La candidatura di Antonelli al Mondiale

 

E Verstappen parla di addio

   di Roberto Liberale

 

①   ORIZZONTI – La candidatura di Antonelli

Antonelli è diventato dunque il pilota più giovane a vincere due Gran Premi consecutivi e comandare il Mondiale, tutto ad appena 19 anni e mezzo. A questo punto la sua candidatura per diventare il campione del mondo più precoce di sempre è inevitabile e sarà difficile tenere a bada la pressione mediatica che gli arriverà addosso. Ma il ragazzo sembra abbastanza solido e protetto per resistere a tutte le pressioni del mondo. 

Il caso ha scombinato i piani degli ingegneri di pista, ha dato una mano ad Antonelli e Kimi si è preso pure il braccio. Al giro 20 Russell comandava la gara, ma chi lo ha chiamato ai box non poteva immaginare che nel giro di pochi secondi Bearman sarebbe uscito di pista con tanto di ingresso della Safety Car, regalando ad Antonelli un pit stop con 7 secondi di sconto rispetto al tempo che normalmente si perde a ogni cambio gomme. Kimi ha fatto il resto con una ripartenza capolavoro e ha inanellato una serie di giri veloci che certificano la sua capacità di restare concentrato e mantenere a lungo il passo migliore in pista, una capacità che ricorda il miglior Schumacher e l’Hamilton “Hammer-Time”. 

Nel frattempo Toto Wolff, oltre a tenere Kimi lontano dalle pressioni e dalle preoccupazioni, dovrà tirare su di morale George Russell che, al culmine della sua maturità e pronto per arrivare al titolo mondiale, si è ritrovato l’avversario peggiore proprio in casa. Il compito della Mercedes sarà quello di evitare lotte interne che possano degenerare, lasciare che i due piloti massimizzino ogni occasione e che entrambi continuino a lottare per il mondiale, prima di decidere chi dei due avrà il ruolo di primo pilota. Una specie di “papaya rules”, ma con un pizzico di decisionismo in più.

②  PANORAMI – La Ferrari è la macchina più spettacolare

La Ferrari ha regalato un nuovo duello Leclerc-Hamilton a 12 giri dalla fine, ma dopo il clamoroso sorpasso all’esterno di Charles su Lewis, Leclerc è scappato via e ha fatto una gara spettacolare, tenendo a bada la velocissima Mercedes di Russell e catturando un podio insperato. 

Benché favorito anch’egli dalla strategia dei pit-stop e dall’ingresso della Safety Car al momento giusto, Hamilton non è riuscito a fare altrettanto, risucchiato da Russell e Norris, ed è finito sesto dopo essere stato a lungo in lotta per il podio. 

Ma ancora una volta le due Rosse hanno tenuto botta egregiamente e sono state protagoniste di sorpassi e contro-sorpassi, non solo tra di loro, ma anche con le Mercedes e le McLaren. Anche se inferiori come motore, le due macchine di Maranello sono quelle che partono meglio, riescono a non farsi staccare e, anche per merito dei suoi piloti, sono quelle che danno più spettacolo in pista. 

Con tre podi in tre gare, la Ferrari è oggi la seconda forza del mondiale, con Leclerc e Hamilton subito dietro i due piloti Mercedes e davanti alle McLaren. Anche se il mondiale oggi sembra difficile da raggiungere, questo inizio di campionato è un bicchiere mezzo pieno tutto da gustare.

③   SCENARI – La risalita della McLaren

La resurrezione McLaren si è materializzata nel secondo posto di Piastri, ma anche nel quinto di Norris. È stata la prima gara con entrambe le macchine al traguardo, entrambe a punti, la prima a cui Oscar abbia effettivamente perso parte, dopo i Km zero dei primi due Gran Premi stagionali. 

Il ritorno dei campioni del mondo per ora non spaventa Toto Wolff, ma il fatto che in casa papaya stiano imparando a gestire il motore che proprio Mercedes gli ha fornito, qualche inquietudine la crea. Il Mondiale, anche se accorciato di due gare, resta lunghissimo, e proprio la McLaren potrebbe tornare in corsa come già accadde improvvisamente dopo gli aggiornamenti di metà 2023.  Il mese che manca al GP di Miami potrebbe regalare al team di Andrea Stella tutto il tempo per lavorare e recuperare il gap con la Mercedes, soprattutto grazie proprio al motore messo a disposizione dalla casa tedesca.

④   ARTEFICI  – La maturità di Gasly e il nuovo motore Alpine

Pierre Gasly è stato il primo degli “altri” e merita un cilindro tutto per sé. Al volante di una monoposto che non sembra tra le migliori del lotto, ma anch’essa dotata del motore Mercedes, sfrutta al massimo la potenza del propulsore per mettersi là dove nessuno si aspettava. Ha resistito a Verstappen, ha staccato il compagno di squadra Colapinto di nove posizioni, è arrivato settimo andando a punti per il terzo Gran Premio consecutivo, come non gli accadeva dal 30 giugno 2024, quando al termine della corsa in Austria chiuse una serie di quattro gare di seguito a punti. I 15 punti dopo tre gare sono già il 68% dei 22 punti conquistati l’anno scorso in 24 Gran Premi. Pierre è ottavo in classifica generale e ha lanciato l’Alpine al quinto della classifica costruttori, a pari merito nientemeno che con la Red Bull, e in lotta per essere la prima scuderia dopo le tre grandi favorite. 

Molta farina è del sacco di Gasly, arrivato a 30 anni nel pieno della maturità dopo nove stagioni fatte più di bassi che di alti, anche se Pierre è uno dei dodici piloti in griglia che ha nel palmares almeno una vittoria. 

La stagione è appena iniziata, ma sicuramente le prestazioni di questi primi tre Gran Premi daranno nuovo entusiasmo a una scuderia che, da quando ha cambiato nome, ha messo insieme appena una vittoria e sei podi in 117 gare, con una media di soli 4,7 punti a gara. L’eredità di un brand come Renault, due volte campione del mondo sia costruttori che piloti ai tempi del primo Alonso, e di un motore che aveva vinto 11 titoli mondiali piloti e 12 campionati costruttori a bordo delle macchine più prestigiose, sono stati più un peso che una spinta. 

Eppure i primi due anni con la nuova denominazione sembravano incoraggianti, con il ritorno di Alonso come prima guida e con un quinto e un quarto posto in classifica costruttori prima del lento declino verso i bassifondi della griglia e della classifica. Forse proprio il nuovo motore Mercedes al posto dello storico Renault potrebbe diventare il punto di partenza per nuova gloria. 

⑤   CREPE – I propositi di ritiro di Verstappen

Il caso Red Bull-Verstappen si riempie di nuove delusioni. I dodici punti di Max sono il suo peggior inizio di campionato dopo il 2015, l’anno del suo esordio a 18 anni non ancora compiuti. Un mix di macchina inefficiente, unita a un pilota che non fa nulla per nascondere la sua insofferenza rispetto alla sua monoposto, alla nuova Formula Uno e a tutto quello che lo circonda in un mondo che è stato il suo impero incontrastato per quattro anni. 

La Red Bull funziona male, questo è fuori discussione. Anche per la scuderia anglo-austriaca i soli 16 punti nei primi tre Gran Premi sono il peggior inizio di stagione dal 2015, quando nelle prime tre gare collezionò solo 13 punti. Ma allora erano realmente tre gare, quest’anno c’è stata anche la Sprint in Cina nella quale la scuderia di Helmut Marko ha comunque fatto zero punti. Da allora in poi la Red Bull raramente ha sbagliato tre GP di fila, se si escludono un altro paio di episodi proprio nel 2015. 

Preoccupa invece l’incapacità di Max di staccare il proprio compagno di squadra come accadeva in passato, o forse il fatto di aver trovato finalmente in Hadjar un pilota in grado di non soffrire la pressione di Verstappen è stato vanificato da una vettura inguidabile. 

Fatto sta che i propositi di ritiro di Max vengono lentamente a galla attraverso le sue parole. Max si è detto felice per la sua vita fuori dal paddock e sente meno motivazioni rispetto al passato. Vuoi vedere che la famosa affermazione di Enzo Ferrari sui piloti diventati papà si rivela azzeccata anche per Verstappen, pur se con un anno di ritardo?

⑥   DISCUSSIONI – I piloti papà

La controprova immediata ce la potrebbe dare Fernando Alonso, diventato a sua volta padre per la prima volta a quasi 45 anni. Beh, non è che Fernando stia avendo molte occasioni per mostrarsi veloce in pista, anche se ogni volta che sale a bordo della sua Aston Martin cerca di cavare il sangue dalle rape. Sarà quindi difficile capire se davvero la paternità rallenterà Alonso, così come è difficile misurare le prestazioni degli altri piloti-padri, Perez e Hulkenberg, entrambi al volante di macchine non particolarmente veloci. 

La paternità nel paddock è sempre più rara, un po’ per l’età giovanissima dei piloti delle ultime generazioni in Formula Uno, un po’ per lo spostamento sempre più in là del momento in cui si diventa padri. Un tempo era più frequente, e molti figli d’arte di oggi e di ieri erano già nati quando i loro papà correvano ancora. 

È stato così per Nico Rosberg, che aveva un anno quando il papà corse il suo ultimo Gran Premio, così come per i due Verstappen, con Jos ancora in pista quando Max aveva sei anni. Mick Schumacher era addirittura tredicenne quando papà Michael smise, mentre Graham Hill lasciò la F1 quando Damon aveva ben 15 anni. Senza dimenticare Jacques Villeneuve, che tutti ricordano undicenne ai funerali di papà Gilles. Un caso a parte è invece Mario Andretti, in Formula Uno fino all’età di 42 anni, con suo figlio Michael che ne aveva 20 in occasione del suo ultimo GP di F1, pur senza ritirarsi definitivamente. È uno dei casi in cui padre e figlio hanno addirittura corso insieme, sia da compagni che da rivali, anche se in gare endurance e Indy. Magari nella Formula Uno di oggi i 20 anni di Michael sarebbero stati sufficienti per vederlo al volante di una monoposto duellare con il proprio papà. 

⑦   TRACCE – L’incidente a Bearman

La sicurezza delle nuove macchine ha salvato Bearman e la FIA. Un rallentamento improvviso di Colapinto ha costretto Bearman a un repentino cambio di direzione per schivarlo, portando la sua Haas prima nell’erba e poi nel muro. Oliver ha subito una decelerazione di 50 G prima di colpire violentemente il muro con la parte laterale della sua monoposto. Una botta che un tempo avrebbe avuto ben altre conseguenze, e che invece ha causato a Oliver solo una contusione al ginocchio, che è quasi un mezzo miracolo. 

Sotto accusa ancora una volta le nuove regole. Infatti pare che il rallentamento di Colapinto sia imputabile al cosiddetto “Super Clipping”, ovvero la diminuzione improvvisa del surplus di potenza elettrica, potenza utilizzata in certe fasi specifiche per ricaricare la batteria e non più aggiunta a quella del motore termico. Questo problema era già stato rilevato da molti piloti. Il più duro era stato Carlos Sainz che temeva che prima o poi ciò potesse portare a un grave incidente dovuto alla grande differenza di velocità tra due macchine, di cui in fase di ricarica. 

In effetti, da alcune immagini pare che Bearman andasse 90 kmh più veloce di Colapinto al momento in cui l’ha schivato. Queste differenze di velocità richiedono una prontezza di riflessi superiore ai limiti umani, e soprattutto in mancanza di vie di fuga adeguate le conseguenze possibili sono due, entrambe pericolosissime: tamponamento violentissimo contro la macchina in fase di ricarica o scarto improvviso per evitarla, con impatto disastroso contro muri o barriere perimetrali. 

Tutto ciò ha indotto la FIA a emettere un comunicato ufficiale in cui si impegna a valutare tutti i pro e i contro delle nuove regole, specialmente in merito alla potenza elettrica e alla gestione dell’energia, ed eventualmente rivederle. 

Il mese di aprile, senza gare, sarà il periodo ideale per mettere insieme scuderie e federazione per tutte le modifiche del caso, se necessarie. La sicurezza in pista non deve essere solo un’opzione, ma il pilastro fondamentale del motorsport.

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