La maturità di Antonelli

  

 

①    Quando un ragazzo di nemmeno vent’anni percorre in testa il 56% dei km nei primi cinque Gran Premi stagionali dimostra di non essere il leader del campionato del mondo per caso. Kimi Antonelli ha la macchina migliore, ed è innegabile. Ma fare la lepre per 855 km su 1524, al secondo anno di Formula Uno, e senza mai commettere un vero errore grave, è un’impresa che richiede capacità di guida, freddezza e consapevolezza. Tutto unito ad una personalissima cazzimma, anche comunicativa, che al momento opportuno gli permette di non farsi sopraffare da quella altrui. 

Kimi ha tirato fuori le unghie in tutto il weekend canadese, qualche volta anche un po’ a sproposito. Ma i grandi piloti lo fanno, anche rasentando la scorrettezza che ha reso celebri e amati dalla folla idoli come Schumacher, Senna e Verstappen. Antonelli, anche fisicamente, sta acquistando un aspetto sempre più maturo. La consapevolezza per ora è superiore alla pressione. Kimi ci crede, e si vede da ogni movimento che fa, in macchina e fuori. 

Russell esce per ora clamorosamente sconfitto nel duello, anche psicologico, tutto Mercedes. Una battaglia che nel corso dell’anno potrebbe diventare la replica delle grandi lotte fratricide del passato, Prost vs. Senna, Alonso vs. Hamilton, Hamilton vs. Senna. Perché da ora in poi nessuno dei due farà sconti. George ha fatto intendere di non correre ad armi pari, Kimi ha protestato più volte via radio per presunte scorrettezze di Russell. 

Toto Wolff se la ride alla grande, ma prima o poi dovrà intervenire per evitare pericolose derive, almeno fino a quando il campionato non prenderà la strada di Brackley. 

②   La Ferrari sta procedendo a fari spenti, ma ha finora messo a segno una serie di risultati molto positivi, al di là delle aspettative dei suoi tifosi che la vorrebbero sempre vincente. I quattro podi attuali sono già più della metà di quelli del 2025, tutte le cinque gare hanno visto entrambe le monoposto in zona punti e le due Rosse sono le uniche macchine ad aver percorso tutti i chilometri di questo primo scorcio di stagione che precede l’approdo in Europa: 1524 km a testa. 

Quindi a Maranello hanno progettato una macchina affidabile, non la più veloce della griglia, ma in grado di reggere il confronto con nove scuderie sulle dieci avversarie. In effetti la Ferrari è seconda in classifica costruttori e i suoi piloti sono terzo e quarto nel mondiale. 

Dalla nazionale rossa ci si aspetta sempre il massimo, ma i risultati non sono disprezzabili. Soprattutto se la power unit Ferrari riceverà l’ok per il protocollo ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities) da parte della federazione internazionale, con un possibile incremento della potenza al motore termico. Per garantire un equilibrio competitivo in pista, se un motore ha un gap nelle sue prestazioni superiore al 2% o al 4% rispetto al motore più potente, alla scuderia vengono concessi aggiornamenti extra rispettivamente su uno o due componenti del motore endotermico, modifiche mirate ad aumentare il numero di cavalli disponibili. 

Però i cavalli mancanti e reclamati più volte a gran voce da Hamilton non gli hanno fatto perdere il sorriso. Per la prima volta in Ferrari è riuscito ad arrivare secondo, superando nel finale il suo grande avversario, quel Verstappen che gli costò tante notti insonni dopo il mondiale 2021. 

E magari i cavalli in arrivo, oltre a rendere raggiante Hamilton, riusciranno finalmente a togliere l’aspetto da cane bastonato che ha accompagnato Leclerc a Montreal, nonostante il quarto posto finale.

③   Max Verstappen è l’altro grande scontento. Oddio, dopo il podio di Montreal, il primo per lui in questa stagione, non è che avesse un aspetto così triste, ma è il suo atteggiamento da contestatore verso le nuove monoposto a preoccupare. La Formula Uno sa bene che un eventuale abbandono di Max dai Gran Premi avrebbe ripercussioni molto negative. Lui continua a minacciare l’addio, dicendo che fuori dalla F1 avrebbe tante belle cose da fare. 

Intanto, quando schiaccia l’acceleratore, nonostante una macchina che non lo segue al 100% e non gli piace, fa ancora paura a tutti. Ne fa un po’ meno al suo compagno Hadjar, almeno rispetto a quanta ne facesse ai suoi vecchi compagni di squadra. Isack è il primo che dopo tanti anni pare non soffrire della presenza di Max nello stesso box. Lui, ragazzo poco più che ventunenne, non dimentichiamolo, a Montreal è arrivato appena due posizioni dietro al suo capitano, nonostante due penalità da 10 secondi ciascuna, e in prova è stato subito alle spalle di Verstappen, a soli 28 centesimi di distacco. Il quinto posto di Hadjar è il suo miglior risultato stagionale e i punti Red Bull in classifica costruttori stavolta non sono tutti di Max. 

Nel confronto diretto tra i due, Verstappen conduce 3-2 nelle qualifiche e nelle sole due occasioni in cui entrambi sono arrivati al traguardo, il vantaggio di Max su Hadjar non è mai stato enorme.

  Le McLaren sono affondate per mancanza… d’acqua. In effetti, Stella e gli ingegneri papaya avevano scommesso sulla pioggia, facendo montare sulle monoposto di Norris e Piastri gomme intermedie. Una scelta che poteva avere un perché guardano la pioggerellina che cadeva, ma che non era suffragata dalle schermate dei radar meteo che escludevano una gara bagnata. A nulla sono servite le rimostranze dei piloti durante i vari giri di ricognizione ripetuti due volte in più prima di partire. La partenza a razzo di Norris ha riacceso le speranze del box McLaren, ma sono bastati pochi chilometri per capire che l’azzardo non avrebbe funzionato. Con il cessare della pioggia ed il passaggio di 22 macchine che hanno rapidamente asciugato l’asfalto, le due macchine papaya sono andate subito in difficoltà costringendo i due piloti a rientrare in pit lane per montare gomme slick. La gara di Norris è durata poi soli 38 giri a causa di una rottura al cambio. Piastri ha proseguito barcamenandosi nelle retrovie, subendo una penalità di 10 secondi per aver danneggiato Albon e finendo appena undicesimo. Un altro weekend da dimenticare per la McLaren che sembra lontana parente della dominatrice degli ultimi anni. L’impressione è che le prestazioni non manchino, soprattutto grazie al motore Mercedes, come dimostrato anche dal secondo e quarto posto nella gara Sprint del sabato. Al contrario, la gestione delle criticità non sembra funzionare al massimo. I punti di distacco dalla Ferrari, seconda in classifica costruttori, sono diventati 41 e dopo cinque gare è l’ennesimo campanello d’allarme per Andrea Stella.

⑤   L’altra vera “stella” di Montreal è stato ancora una volta Franco Colapinto, inatteso protagonista ormai da un paio di Gran Premi. Il pilota che aveva finito il 2025 con zero punti, ne ha già 15 nel 2026. Con il suo sesto posto in Canada, miglior risultato nella sua breve carriera fatta di soli 31 Gran Premi, diventa undicesimo in classifica mondiale. Sempre arrivato al traguardo nei cinque GP e nelle tre Sprint Race, è in piena rimonta sull’esperto compagno Gasly. La Alpine è ancora più saldamente quinta, nella prima metà della classifica. I punti sono 35, già 13 in più rispetto all’intero 2025, con una proiezione che con 7 punti di media a gara porterebbe la scuderia francese a 154 punti a fine stagione, un punteggio che la Alpine non raggiunge dal 2022, quando concluse con 7,86 punti a gara, per un totale di 173. Il passaggio al motore Mercedes sta pagando molti dividendi, ma anche le prestazioni dei due piloti stanno contribuendo ad un avvio di stagione sorprendente. 

⑥   Gli “altri” iniziano ad accusare ritardi sempre più pesanti. La Cadillac, a zero punti, sta pagando lo scotto del noviziato. La macchina è figlia di un nuovissimo progetto, il team sta acquisendo esperienza e forse Perez e Bottas non sono il massimo a cu una scuderia esordiente potesse aspirare. La Aston Martin, anch’essa ancora a zero, attraversa una crisi che sembra irreversibile, e la cosa incredibile è che la presenza di Adrian Newey sembra totalmente ininfluente. Poi c’è anche Lance, il figlio del boss, che a volte sembra capitato lì per caso, non solo per i distacchi che subisce da Alonso, ma anche per il suo atteggiamento rassegnato all’interno del paddock. 

Più in alto in classifica c’è l’Audi ferma a 2 punti e che non va in zona punti dalla prima gara. 

Poi la Williams, altra delusione per i soli 7 punti nonostante il motore Mercedes. La scuderia di Grove non è mai riuscita ad entrare nelle Q3 di qualifica, poi Sainz in un modo o nell’altro è riuscito a portare a casa tre noni posti, compreso l’ultimo in Canada, mentre Albon è fermo ad un misero punticino. In Canada la sua gara è durata solo 11 giri a causa della collisione on Piastri che gli è costata il ritiro quando era dodicesimo. 

Un po’ più su, rispettivamente al settimo e sesto posto, ci sono Haas e Racing Bull. 

Entrambe le scuderie sono più costanti delle altre in zona punti, con quattro piloti che se la giocano ad ogni gara. Il più sorprendente è Lawson, scartato dalla Red Bull ed ora decimo in classifica mondiale con la sua Racing Bull. Il suo compagno di squadra, il diciottenne Lindblad, era riuscito ad entrare per la seconda volta in Q3 nelle qualifiche subito dopo il punto conquistato con l’ottavo posto nella Sprint Race del sabato. Purtroppo è stato poco fortunato, con la rottura del cambio che gli ha impedito di prendere il via nel Gran Premio della domenica. Però il giovanissimo Arvid sta facendo intravedere grandi qualità che presto potrebbero portarlo a risultati importanti.

    La Formula Uno sta tornando in Europa. Il 7 giugno si correrà a Monaco, e la curiosità è tutta nell’attesa di vedere come si comporteranno queste nuove monoposto, più strette ed agili, nel salotto monegasco. Magari si tornerà a vedere qualche sorpasso in più dopo troppi GP di Monaco in cui leggere la griglia di partenza equivaleva quasi a sapere in anticipo l’ordine di arrivo. Una gara che è anacronistica, ma che conserva il fascino romantico delle corse di un tempo. 

Le gerarchie potrebbero essere sovvertite dal fatto che i motori forse non daranno gli stessi vantaggi dei Gran Premi finora disputati. E magari la Ferrari avrà qualche speranza in più. 

La “campagna d’Europa” durerà tre mesi e undici gare, più precisamente nove Gran Premi e due Sprint Race. Vedremo l’ultimo Gran Premio d’Olanda, con l’addio alle dune e a quei paesaggi che ricordano tanto la Formula Uno degli anni ’70 e ’80. 

Le gare europee rappresenteranno comunque l’ultimo legame con una tradizione che nel corso degli anni è sempre più sbiadita, ma che riesce ancora ad emozionare molti appassionati.

 


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