbagliato un po’ tutto, tagliando la pista qua e là ed incappando in una pesantissima penalizzazione di ben 20 secondi che gli è costata due ulteriori posizioni.
Charles era stato scelto per riportare il titolo mondiale a Maranello. Al suo ottavo anno in Ferrari, dopo 154 Gran Premi al volante della Rossa, secondo solo a Schumacher, qualche ragionamento sul suo futuro potrebbe iniziare a farlo. Il mondiale l’ha vinto quattro volte Verstappen, il suo grande rivale dell’infanzia e dell’adolescenza, e passi pure. Poi l’ha vinto Norris, altro rivale dei tempi del kart, e passi ancora. Ma se dovesse vincere Antonelli, di nove anni più giovane, Leclerc si sentirebbe all’improvviso già vecchio e superato da una nuova generazione di piloti.
Nel frattempo Hamilton, complice anche un incidente con Colapinto, naviga per tutta la gara in una sorta di anonimato non nuovo per lui da quando è in Ferrari, concluso col sesto posto finale grazie alla penalità inflitta a Leclerc.
Insomma, sarà bene che l’ottimismo immotivato lasci il posto alla riflessione, all’analisi dei problemi e a tanto lavoro. Il digiuno nel mondiale piloti della Ferrari è arrivato a 19 anni, nel 2028 si toccheranno i 21 anni che sono il record negativo senza titoli piloti (1979-2000). Segnali di un titolo mondiale a breve non sembrano esserci, e una svolta nella gestione della scuderia sarà indispensabile per tornare a vincere.
TRACCE – Colapinto, nel nome dell’Argentina
Nonostante l’incidente iniziale con Hamilton e i conseguenti gestacci di Lewis, Colapinto merita un cilindro tutto suo. Con una condotta di gara molto attenta, ha chiuso settimo in gara conquistando il miglior risultato in carriera dopo aver eguagliato il miglior risultato in qualifica con l’ottava posizione di partenza. Miami è un posto speciale per gli argentini. Là ci gioca Lionel Messi, che ha avuto tempo e modo di incontrarsi col giovane pilota connazionale.
Dopo una buona carriera giovanile tra F3 e F2 nelle quali aveva conquistato una dozzina di podi tra cui cinque vittorie, Colapinto ha avuto un inizio altalenante in F1. Al volante della Williams, al posto di Sargeant a partire dal GP d’Italia 2024, era andato a punti per ben due volte nelle prime quattro gare. Poi nulla più nelle restanti cinque gare. È tornato in F1 a bordo della Alpine, per sostituire Doohan dopo sei GP fallimentari da parte dell’australiano, ma nessun punto per tutto il 2025, unico pilota all’asciutto di tutto il mondiale insieme allo stesso Doohan. E fino alla sua gara numero 28, ovvero lo scorso GP di Cina, non è mai più finito tra i primi dieci. 24 gare senza punti e tante voci che lo volevano fuori dalla Alpine e fuori dalla F1. La sua resistenza ha pagato, anche perché la Alpine dal 2026 è motorizzata Mercedes, tanto che in questo scorcio di mondiale la scuderia francese viaggia a metà classifica come non le succedeva da tempo.
Colapinto ha appena 23 anni, e avere a disposizione una macchina un po’ più competitiva rispetto al passato potrebbe essere una svolta per un ragazzo che ha dietro di sé un’intera nazione che lo spinge per provare a riassaporare i grandi successi che furono di grandissimi campioni come Juan Manuel Fangio, Froilan Gonzalez e il recordman di presenze in F1, il “tormentato e tormentoso” Carlos Reutemann.
E magari riavere in patria quel GP di Argentina che manca ormai da 28 anni.
ORME – Lo zero dell’Aston Martin
Il mondiale degli “altri” vede ancora due scuderie in profonda crisi. Cadillac e Aston Martin sono ancora a zero, ma se per la prima era prevedibile, per la scuderia sotto la gestione di Adrian Newey è un fatto assolutamente inatteso.
La Cadillac sta quantomeno provando a portare entrambe le monoposto al traguardo, anche se in fondo al gruppo. Solo nel GP di Australia, prima gara dell’anno, non ci è riuscita.
La Aston Martin ci è riuscita solo a Miami, collezionando finora cinque ritiri in quattro gare. La scuderia di Lawrence Stroll è la chiara dimostrazione di quanto progettare una macchina di Formula Uno sia difficile. Neanche un genio conclamato come Newey riesce a fermare la deriva di brutte figure. Beccare dai tre ai quattro secondi a giro sta diventando una triste abitudine per Stroll e Alonso e, per quanto Fernando possa essere combattivo, gareggia con una zavorra quasi insostenibile.
Tra gli altri team, la Williams torna a fare punti, anche se solo cinque scuderie sono riuscite a fare punti in tutti i weekend, le solite quattro più la sorprendente Alpine.
SCENARI – I sorpassi e l’audience
Anche il GP di Miami è riuscito a tenere alta l’attenzione degli spettatori. Dopo le critiche al regolamento, dopo i paragoni con Mario Kart e con i videogiochi, la Formula Uno ha fatto un passo indietro, che però ha tolto poco allo spettacolo. Ancora tanti sorpassi, posizioni in pista cambiate più volte e poca noia. Per chi continua a rimpiangere il passato, va ricordato che non molti anni fa la Formula Uno era diventata Formula Noia. Tanti Gran Premi nei quali l’ordine di arrivo era identico alla griglia di partenza, con un costante allontanamento del pubblico.
Fra tre settimane la Formula Uno sarà in Canada, e dopo inizierà la stagione europea, che quest’anno conterà soli nove Gran Premi, dieci se contiamo anche Baku. Solo allora si capirà se lo zoccolo duro degli appassionati è ancora solido o se le critiche iniziali al regolamento hanno fatto breccia tra i tifosi. Anche se in Europa e Centro-Sud America la F1 conta ancora su una passione simile a quella calcistica, con un tifo molto legato alla nazionalità dei piloti. L’Italia resta l’unica nazione in cui il tifo per i piloti è stato sostituito da quello per una scuderia, la “nazionale rossa”. Vedremo a Monza se qualcosa nel frattempo sarà cambiato. Dipenderà molto dai risultati della Ferrari e di Antonelli, ma scardinare una tradizione che dura da quasi ottanta anni sarà molto complicato.