L’ultimo dei mostri teenager: cosa scrivono gli inglesi del loro Littler

 

   

Come la freccia può fare centro se non hai chiaro qual è il bersaglio?

Paulo Coelho

 

  

Il secondo mondiale di Littler, l’ultimo dei mostri teenager

  DI ROBERTO LIBERALE

Luke Littler non ha soltanto rispettato il pronostico, ma ha letteralmente triturato il suo avversario  olandese Gian Van Veen. Ha vinto il secondo mondiale di freccette consecutivo producendo statistiche irreali, come il 106,2 di media, il più alto delle ultime otto finali. Oppure sedici “180” completati, o ancora i dieci “leg” consecutivi conquistati tra il quinto e il settimo set.

Eppure l’inizio non era sembrato facile. Luke era nervoso, sotto pressione perché sentiva che il mito costruito intorno alla sua età, e alla sua capacità di vincere già da giovanissimo, poteva incrinarsi di fronte a un avversario di appena cinque anni più grande, dal quale aveva già perso da adolescente e che era arrivato alla finale giocando benissimo. Giocare per il titolo contro un suo quasi coetaneo gli è parsa una vera e propria invasione del suo campo. Se avesse consentito a Van Veen di avvicinarsi al suo territorio, rischiava di sporcare dopo appena due anni la narrazione del giovane e vincente. 

Per questo motivo la macchina Littler ha tardato a mettersi a regime. Il ragazzo olandese ha così vinto il primo set dopo una incredibile sequela di errori da parte di entrambi. E la gestualità di Littler ha mostrato in quel momento tutta la tensione, anche se già da un po’ toglieva dal bersaglio con molta rabbia le frecce già tirate. Van Veen è partito benissimo anche nel secondo set, portandosi sui due leg a zero e facendo presagire una finale molto equilibrata. Poi sul 2-1 a suo favore ha avuto persino la chance di chiudere il set, ma ha mancato il doppio 8. Da quel punto perso da Van Veen, Littler ha iniziato a macinare punti, vincendo il secondo set in rimonta e bloccando la fuga del suo rivale.

Le medie di Luke The Nuke hanno iniziato a volare: uno stratosferico 115, 68 nel terzo set, poi sempre oltre i 100 punti, fino all’ottavo e ultimo set in cui Van Veen ha alzato definitivamente bandiera bianca e Littler è tornato a medie umane, pur vincendo la partita per 7-1.

Neanche la più celebre vespa di Londra è riuscita a far più innervosire Littler. Tornata a fare capolino in pedana durante il secondo leg del quinto set, ha attaccato ripetutamente Luke, forse attratta dal giallo sgargiante presente sulle maniche ed il colletto della sua maglietta. Ma Littler non ha perso la concentrazione e proprio a partire dall’apparizione dell’insetto di Alexandra Palace ha infilato la serie record di dieci leg consecutivi. 

Lascia francamente stupiti la capacità di Littler non solo di mantenere la concentrazione, ma anche di ripartire da situazioni negative, siano esse di gioco o estranee allo stesso, più forte di prima. Littler intasca così il super premio da un milione di sterline. L’ultima vittoria per 7-1 risaliva a 17 anni fa, quando Phil Taylor sconfisse in finale un altro olandese, Raymond van Barneveld. Due titoli mondiali consecutivi erano stati vinti l’ultima volta da Gary Anderson tra il 2015 e il 2016. Littler è il quarto a riuscirci, dopo anche Taylor e Adrian Lewis. È anche il quarto nella storia a giocare tre finali consecutive, dopo Phil Taylor, Dennis Priestley e Gary Anderson.

Le premesse per un lungo regno ci sono tutte. La macchina Littler in certi momenti rasenta la perfezione, e soprattutto finisce per scoraggiare i suoi avversari. Il record di 14 titoli di Phil Taylor per ora è lontanissimo, soprattutto perché i prossimi anni dell’uomo Littler sono tutti ancora da scrivere, visti i 19 anni ancora da compiere. Di sicuro Luke si iscrive definitivamente al club dei teenager vincenti dell’ultimo decennio già frequentato da Max Verstappen, Carlos Alcaraz e Mikaela Shiffrin, e oggi da Lamine Yamal, Summer McIntosh e Arisa Trew. In attesa dei primi veri successi di altri talenti precoci come Kimi Antonelli, Kelly Doualla e Cooper Flagg.

binocoli

Cosa scrivono gli inglesi del loro Littler

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La vittoria lo ha svuotato. L’immagine che Jonathan Liew sceglie per presentare ai lettori del Guardian il bis mondiale di Luke Littler è quella di un ragazzo esausto che si appoggia al tavolo delle bevande, lascia che regga tutto il peso, si copre il volto con le mani, e piange un poco. Come se solo in quell’istante stesse percependo la forma e il colore di qualcosa di indicibile. Come se un atto di grande violenza fosse appena passato attraverso le sue mani

Prima del due volte campione del mondo, prima del fenomeno social, prima del gigante commerciale e dell’icona globale, Liew ci riporta allora a Luke, l’ossessivo delle freccette. Un ragazzo immerso fino al collo nella tradizione del gioco, consapevole dei traguardi che ora insegue, del tessuto di grandezza nel quale è ormai cucito in modo indelebile. Non un corpo estraneo, ma una creatura cresciuta dentro la storia.

Forse, ammette Liew, c’era una componente di autoillusione nel modo in cui tutti — commentatori, pubblico, scommettitori — avevano provato a immaginare una finale equilibrata. Gian van Veen arrivava dalla stagione migliore della sua vita, unico giocatore del circuito con un bilancio favorevole contro Littler nel 2025. Ma la finale è durata poco più di quaranta minuti. Sui formati lunghi e sotto la pressione massima, Littler resta intoccabile. C’era del sangue sul tabellone e una vespa dentro il palazzo scrive Liew, ma nulla poteva fargli perdere l’equilibrio. Il genio di Littler sta nella capacità di trovare quello stato di flusso che produce le grandi prestazioni. Quel concetto che anche altrove -per esempio nel tennis – chiamano the zone. Ne ha scritto spesso Marco Imarisio sul Corriere della sera

The zone nelle freccette è trasformare quei due metri abbondanti di aria immobile nella sua casa e nel suo castello. Littler non entra nella zona. Lui è la zona. La zona ha la forma di Littler.

La sua grandezza non è solo nella continuità, ma nella padronanza del momento. Sa accelerare e rallentare, dice Liew, sa creare occasioni e afferrarle. Le medie del torneo sono solo numeri rispetto al principio: Littler domina la dimensione viscerale delle freccette. Perché questo sport, ricorda Liew, è fondamentalmente uno spettacolo. Crei un personaggio, proietti un’aura, costruisci un brand. Se lanci i dardi giusti nel momento giusto, puoi risucchiare l’essenza stessa del tuo avversario.

È quanto successo a Van Veen. I numeri dicono che non ha giocato male, ma ha giocato sotto stress. Il  milione di sterline vinto da Littler, osserva Liew, era impensabile fino a poco tempo fa ed è in larga parte figlio proprio di un effetto Littler, un’onda elettrica di attenzione che ha portato alle freccette un pubblico giovane che altri sport inseguono per decenni. Littler capisce l’estetica del gioco, la celebrazione, l’interazione con la folla — non sempre cordiale con lui in questi giorni, ma sempre magnetica. Il ragazzo ora è un uomo, scrive il Guardian. Come il pubblico reagirà a un’era di dominio così assoluto è da vedere. Le freccette hanno una profondità di campo molto superiore ai tempi di Phil Taylor, i suoi 16 titoli restano lontani. Ma oltre ai record, scrive Liew, c’è altro. Il dono più grande di Littler è la gioia pura della brillantezza. Il brivido di vedere un’abilità portata alla perfezione. Il talento nella sua espressione più completa. E in notti come questa, quando il genio dell’individuo e quello del collettivo si incontrano, non esiste posto migliore al mondo in cui trovarsi

Questo secondo titolo, aggiunge Sean Ingle sempre sul Guardian, consegna definitivamente Luke Littler alla schiera dei precoci, altrimenti detti: predestinati. Pelé è stato uno di essi. Nadia Comaneci un’altra. Boris Becker anche. Ora aggiungiamo Luke Littler alla lista. Un immortale prima di raggiungere i vent’anni. Ingle dice che in lui si avverte qualcosa del Bristow migliore: la sicurezza che sfiora l’arroganza, il ghigno da Dorian Gray, la disponibilità a farsi cattivo quando il pubblico lo provoca. Se Sid Waddell definì Bristow “la risposta di Stoke Newington ad Attila l’Unno”, Littler diventa la risposta di Warrington a Vecna di Stranger Things, un predatore che individua le fragilità mentali dell’avversario e le distrugge.

 

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