
Il 29 aprile del ‘66 è un venerdì, e i giornali raccontano delle proteste in tutta Italia contro l’assassinio di Paolo Rossi, lo studente universitario ucciso a Roma all’interno dell’università durante le elezioni dell’ateneo. Era candidato con la lista Goliardi autonomi ed è stato ammazzato da gruppi fascisti. L’Unità chiede le dimissioni di Ugo Papi, il rettore.
“La sola riparazione possibile, anche se al dolore dei suoi cari, ai quali oggi siamo davvero vicini con tutto il cuore, non c’è conforto, è la liquidazione di quanto di fascistico e di criminale si annida ancora nelle Università e nella società italiana” scrive Renzo Trivelli.
A Genova è morto l’attore Gilberto Govi, nello sport Felice Gimondi si presenta alla Freccia Vallone dopo aver vinto la Roubaix e la Parigi-Bruxelles.
Ma in questo spazio dove la cronaca annuncia il futuro, oggi spicca un pezzo a pagina 11 de La Stampa, il racconto di come l’Italia del tempo libero ha scoperto una forma diversa di vacanza, meno legata alla villeggiatura classica del tempo, più vicina a un’idea pratica e familiare di movimento. Le tende e le roulotte. Renzo Lugli racconta un modo nuovo di immaginare le ferie, in cui il riposo esce dagli schemi noti e cerca spazi meno rigidi, più economici, più adattabili.
“L’economia italiana sta uscendo dalla congiuntura, taluni settori hanno ancora un andamento pesante, altri sono già ravvivati; ma ce n’è uno che costituisce una eccezione in quanto si trova in pieno «boom». È il settore del campeggio e delle «roulottes». Addirittura questo «boom» è esploso proprio in coincidenza con la fase più grave della crisi economica. Non è un controsenso, c’è una ragione logica: chi voleva continuare a fare del turismo senza lesinare sul tempo e contemporaneamente era preoccupato per i conti degli alberghi, ha deciso di passare alla tenda o alla «roulotte»”.
La crescita viene raccontata come l’effetto di una necessità precisa. L’aria aperta permette di non rinunciare alle ferie, riduce la dipendenza dagli alberghi e sposta il baricentro del viaggio verso un’organizzazione più autonoma. La produzione italiana segue questo movimento: in pochi anni passa da numeri marginali a una presenza industriale solida, capace di reggere il confronto con i concorrenti stranieri.
“Nel 1960 l’industria italiana costruì poche centinaia di «roulottes», nel 1963 ne costruì 1000, nel ’64 1500 e nel 1965 addirittura 3500. Una vettura media come la Fiat «124» può trainare un veicolo che ospita comodamente una famiglia di quattro persone ed è provvisto di toeletta, lavandino, frigorifero, armadio, fornello: il prezzo è inferiore alle 800 mila lire”.
Lugli insiste sulla varietà dell’offerta. Il turismo all’aperto può partire da una dotazione minima, portata sulle spalle o in bicicletta, e arrivare a veicoli attrezzati.
“La mostra del campeggio offre ai turisti dell’aria aperta una grande varietà di accessori, gli utilissimi aggeggi che servono per essere indipendenti e per rendere la vita comoda quasi quanto quella casalinga. In questo settore la gara fra le varie case produttrici si sviluppa su tre direzioni: il minor prezzo, il minor ingombro e il minor peso. I campeggiatori, quando montano la tenda o fermano la «roulotte» per dar vita all’abitazione viaggiante, sembrano prestigiatori: da piccoli involucri riescono a tirar fuori tavoli, sedie, lettini, fornelli; e tutto è robusto, bello, funzionale”.
È il ritratto di un Paese che ha ancora numeri inferiori rispetto a Francia, Germania e Olanda, ma dispone già di una rete ampia di aree attrezzate. Lugli vede in quei parchi, nei negozi che si allargano, negli accessori sempre più ingegnosi il segno di una trasformazione destinata a crescere.
Qualche anno prima, Franco Zeffirelli aveva intercettato l’umore e lo aveva portato al cinema con Camping, un film nel quale Paolo Ferrari e Marisa Allasio decidono di trascorrere le vacanze in tenda, ma la madre di lei gli manda dietro il fratello, Nino Manfredi. Finiranno in una zona di manovre militari, travolti da una fiera paesana.
Nelle commedie anni ‘60 ci sarà sempre più spesso un’Italia che si mette in viaggio e che consuma strade. La vacanza smette così di essere stanziale. Non sono grandi film, ma ruotano attorno al Ferragosto, la Riviera, i bikini, gli stabilimenti, le vacanze accessibili. Registrano bene il fatto che la vacanza stia diventando un’esperienza di massa e non più di pochi. Ma il campeggio come arriva soprattutto nella commedia popolare un po’ dopo, quando il fenomeno è già assestato e può diventare cornice di gag, promiscuità e libertà sessuale.