Il caso dell’ucraino squalificato: il CIO non poteva che fare così

“Questo è il prezzo da pagare per la nostra dignità”. Così ha detto Vladyslav Heraskevych mentre lo Slalom di ieri mattina partiva e lui veniva squalificato dai Giochi per aver voluto indossare un casco della memoria – così lo ha chiamato – un casco che ricordasse i 600 atleti e allenatori ucraini uccisi dalle bombe dell’esercito russo dal 2022.

Il CIO ha preso una decisione che al tempo stesso è crudele e inevitabile. Kirsty Coventry non se l’è sentita di mettere a rischio le regole della carta olimpica, e stamattina alcuni degli editoriali sul tema sono molto critici. Uno su tutti, quello di Sean Gregory che ha scritto per Time: “Il CIO conosce meglio di chiunque altro il valore e l’influenza delle immagini trasmesse in tutto il mondo. Le aziende pagano miliardi al CIO per i diritti tv. La triste ironia qui – e il motivo per cui il rifiuto del CIO di fare un’eccezione in circostanze straordinarie può essere criticato – è che gli organizzatori olimpici hanno preso provvedimenti contro l’aggressione russa, proprio come sta cercando di fare Heraskevych in questo caso”.

È un punto importante, questo: non riconosciuto per esempio dal presidente Zelensky quando dice che il CIO sta dalla parte dei russi. Tutte le squadre russe sono escluse dai Giochi di Milano-Cortina dopo essere state escluse da quelle di Parigi e da tutte le competizioni internazionali degli ultimi quattro anni. La squadra maschile di hockey aveva speranze di medaglia. Alcuni atleti russi competono in sport individuali nella categoria Atleti Individuali Neutrali. Devono soddisfare alcuni requisiti, tra cui non aver mostrato alcun sostegno all’invasione.

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