
Il 18 marzo nel ‘66 è un venerdì, e i giornali stanno raccontando ancora i dettagli della disavventura di Gemini 8 nello spazio. Si è temuto seriamente per la vita di due astronauti, David Scott e Neil Armstrong. L’ammaraggio d’emergenza è stato trasmesso dalla tv americana, il primo nel Pacifico dopo tante altre missioni concluse nell’Atlantico. Un’altra missione attende invece i 14 paesi alleati degli USA, chiamati a giurare su una dichiarazione di assoluta fedeltà alla NATO dopo la lettera di De Gaulle che si sfila da Parigi.
Ma il punto d’incrocio tra il futuro che preme e il passato che resiste è al liceo Parini di Milano, dove il giornalino degli studenti, La Zanzara, pubblica un’inchiesta sulle abitudini sessuali dei giovani. Non un testo osceno, ma proprio questo è il punto: porta in pagina, in un contesto scolastico e borghese, temi che allora non dovevano entrare in pubblico: rapporti prematrimoniali, morale, libertà, desiderio.
La scuola e le autorità reagiscono, il giornalino viene sequestrato e soprattutto si apre un fronte giudiziario. Il procuratore generale di Milano chiede di vedere se la pubblicazione studentesca sia perseguibile. I tre coinvolti – Marco Sassano, Claudia Beltramo Ceppi e Marco De Poli – vengono invitati a denudarsi in procura dal magistrato Pasquale Carcasio per una visita.
Scoppia un finimondo. Uno degli avvocati difensori dei ragazzi, Alberto Dall’Ora, parla di episodio degradante, «una inutile, vessatoria e medievale mortificazione. Le famiglie degli studenti sono sconvolte e non comprendono come ciò sia potuto accadere e, giustamente si chiedono quali e quante conseguenze negative e diseducative ciò possa determinare direttamente e indirettamente sulla psiche dei ragazzi – e non solo di questi che sono stati sottoposti a tale trattamento, ma di ogni altro che apprenda la notizia clamorosa e impressionante. Anche più grave appare il fatto, se si tiene conto che esso è accaduto in relazione a una procedura che ha per oggetto un giornale studentesco d’istituto e che già appaiono discutibili le ragioni della eventuale incriminazione per reato di stampa, posto che ictu oculi, nessun carattere di oscenità è dato ravvisare nello stesso giornale».
“Le domande loro poste durante la visita – racconta La Stampa – vertevano sui loro eventuali rapporti con prostitute, su infezioni veneree eventualmente contratte, osservazioni e commenti sul loro stato di apparente gracilità, con il rilievo che le famiglie poco si curavano di loro e con accenni ai gravi guai in cui s’erano posti con la pubblicazione del giornale studentesco”.
Il loro reato, in sostanza, non è aver fatto qualcosa, ma aver reso dicibile una materia che l’Italia del 1966 voleva lasciare tra il non detto, il pettegolezzo e la sorveglianza morale. I giornali raccolgono pareri tra esperti e intellettuali. Salvatore Quasimodo scrive: “Ci occupiamo di fatti giuridici magari clamorosi come quelli di recente accaduti in Unione Sovietica ma poi trascuriamo di batterci in ogni modo per rimuovere dalla nostra legislazione i resti che sanno ancora di Medioevo. Il caso degli studenti del Parini legittima di questa realtà”. Eugenio Montale: “Il fatto che tre studenti, fra i quali una ragazza, debbano essere sottoposti a una visita medica così mortificante mi sembra infinitamente più scandaloso di quanto essi abbiano potuto mai scrivere sul loro giornaletto, che io comunque non ho letto”.
Caio Mario Cattabeni, giurista, invita a non usare il codice penale per regolare un disagio morale, mentre monsignor Ernesto Pisoni dice: «Non credo che basti invocare la libertà per assolvere ogni iniziativa. La libertà, proprio perché è un bene alto, comporta misura, discrezione, coscienza dei limiti. E mi pare che in questo episodio tali limiti non siano stati rispettati. Si dirà che i giovani hanno diritto di sapere. Certo. Ma il diritto di sapere non coincide con il diritto di esporre tutto, comunque, davanti a tutti. La scuola non è il luogo della curiosità senza freni, ma della formazione. E l’educazione esige che certe questioni siano trattate con serietà, competenza e pudore».
Virginio Porta, neuropsichiatra, trova enorme alcuni giovani pensino di poter parlare di sessualità con metodi tradizionali e rozzi. È una critica non tanto repressiva quanto paternalistica: gli sembra una pseudo-modernità mal interpretata. Felice Besostri, del gruppo studenti del PSI, dà una lettura molto politica e parla di fiducia incrinata. Dice che la vicenda Zanzara è il sintomo del distacco crescente dei giovani dall’ordinamento giuridico, mentre Alberto Zeppagno, della Gioventù liberale, rifiuta di farne il simbolo generale della gioventù o della scuola italiana.
Hanno 22 e 24 anni Gianni Rivera e Mario Corso, candidati a giocare insieme da titolari in Nazionale nel ruolo di interni contro la Francia il giorno dopo. Sono stati al centro delle discussioni per tutta la settimana, perché nel dicembre precedente, a Napoli, subito dopo Italia-Scozia, il CT Fabbri aveva detto che non avrebbero mai potuto giocare insieme in quel ruolo. La verità è che il loro impiego avrebbe comportato l’esclusione o lo spostamento di Bulgarelli, il suo preferito, una pedina insostituibile della squadra. Ora, l’infortunio di Bulgarelli è gli evita l’imbarazzo di una ennesima scelta.
“Ma, molto abilmente – fa notare il Corriere della sera – il c.t. ha fatto di tutto per dare a questa partita un carattere di esperimento, di provvisorietà. Fabbri ha il portiere titolare, ma prova il rincalzo Albertosi; ha già due mediani ben collaudati (Fogli o Lodetti), ma prova ancora Pirovano; ha già una linea di attacco ben fissa in mente, ma prova la coppia di interni Rivera-Corso”. Ai Mondiali in Inghilterra mancano quattro mesi.