Lo sport di Robert Duvall

Gli diedero un Oscar per Tender Mercies, una faccenda veramente buffa per uno che era stato meraviglioso prima ne Il Padrino e poi in Apocalypse Now. Robert Duvall non è stato soltanto uno dei più grandi interpreti del cinema americano, ma pure un uomo che viveva lo sport ogni giorno. Diceva che il football era il miglior gioco mai inventato, tifava per i Clemson Tigers, e insieme con la moglie Luciana Pedraza andava a ballare il tango, giocava a golf, praticava jiu-jitsu brasiliano. 

La sua carriera è stata una lunga maratona di personaggi memorabili, e nei ruoli sportivi Duvall ha trovato un terreno ideale per esprimere quella miscela di asciuttezza e carisma così sua, così Duvall. In Giorni di tuono è stato Harry Hogge, il burbero capo tecnico della NASCAR ispirato alla figura reale di Harry Hyde. Un uomo d’altri tempi che torna dal ritiro per forgiare il talento irruento di Cole Trickle [Tom Cruise]. “Rubbin’, son, is racin’”, sentenzia, trasformando una massima da box in una lezione di vita: il talento conta, ma senza controllo non si va lontano. Per renderlo più vero, gli diedero una giacca di pelle anni ’40 recuperata in un negozio dell’usato. 

Sei anni prima, ne Il migliore aveva impersonato Max Mercy, un giornalista sportivo elegante e spregiudicato, capace di costruire o demolire carriere con una riga. Una finzione, tranquilli. Non succede più neppure con cento. 

Di A Shot at Glory fu anche produttore. Interpretò l’allenatore scozzese Gordon McLeod, custode orgoglioso delle tradizioni di un piccolo club minacciato dagli interessi economici. Studiò accento e movenze, indossò un berretto di lana come una seconda pelle, e diede vita a un gaffer testardo e umano, alle prese con conflitti familiari più irrisolvibili di una marcatura in finale. Nel film McLeod doveva gestire il genero Jackie McQuillan – interpretato da Ally McCoist – un fuoriclasse caduto in disgrazia con cui non parla da anni. 

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In Seven Days in Utopia lo abbiamo scoperto mentore eccentrico di un giovane golfista, capace di insegnargli che l’equilibrio mentale vale quanto la tecnica: canoa, pesca, silenzi e concentrazione erano un allenamento dell’anima prima ancora che del corpo.

E con grande autoironia, in Kicking & Screaming ha vestito i panni di Buck Weston, padre-allenatore ossessivamente competitivo nel calcio giovanile, una caricatura feroce dell’agonismo esasperato. Buck è così competitivo da scambiare persino il proprio nipote con un’altra squadra perché non lo ritiene all’altezza. Il film è tutto costruito sul contrasto tra la la sua intensità quasi militaresca e la figura del figlio Phil [Will Ferrell], un pacifista che si trasforma in un maniaco della vittoria pur di batterlo. 

Dal rombo dei motori al silenzio di un green, dal fango di un campo scozzese ai diamanti del baseball, Duvall ha raccontato lo sport come disciplina, orgoglio e caduta. In effetti.

Era pure in Hotel Colonial con Massimo Troisi [dove si giocava a calcio]

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