La fabbrica e l’acqua di Cassano d’Adda

A Cassano d’Adda, al mattino, l’acqua passa sotto le ringhiere verdi e contro i muri bassi. Sotto il ponte si formano strisce più chiare dove la corrente accelera, mentre vicino alla riva, tra i sassi, restano foglie e rami portati giù durante la notte. Quando la strada si avvicina al vecchio Linificio, la fabbrica compare di lato, lunga, con i muri alti e le finestre ripetute una dopo l’altra. Alcune sono rotte, altre chiuse da pannelli, altre ancora hanno vetri sporchi che riflettono il cielo senza lasciar vedere dentro. Davanti al cancello l’erba è cresciuta tra le fessure dell’asfalto. Una catena tiene insieme le due ante. Sulla rete metallica c’è un cartello scolorito, piegato in un angolo. Non si entra.

Si resta fuori, a guardare questa fabbrica che ha ancora la grandezza del lavoro e non ha più il lavoro. Il Linificio Canapificio Nazionale nacque qui nell’Ottocento, quando l’acqua, la ferrovia, la pianura e le braccia operaie potevano tenere insieme un mondo intero. Lino e canapa arrivavano come materia da trasformare. Dentro c’erano reparti, telai, magazzini, uomini e donne che facevano polvere e rumori. Un ragazzo sta portando il cane lungo il marciapiede e lo tira via quando si avvicina troppo alla rete. È come se la fabbrica appartenesse a una scala differente, troppo grande per diventare una rovina pittoresca, troppo ferita per essere soltanto architettura.

A poca distanza, la centrale Pietro Rusca continua invece il suo lavoro. L’edificio ha muri compatti, finestre ordinate, una severità da inizio Novecento. L’acqua arriva incanalata. Entra dove deve entrare. Sparisce per un tratto e ricompare più avanti, schiumosa, veloce, con un colore diverso nei punti in cui sbatte contro il cemento. Le ringhiere sono state verniciate e le scale scendono verso l’acqua con gradini puliti.

 

 

CONTINUA A LEGGERLO NELLA VERSIONE COMPLETA SU SUBSTACK

 


ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER


scopri la newsletter di oggi

Atelier Roland-Garros. Perchè il tennis è una sfilata di Lo Slalom

Dove si legge dell’outfit di Naomi Osaka, dei gioielli di Aryna Sabalenka e della giacca di Novak Djokovic. E no, non è solo moda

Leggi su Substack


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.