
La chiamavano ekecheiria, significa che le mani dovevano stare al posto loro. Ferme. Quando il barone De Coubertin rianimò il rito dei Giochi Antichi, quei romanticoni dell’Ottocento si inventarono che fosse una sospensione delle guerre e che nei paraggi di un’Olimpiade il mondo dovesse sentirsi unito, una comunità di fratelli e sorelle, con le armi in silenzio.
Non era una leggenda totale, ma l’idea che oggi viene ripetuta della tregua è molto diversa dalla realtà greca. La tregua non interrompeva i conflitti tra le polis. Se due città erano in conflitto, come spiega Elio Trifari nella sua fondamentale L’enciclopedia delle Olimpiadi [2008] , i soldati non smettevano di combattersi su fronti lontani da Olimpia. L’obiettivo primario era la sicurezza dei viaggiatori. Era una protezione di tipo religioso per chi si recava a onorare Zeus. L’ekecheiria garantiva l’incolumità ad atleti e spettatori che dovevano attraversare territori nemici per raggiungere i Giochi. Il territorio dell’Elide, dove si trova Olimpia, era considerato sacro – questo sì – e non poteva essere invaso militarmente durante il periodo olimpico. Venivano bloccate le dispute legali e le esecuzioni capitali per tutta la durata delle gare. La tregua veniva presa sul serio per timore della punizione divina. Tucidide racconta che Sparta fu multata di 2.000 mine e i suoi atleti furono esclusi dai Giochi per aver attaccato un forte durante l’ekecheiria.
Ma le cinquantasei guerre censite nel mondo non si sono fermate per Parigi 2024, non si sono fermate per Milano-Cortina 2026, non si fermeranno per Los Angeles 2028. Eppure. Poiché pure De Coubertin ha fatto cose buone, quell’antica usanza è stata recepita dal mondo contemporaneo, se non altro per darsi dei criteri di convivenza globalmente accettati. Tra questi criteri, a partire dei Giochi di Lillehammer del 1994, l’ONU ha sposato la romantica interpretazione della tregua. Il presidente del CIO Juan Antonio Samaranch nel suo discorso di apertura chiese ai belligeranti di deporre le armi e cessare i combattimenti nei Balcani, citando l’assedio in corso a Sarajevo, città che aveva ospitato i Giochi invernali un decennio prima. Non lo ascoltarono. I combattimenti proseguirono fino al 1995, riducendo la tregua a un pezzo di carta.
Tuttavia, se Russia e Bielorussia sono ancora fuori dalla comunità del CIO si deve a quella. La Russia ha invaso l’Ucraina quattro giorni dopo la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Pechino nel febbraio 2022, violando così la clausola prevista dalla Carta. Cosa succede ora che USA e Israele hanno lanciato un’azione militare in Iran nello stesso periodo? Sottovoce: niente.
L’ex cittì della Nazionale italiana di pallavolo Mauro Berruto, oggi deputato del Pd, ha scritto sulle sue pagine social: “Interessanti dossier ora sui tavoli di Cio, Cpi e Fifa con questa clamorosa violazione della tregua olimpica da parte di USA e Israele. La tregua olimpica (così evitiamo commenti imprecisi) è in vigore dal settimo giorno precedente l’inizio dei Giochi Olimpici al settimo giorno successivo alla fine dei Giochi Paralimpici. A meno che, come Tajani insegna, anche la tregua olimpica valga «fino a un certo punto»”.
Berruto non è una voce isolata. Oltre che nel comune sentire, il doppio standard è stato il tema di un pezzo uscito sul Boston Globe qualche giorno fa, prima della recrudescenza delle ultime ore in Medio Oriente. L’editorialista Alex Beam si è chiesto: la Russia è indubbiamente un attore negativo sulla scena internazionale, ma perché gli Stati Uniti, che negli ultimi nove mesi hanno violato la sovranità territoriale di Iran e Venezuela — entrambi membri delle Nazioni Unite e partecipanti alle Olimpiadi e membri FIFA — non sono stati anch’essi banditi?
Il pezzo è durissimo. Beam continua facendo notare che la Carta olimpica e gli statuti FIFA sono vaghi su ciò che può portare all’espulsione di un Paese: certo, il doping e le violazioni delle regole interne. “Ma nel testo – scrive – non ho trovato riferimenti a guerra, invasione, aggressione o sovranità. Ho chiesto ai portavoce del CIO e della FIFA se gli USA devono essere esclusi dalle competizioni internazionali per le loro violazioni del diritto internazionale. Nessuna risposta. È abbastanza ovvio perché il grande sport possa chiudere un occhio sul bombardamento di impianti nucleari iraniani o sulla decapitazione del regime Maduro in Venezuela: i soldi. I diritti televisivi statunitensi per le Olimpiadi estive più recenti hanno rappresentato il 47% di tutte le spese mediatiche dell’evento, e Comcast‑NBC/Universal ha investito altri 3 miliardi di dollari in competizioni olimpiche fino al 2036”.
L’editoriale del Boston Globe trova comico pensare che la FIFA possa escludere gli Stati Uniti dalla Coppa del Mondo di calcio che ospita, eppure – dice Beam – “quando si tratta di grande sport, gli USA possono agire impunemente, come hanno sempre fatto”.
Nei mesi scorsi, pur senza giungere all’esclusione, il CIO ha condannato l’Indonesia per aver negato i visti d’ingresso nel paese agli atleti israeliani per i Mondiali di ginnastica. Tutte le discussioni sull’eventualità che l’Indonesia ospiti in futuro le Olimpiadi sono state interrotte. Il CIO ha consigliato agli organizzatori internazionali di non programmare grandi eventi nel Paese. Ma anche gli USA hanno negato il visto d’ingresso ad atleti etiopi per i Mondiali di cross. All’Indonesia è anche stato revocato il diritto di ospitare il Mondiale Under-20 di calcio quando il governatore di Bali si è rifiutato di ospitare la squadra israeliana.
Ora, diciamolo. Gli amici di De Coubertin saranno stati pure dei romantici ottocenteschi, ma ce ne fosse rimasto uno.

Marca dedica stamattina la sua copertina al mondo al limite, con una serie di considerazioni e riflessi che riguardano lo sport. L’Iran è una delle nazionali qualificate per i Mondiali di calcio dell’estate prossima. Le sue tre partite sono in programma negli USA: contro la Nuova Zelanda il 15 giugno a Los Angeles; contro il Belgio il 21 nella stessa città; il 26 contro l’Egitto a Seattle. Iran e Stati Uniti avrebbero pure qualche possibilità di affrontarsi ai sedicesimi di finale, nel caso in cui entrambe arrivassero seconde nei rispettivi gironi. “La FIFA potrebbe permetterlo?” si domanda Marca.
Il presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, è intervenuto alla televisione di Stato: «Con quello che è successo oggi e con l’attacco degli Stati Uniti, è improbabile che possiamo guardare alla Coppa del Mondo con speranza, ma sono i vertici dello sport che devono decidere in merito».
I vertici dello sport a cui si riferisce sono più o meno Gianni Infantino, l’uomo che non più tardi di due mesi fa ha consegnato il premio FIFA per la pace al presidente Donald Trump. Il campionato di calcio iraniano è stato sospeso all’istante. Marca riferisce che Antonio Adán, ex Real Madrid oggi all’Esteghlal, è già rientrato nel paese. L’ispano-marocchino Munir sta per farlo. L’ex giocatore del Valladolid Iván Sánchez, che gioca nel Sepahan, sta cercando di lasciare l’Iran via terra.
Nel suo editoriale, José Luis Hurtado scrive: “Bisognerà cominciare a chiedersi se non ci siano dubbi nel giocare il Mondiale di calcio negli Stati Uniti, Messico e Canada, o l’imminente Finalissima Spagna-Argentina in Qatar. Il potere del pallone e dei soldi è infinito, ma ci sono fenomeni che possono sfuggire a Infantino. Il Mondiale di calcio non è presentarsi in coppia con Trump, come se fosse un gioco ridicolo con pupazzi di gomma”.
Il titolo è ancora più dritto: “È così che si giocherà la Coppa del Mondo?”.