
Giusto ieri il Times raccontava come Alcaraz e Sinner hanno corretto il gesto al servizio, e giusto ieri Jannik ha piazzato 19 ace nella partita vinta con Luciano Darderi. Ma nel tennis contemporaneo non possiamo mica trascurare l’importanza della risposta – altrimenti Andre Agassi cosa è passato a fare dalle nostre parti, perché sarebbe mai venuto al mondo? Così Hadrien Hubert su L’Equipe racconta il colpo come fondativo del tennis moderno, non più una fase difensiva ma l’atto che decide se un giocatore può esistere ai massimi livelli. La risposta non serve più a rimettere la palla in campo, ma a prendere il controllo dello scambio e a indirizzare il gioco verso il fondo, dove oggi si decide la maggior parte dei punti. “È il colpo che si è evoluto di più negli ultimi vent’anni: se non sei forte in questo settore, semplicemente non puoi esistere al massimo livello”.
I dieci migliori giocatori attuali conquistano quasi un punto su quattro in risposta: un dato che riduce il margine storico del servizio e ne cambia il peso all’interno della partita. Questa mutazione secondo L’Equipe passa soprattutto dal posizionamento. “Allontanarsi dalla linea di fondo offre più tempo, più ampiezza di preparazione e più opzioni tattiche. Questa tendenza, avviata da Nadal e portata all’estremo da Medvedev, oggi attraversa l’intero campo dei primi-100”.
Non esiste una distanza giusta in assoluto. La materia è fluida perché “se ti posizioni sempre nello stesso punto, il battitore si abitua”, allora avanzare o arretrare è anche un bluff, un modo per disturbare il lancio, rompere automatismi, spostare l’attenzione prima ancora dell’impatto. “È un gioco di scacchi permanente, più un colpo psicologico che una strategia fissa”.
Quindi in due giorni, dopo aver letto il Times e L’Equipe possiamo consigliere a chi volesse darsi al tennis che deve saper battere bene e rispondere bene. Il grosso è fatto.
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