
Il ragazzo del poster è James Harden, perché gara-5 l’ha riportata lui dalla parte di Cleveland anche senza una serata pulita al tiro. Ha chiuso con 30 punti, miglior realizzatore dei Cavaliers, e ha dato alla squadra un riferimento nei possessi in cui Detroit stava provando a chiudere la partita. Cleveland era sotto di nove a tre minuti dalla fine, poi ha difeso il proprio canestro, ha trovato rimbalzi offensivi pesantissimi e ha portato la gara all’overtime. Ora è avanti 3-2 e ha il primo match point in casa per raggiungere i Knicks in finale di Conference.
La stagione dei Cavaliers è stata diversa da quella precedente. Un anno fa avevano dominato la regular season e poi avevano lasciato molti dubbi nei playoff. Quest’anno non hanno brillato allo stesso modo nei mesi lunghi, hanno chiuso quarti a Est e al primo turno hanno dovuto sudare contro Toronto. Anche contro Detroit erano partiti malissimo: due sconfitte nette nelle prime due gare e la sensazione che i Pistons avessero più fisicità, più ritmo, più presenza. Poi Cleveland ha risposto: due vittorie in casa, quindi il primo successo esterno della sua postseason proprio in gara-5.
È stata una vittoria di squadra, non una partita risolta da una sola prestazione fuori scala. Harden ha segnato 30 punti, ma quattro compagni hanno chiuso tra i 16 e i 21. La differenza è arrivata nei dettagli del finale: i Cavaliers hanno forzato nove errori consecutivi di Detroit tra gli ultimi minuti dei regolamentari e l’inizio del supplementare, e hanno segnato sei punti cruciali dopo rimbalzo offensivo. In partite così, le seconde opportunità valgono quasi quanto una giocata da highlights: allungano i possessi, tolgono aria all’avversario, cambiano il peso emotivo del finale.
Cleveland resta imbattuta in casa in questi playoff: sei vittorie su sei, quattro contro i Raptors e due contro i Pistons. È un dato enorme, ma anche una pressione. Gara-6 è l’occasione migliore per chiudere la serie, evitare una gara-7 a Detroit e arrivare alla finale di Conference senza consumare un altro pezzo di energia mentale. Per riuscirci, i Cavaliers devono ripartire dalla difesa degli ultimi minuti di gara-5 e non aspettare di essere con l’acqua alla gola prima di aumentare il contatto.
Detroit ha buttato via una partita che sembrava sua. Aveva controllo, nove punti di vantaggio e la possibilità di tornare a casa sul 3-2. Poi si è fermata: più di cinque minuti senza un canestro dal campo, nove tiri sbagliati di fila e un attacco diventato sempre più dipendente da Cade Cunningham. È il limite che i Pistons si portano dietro da tutta la postseason. Hanno dominato la regular season, chiusa al primo posto a Est, e a un certo punto hanno avuto anche il miglior record NBA davanti all’Oklahoma City. Nei playoff, però, i problemi offensivi sono emersi con più forza.
Contro Orlando erano riusciti a salvarsi rimontando da 1-3, anche perché i Magic avevano limiti simili nella costruzione offensiva. Contro Cleveland la situazione è diversa: i Cavaliers hanno più creatori, più tiro, più modi per punire una difesa che concede qualcosa. Per questo gara-6 sarà molto più dura. I Pistons hanno dimostrato di saper reagire alle sconfitte, ma stavolta devono farlo fuori casa, contro una squadra ancora perfetta davanti al proprio pubblico.
Cunningham ha fatto ancora il suo: 39 punti e nove rimbalzi, una partita da primo riferimento assoluto. Il problema è che il sostegno non è bastato. Tobias Harris ha contribuito, ma con una delle peggiori serate al tiro della sua postseason. Duncan Robinson è questionable, e la sua eventuale assenza pesa perché toglie spaziature e volume dall’arco. Senza di lui, i Pistons hanno meno modi per aprire l’area e alleggerire la pressione su Cunningham.
Il punto più delicato resta Jalen Duren. Dopo un’ottima regular season, nei playoff non ha trovato impatto. In gara-5 ha segnato appena sei punti con cinque rimbalzi, e Detroit ha chiuso a -16 nei suoi minuti in una partita arrivata all’overtime. Per un centro con il suo ruolo, è troppo poco. Se i Pistons vogliono forzare gara-7, Duren deve dare presenza vicino al ferro, rimbalzi, blocchi solidi e punti semplici. Senza una sua partita vera, Cunningham rischia di dover fare tutto contro una difesa che ormai sa dove caricare.
In regular season gli scontri diretti erano finiti 2-2, ora Cleveland conduce 3-2. I Cavaliers sono al completo, Detroit deve valutare Robinson. Gara-6 passa da due punti concreti: Cleveland deve confermare la durezza difensiva del finale di gara-5, Detroit deve trovare un secondo asse offensivo oltre Cunningham. Se Harden resta dentro la partita, se perde meno palloni e soprattutto se smette di perderli nei momenti chiave del match, se i Cavaliers vincono ancora la battaglia dei possessi extra, la serie può finire qui.
