Pescara
35 giorni a Milano
Essere D’Annunzio, essere Flaiano

Ennio Flaiano e Gabriele D’Annunzio sono entrambi di Pescara, ma sembrano venuti da due pianeti lontani. D’Annunzio ha costruito il proprio mito al centro della scena, facendo spettacolo della realtà, nella persuasione che il mondo fosse un palcoscenico allestito per lui. Ha frequentato una letteratura dell’eccesso, con la parola vestita di porpora e velluto e una vita chiamata continuamente superare il proprio limite scenico. È stato il poeta-soldato che pretendeva di definire il carattere di una nazione.
Flaiano è stato il suo anticorpo. Ha ragionato con l’ironia di chi si pone dinanzi all’enfasi con un sorriso. Dove D’Annunzio ha innalzato monumenti a sé stesso, Flaiano ha aperto finestre dalle quali ha fatto entrare l’aria del dubbio. L’eroismo italiano si esaurisce di solito in Flaiano al primo ostacolo. D’Annunzio ha inventato il mito dell’Italia che conquista, Flaiano ha descritto un’Italia che inciampa nelle sue illusioni.
Il volo del Vate è stato verticale. Verso l’epica. In Flaiano l’Italia andava guardata dall’altezza giusta per scorgerne i tic. Così pare sorprendente l’idea che Pescara possa aver generato insieme chi sognava la grandezza e chi praticava la misura, chi accendeva fuochi d’artificio e chi si è divertito a mostrare la cenere.
Il fuoco, per esempio. È addirittura il titolo di un romanzo di D’Annunzio [1900]. Ambientato a Venezia, racconta la storia d’amore tra il giovane poeta Stelio Èffrena e l’attrice Foscarina, ispirata a Eleonora Duse. Il fuoco è per D’Annunzio nell’energia del Superuomo e nei motti adoperati [“Ardisco non ordisco”], in Flaiano è uno strumento di satira sulla condizione umana. Uno dei suoi aforismi più celebri dissacra proprio la visione religiosa del castigo eterno tra le fiamme: “Inferno cristiano: fuoco. Inferno pagano: fuoco. Inferno maomettano: fuoco. Inferno indù: fiamme. A credere alle religioni, Dio è un rosticciere”. La parola di D’Annunzio accende fuochi di retorica, quella di Flaiano è un getto d’acqua gelida per spegnere le ipocrisie