Il 23 aprile del ‘66 è un sabato, e i giornali stanno raccontando che lo sciopero dei medici in Italia si va esaurendo. Era iniziato diverse settimane prima per una rivendicazione economica sui meccanismi di compenso legati alla mutua. Il presidente della Repubblica Saragat sta chiudendo la sua visita in Calabria, “salutato con affetto dalla folla” si legge un po’ dappertutto.
La Stampa ha mandato Enzo Biagi a Dresda per un reportage sulla ricostruzione della città dopo la guerra, la Gazzetta dello sport ha mandato Gerlando Sannella a casa di Pelé, per chiedergli un pronostico e un parere sui Mondiali alle porte. Quello che scrive Sannella lascia di stucco:
“Quando arrivo a casa di Pelé, è lui stesso che viene ad aprirmi e mi fa accomodare su una poltrona servendomi subito l’aperitivo: la moglie Rosemarie ed il fratello Zoca stanno con noi ed è proprio Pelé che mi chiede di mio figlio Marco che, essendo stato mascotte della Nazionale brasiliana che incontro l’Italia nel maggio 1963, è diventato il suo pupillo: ha voluto fargli da padrino in occasione della prima comunione, delegando Jair in sua vece, e vuole a tutti i costi che glielo porti a Santos al mio prossimo viaggio”.
Comunque. In questo spazio che cerca tra le cronache del tempo scampoli di futuro, oggi le cose da segnalare sono davvero tante. Due vengono dal Corriere della sera. Nella prima, Giulia Borgese racconta come l’uomo giovane non si distingue più in modo netto dalla ragazza nel rapporto con l’apparire. Non è ancora l’uomo cosmetico contemporaneo, quello che chiameremo metrosexual, ma è già un maschio più attento ai tessuti, ai colori, alle linee; più disposto a giocare con codici che prima erano considerati femminili o effeminati; meno protetto dall’idea tradizionale che debba essere indifferente alla superficie.
“Quello che vogliono i ragazzi è una moda fluida che non si distingue più in massicci segni maschili e femminili… i pantaloni neri e orientali, i colori, le stoffe, i tagli, la stampa”. Le grandi case di prodotti di bellezza cominciano a creare prodotti solo per uomini. Il maschio entra nel mercato dell’aspetto. Il corpo maschile comincia a essere osservato e costruito. L’uomo giovane diventa anche oggetto di sguardo, non solo soggetto. Questa è forse la vera novità.
Qualcosa sta cambiando anche nel lessico comune. Lo dice un secondo pezzo sul Corriere di Laura Lilli. Ci sono parole che stanno uscendo di scena, e insieme a quelle parole sta cambiando un pezzo d’Italia. Un Paese in cui la servitù domestica tradizionale si sta dissolvendo e al suo posto entra un altro rapporto sociale, un’altra idea della casa. Non più la “cameriera”, la ragazza “messa a servizio” quasi per destino di classe e di provincia. Arrivano invece figure più intermittenti e moderne: lavoro a ore, collaborazioni parziali, aiuti specializzati. Anche la lingua, dice il pezzo, deve adeguarsi.
“Sono sempre più numerose le mogli e le madri che vanno a lavorare, e hanno bisogno di qualcuno che custodisca la casa per loro” si legge. Così il lavoro domestico diventa un servizio da distribuire. Sta nascendo un mercato vero e proprio del lavoro di casa, la modernizzazione non è un’esclusiva delle fabbriche. Entra nella cucina, nel salotto, nella stanza dei bambini, nella parola con cui si chiama chi lavora in casa. “Signora, comandi” non si dice più.
Una rivoluzione perfino più profonda è sulle pagine de La Stampa, dove si racconta di questo “ardito intervento” avvenuto a Houston, a poche settimane da un prodigio chirurgico concluso a Londra, dove avevano trapiantato una valvola artocia di maiale a un signore di Oxford.
In Texas, invece, il professor De Bakey ha inserito un dispositivo che prende il posto del ventricolo sinistro e gli permette di riposare. L’uomo si chiama Marcell De Rudder, 65 anni, e ha buona probabilità di sopravvivere.
Non siamo ancora all’organo meccanico dentro il petto, ma siamo entrati in una fase in cui quella strada non è più pura teoria. La medicina ha smesso smette di essere soltanto clinica ed è diventa tecnologia, materiali, energia, calcolo, progettazione.
A proposito di lessico nuovo, Angelo Viziano usa parole come “pompa”, “by pass”, “silastic”, valvole, tubi, energia esterna, ritmo fisiologico. Il cuore viene descritto come una funzione che si può almeno in parte replicare. Non nel senso rozzo di ridurre l’uomo a macchina, ma nel senso nuovo — e per il 1966 davvero enorme — di pensare che una funzione vitale possa essere sostenuta da un apparato artificiale.