La Cervia-Corno alle Scale è la nona tappa del Giro 2026, domenica 17 maggio: 184 km, circa 2.400 metri di dislivello, partenza dal mare romagnolo e arrivo in salita nell’Appennino bolognese, al Rifugio Cavone, quota 1471 metri. È l’ultima tappa della prima settimana e arriva dopo due giorni già duri: Blockhaus e Chieti-Fermo.
Il disegno è molto semplice: lunga parte iniziale piatta, poi tutto il peso della tappa concentrato nel finale. Il Giro la definisce praticamente monosalita: da Cervia fino a Silla il percorso è quasi tutto pianeggiante; dopo Sasso Marconi comincia a salire leggermente lungo la Porrettana; da Silla in poi la strada entra nella parte vera della tappa.
Prima c’è Querciola, GPM di terza categoria: 11,5 km al 4,3%, con punte al 15%. Non è una salita durissima come media, ma serve a consumare il gruppo e a mettere la corsa sul terreno giusto. Poi una breve discesa verso la zona di Lizzano in Belvedere, e subito la salita finale.
Il Corno alle Scale è GPM di prima categoria: 10,8 km al 6,1%, anche qui con punte al 15%. Non ha i numeri brutali del Blockhaus, ma arriva dopo una settimana nervosa e soprattutto dopo una tappa disegnata per esplodere tutta negli ultimi trenta chilometri. Il sito del Giro ricorda che il Corno torna al Giro dopo il precedente del 2004, quando vinse Gilberto Simoni.
Non è una tappa di montagna lunga, si potrebbe definire una tappa a imbuto. Per più di cento chilometri lascia correre, poi restringe tutto. È una giornata in cui le squadre dei big possono controllare abbastanza facilmente la prima parte, ma devono arrivare con uomini davanti nel finale. Se il ritmo è alto su Querciola, la fuga rischia di essere tenuta a tiro; se invece dopo Blockhaus e Fermo nessuno vuole prendersi responsabilità, può diventare una tappa da attaccanti forti.
Il punto tecnico è che il Corno alle Scale non fa paura solo per la pendenza media. Chi ha pagato sul Blockhaus può pagare ancora; chi ha retto bene può provare a prendere altri secondi prima della crono di Viareggio-Massa. E c’è un dettaglio: con punte al 15% negli ultimi chilometri, non serve per forza un attacco lontano. Bastano due cambi di ritmo fatti nel punto giusto.

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