Non giudicare mai le cose dal loro aspetto
Mary Poppins
Una pietra e scopa, cominciamo a giocare così, e vediamo dove ci porta quest’altra Olimpiade senza pace, la seconda con la guerra in Europa e la prima in cui l’Europa si sente fragile e assediata dai fantasmi, costretta a cercare tra cinque cerchi un’armonia che sembra perduta. Il fuoco di Olimpia arriva domani a Milano, ma con i bracieri ancora spenti, con una cinquantina di capi di Stato venuti in Italia per far finta che sia tutto sotto controllo o forse per guardarsi di traverso, una pietra e una scopa sono gli oggetti esatti per partire.
Sanno di fiaba e di invenzioni, sono motori di incantesimo, oggetti che portano magia e destino. Quando bisogna scappare dalla realtà, le pietre non sono mai dei minerali. Quella filosofale era una faccenda seria per il signor Jung, poi per fortuna è diventata pop con quel maghetto che in America dicono sia passato di moda [se ne parlava qui]. Indiana Jones ne maneggiava di vitali, le sue pietre parlano di fertilità e ambizione, mentre le gemme dell’infinito della Marvel sono i bulloni che tengono unito l’universo.

Chiedi alla polvere, invece, che lavoro fa una scopa. Non esiste un altro oggetto così umile, a seconda della mano che lo impugna diventa un’arma, un veicolo o un confine. Quella più famosa della Disney [Fantasia, 1940] trasportava l’acqua, il più sommo dei doni: altro che regali della Befana. Harry Potter e la sua banda guidano scope come auto da corsa, Mary Poppins ne ha fatto lo strumento del passaggio dal mondo degli adulti a quello magico dei bambini. Per Cenerentola è stato il simbolo dell’oppressione e del rango sociale più basso, ma per la Margherita di Bulgakov il simbolo della liberazione dai vincoli sociali e dal dolore. Quella fuga, quel volo, quella nudità.
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Chi sale su una scopa e chi maneggia una pietra smette di essere sottomesso-a, diventa libero-a. Ogni tanto l’attrezzo destinato a raccogliere la sporcizia del mondo diventa quello che permette di guardarlo dall’alto. È la rivincita della materia povera, il legno, la saggina, il bambù.
E allora. Questo giocattolo che parla di mondo al mondo, questo vecchio giocattolo fatto di cinque cerchi colorati, comincia a muoversi stasera con quattro partite di curling. Per scappare dalla cupezza che ci insegue, una pietra e una scopa sono perfetti. I Bambini Sperduti di Peter Pan usano la ramazza per giocare alla famiglia. Per combattere la solitudine. Per nostalgia di una casa che non hanno dimenticato. Nella loro disperazione collettiva, i poveri di De Sica volano via sopra le scope verso un mondo dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno. È il realismo magico applicato alla miseria. Il loro decollo è una fuga, non un’avventura. I poveri di De Sica afferrano una scopa perché il mondo di sotto è sporco. Se tutto questo potesse essere vero anche solo per una settimana o due, chiedi alla polvere quanto ci servirebbe un altro miracolo a Milano.
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