Kirsty Coventry, una democristiana al CIO
Kirsty Coventry ha aperto l’anno olimpico con una interessante intervista stamattina al Corriere della sera, insistendo più volte su un punto, la dichiarata ricerca della normalità. A Gaia Piccardi e Marco Bonarrigo, chiede si essere chiamata «solo Kirsty», risponde che non userà l’elicottero per spostarsi “tra i siti dei Giochi italiani diffusi, tra otto località, tre regioni, in un’area di circa 22 mila km quadrati” ma girerà in van «come tutti» e le decisioni saranno prese ascoltando stakeholder e dati.
È un lessico con cui vuole smontare l’idea novecentesca del CIO come un’entità distante, monumentale, quasi intoccabile. Il messaggio è: che l’Olimpiade non è più un tempio, ma un sistema complesso che deve funzionare.
Ma quando Coventry parla di Milano-Cortina, evita accuratamente ogni trionfalismo e ogni contrapposizione con l’Italia, anche nei passaggi dove è evidente che le decisione prese sono state quelle più distanti dalla linea del CIO. Il comitato raccomanda, i Paesi decidono.
Sulle due cerimonie: «Io sono grata che ci sia una cerimonia per gli atleti anche a Cortina: più piccola, con costi contenuti, ma in grado di far partecipare tutti alla grande festa, sapendo che il cuore dell’inaugurazione sarà Milano. Come ex atleta, dico: è importante che lo spirito olimpico lo vivano tutti. È nel diritto dell’Italia decidere come proporre al mondo i propri simboli e la propria cultura». Sulla pista di bob: «Il Cio aveva chiesto che non fosse costruito un impianto nuovo. Vale come raccomandazione, poi il Paese ha il diritto di muoversi come vuole. La pista Monti sarà una delle eredità dell’Olimpiade. I test event dimostrano che si è lavorato bene».
I russi resteranno neutrali anche se si dovesse casomai raggiungere una qualche forma di pace con l’Ucraina. Dice che esiste un canale aperto per la tregua olimpica e ricorda che sulla partecipazione delle atlete trasgender alle gare femminili «abbiamo creato commissioni che stanno facendo un ottimo lavoro su tutti i fronti, medico e scientifico. Abbiamo bisogno di un po’ di tempo per completare i rapporti. L’obiettivo è creare consenso tra Federazioni e stakeholder senza mai perdere il filo conduttore dell’imparzialità e della tutela degli atleti. Spero che nel giro di qualche mese avremo interessanti novità da condividere».
Che cosa dice invece Malagò
Nella sua ex veste di presidente del CONI, ma soprattutto nella sua attuale veste di presidente della Fondazione Milano-Cortina, Giovanni Malagò ha parlato con Repubblica. «E la cerimonia d’apertura sarà una celebrazione del grande spirito italiano: un racconto di bellezza, creatività e identità che il mondo ci invidia».ha anticipato a Francesco Saverio Intorcia. Malagò sceglie il suo momento migliore alla guida dello sport italiano e lo individua ne «gli undici minuti memorabili di Tokyo: pura fantascienza. Uno stadio semivuoto, nessun tifoso, pochi dirigenti sugli spalti, tutti con la mascherina. Un italiano salta più in alto di tutti, un altro diventa l’uomo più veloce sulla Terra. Tamberi e Jacobs hanno dato vita al momento più alto del nostro sport». Ribadisce che si aspettava una proroga dalla politica per restare in carica ai Giochi [«Non pensavo a un quarto mandato»], ritorna su Roma 2024 per ipotizzare una Roma 2040 [«Avevamo portato la barca in mezzo al fiume e siamo tornati indietro. È stato uno sgarbo alla capitale di cui il Coni è rimasto vittima»] e spiega così il tradimento della promessa iniziale di Giochi dell’autonomia. Il conto è quadruplicato e sarà pagato da soldi pubblici: «Tra la presentazione del dossier e il via effettivo dei Giochi è cambiato il mondo. In mezzo, due guerre e il Covid, che hanno fatto lievitare i costi in tutti i settori. L’importante è che siano garantite trasparenza e correttezza».
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«Spendiamo cinque miliardi di euro per le Olimpiadi, grande evento che dura 21 giorni. Sarebbe un’occasione persa non spenderne un decimo per avere per cent’anni un torneo simile a uno Slam».
ANGELO BINAGHI intervistato dal Corriere dello sport-stadio