Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.
Gabriel García Márquez
Il buco con l’Olimpiade attorno
C’è una data cerchiata di rosso sul calendario di Milano, e quella data è incredibilmente vicina. Un giorno prima della cerimonia d’apertura dei Giochi che volevano essere dell’autonomia e che sono diventati un peso sulle casse dello Stato, venti minuti prima delle tre del pomeriggio del cinque di febbraio, le hockeyste della Nazionale e quelle della Francia apriranno il programma preliminare dell’hockey su ghiaccio alla Santagiulia Arena, se non fosse che per ora si apre il ghiaccio. Il palazzetto è ancora un cantiere. Così si è svelato per il suo test-event, le finali di Coppa Italia e le finali scudetto organizzate per misurare lo stato dell’arte. Risultato: Ehm. Gli imprevisti si sono mescolati all’entusiasmo, in un week-end che ospita le partite all’interno e gli operai all’esterno.
Il mezzo battesimo è stato segnato da una buca nel ghiaccio che si è aperta durante la prima semifinale, riparata dopo cinque minuti di ritardo. Un incidente minore, ma rivelatore, in un impianto destinato a ospitare la maggior parte delle partite olimpiche. Come ha raccontato un giocatore in pista, «nel primo periodo ho infilato la punta del pattino in un buco: sotto non c’era nulla. Poi hanno risolto, e dal secondo periodo non ho più sentito problemi». La percezione condivisa è che le condizioni siano migliorate con il passare dei minuti, pur restando lontane dalla perfezione.
Il test event aveva l’obiettivo di stressare il ghiaccio in condizioni simili a quelle olimpiche per individuare cosa non va. Un positive manager – diamine, ci sarà negli organigrammi in giro per le aziende d’oggi un positive manager – direbbe che l’obiettivo è stato centrato. Sono emersi con chiarezza i problemi – anzi, non sia mai: sono emerse le criticità. Il punto è che il mondo certe volte è perfido, manco più degli americani ci si può fidare, lo sapete come sono fatti di questi tempi. Così, il New York Times si è preso la pizzicata e si è divertito a sfottere. “Entrare per la prima volta nella Santagiulia Arena ha dato la sensazione di mettere piede in un cantiere. La buona notizia è che ghiaccio e tribune sono al loro posto”.
La NHL è un filo preoccupata. Nelle settimane scorse era girata la notizia che i tecnici al lavoro avessero sbagliato le misure del campo. Imbarazzo. Così dalla lega professionistica dell’hockey in Nord America hanno mandato dei loro tecnici già da settimane. Un esperto ha supervisionato la posa del ghiaccio dal 20 dicembre, con un messaggio che rimbomba come un’eco sotto il tetto dell’arena: questa e l’altra di Rho. «Se i giocatori sentiranno che il ghiaccio non è sicuro, non si giocherà. È molto semplice».
Un avvertimento che pesa su un torneo del quale si conosce la data da sette anni, ma arrivato al traguardo con il fiatone, manco fosse stato obbligatorio per l’Italia olimpica citare Dorando Pietri. Quasi non sarebbe un problema, se il torneo di hockey su ghiaccio non fosse insieme con il pattinaggio artistico la sola ragione per cui gli americani guardano le Olimpiadi invernali, con una postilla: i soldi ce li mettono soprattutto loro. La NBC.
Il Fatto Quotidiano scrive che “il Nyt ci massacra” e Leonardo Bison spiega: “Di fatto il buco non era così enorme, era piccolo, e l’organizzazione ha spiegato ai giocatori che non è un fatto raro in un nuovo impianto, peraltro non costruito per ospitare hockey su ghiaccio (al termine delle olimpiadi ospiterà concerti ed altri eventi)”.
Ora. Nel ghiaccio delle arene appena costruite, i buchi si aprono in effetti di continuo, quasi come nell’asfalto delle grandi città dove taglia di qua, taglia di là, sta diventando impossibile tenere in regola la manutenzione dell’asfalto. Il punto è un altro. Il punto è stato arrivare così vicini al cinque di febbraio con il ghiaccio fresco. L’arena Santagiulia doveva essere realizzata con 200 milioni di euro privati, ma gli extracosti di una settantina di milioni verranno pagati dal Comune, dalle Regioni e dallo Stato. Se le buche si aprono sotto le ruote dei nostri motorini, se le radici degli alberi affiorano sulle strade, per coerenza saranno spuntate le buche pure sul ghiaccio olimpico. È giusto sottolineare che mancano ancora venticinque giorni e si può rimediare, ma è anche vero che mancano solo venticinque giorni e che si deve rimediare.
Così, questa faccenda diventa più che altro una magnifica glossa evocativa dell’intera operazione. Un buco con un’Olimpiade attorno. Quando furono assegnate all’Italia, i costi stimati erano di 1,4 miliardi di euro. L’ultima stima di qualche giorno fa parla di 5,7 miliardi. In un dossier diffuso qualche giorno fa da Open Olympics, 16 progetti risultavano completati, 51 in costruzione, 3 nella fase della gara d’appalto e ben 28 in fase di progettazione. Solo 42 progetti saranno conclusi prima dell’evento, il 57% verrà completato dopo i Giochi. L’ultimo cantiere è previsto per il 2033. Inoltre, sedici interventi – tra cui la famosa pista da bob di Cortina – sono stati consegnati solo parzialmente. L’analisi mostra che la data di completamento è stata posticipata per il 73% dei progetti, con ritardi che in alcuni casi superano i tre anni.
Sempre dal Fatto: “L’Arena appare internamente ancora in costruzione, con parte degli spogliatoi, del bar e delle tribune in fase di ultimazione (peraltro i posti a sedere, rispetto al progetto iniziale, sono scesi da 14 mila a 11.800, per accelerare i tempi). E fuori è tutto un cantiere, con strade temporanee che saranno realizzate solo per l’evento olimpico e navette dalla stazione di Milano Rogoredo, dato che il piano originario, che prevedeva tra le altre cose una nuova linea della metropolitana (la 13) ancora in progettazione, è stato abbandonato tempo fa”.
The Athletic racconta che “venerdì sera erano ancora presenti diverse grandi aperture nell’involucro esterno dell’edificio, un problema rilevante per chi si occupa del ghiaccio, perché impedisce di regolare correttamente le condizioni all’interno dell’arena. Durante la partita, inoltre, polvere di cantiere galleggiava sopra la superficie di gioco. Anche l’area degli spogliatoi permanenti è ancora in costruzione: solo tre dei quattordici previsti sono vicini al completamento. Spogliatoi e pista di allenamento sono ospitati in una struttura temporanea adiacente all’arena, collegata da un lungo corridoio, in parte all’aperto e coperto solo da una protezione provvisoria”.
Giuliana Lorenzo sul Giorno racconta che è stata anche “la giornata della protesta degli ultras dell’Hockey Club Milano, con striscioni («Ci avete tolto la squadra, non la fede»), cori e fumogeni. L’obiettivo era quello di riempire la curva dell’Arena Santa Giulia in occasione della gara serale e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla mancanza di una squadra senior in una città che ha fatto la storia dell’hockey in Italia”.
Sergio Arcobelli sul Giornale: “Il ghiaccio che cede, anche solo per pochi minuti, pesa più di una passerella inaugurale”, mentre da Libero scatta il soccorso a Milano e a tutto il corredo istituzionale: “Falso allarme” titola, ma è verissimo che dentro uno dei cantieri delle Olimpiadi sia morto Pietro Zantonini, 55 anni, un vigilante. Si era trasferito da Brindisi, assunto a tempo determinato da una società che aveva ricevuto in appalto la vigilanza dello Stadio del ghiaccio di Cortina.
“Il suo contratto – spiega Viola Giannoli su Repubblica – era già stato prorogato, il 31 gennaio sarebbe tornato a casa. E invece tra le 2 e le 3 di notte dell’8 gennaio, a metà delle ronde nel buio per controllare il Palaghiaccio, Zantonini si è sentito male, ha fatto in tempo a chiamare un collega che a sua volta ha telefonato al 118, i sanitari hanno provato a rianimarlo, ma non c’è stato nulla da fare”. Sua moglie e i suoi avvocati denunciano le condizioni di freddo estremo nel quale lavorava. Turni da dodici ore, dalle sette di sera alle sette del mattino in un gabbiotto nel cantiere, riscaldato da una stufetta elettrica. Ogni due ore doveva uscire per le ispezioni. Quella notte c’erano quindici gradi sotto zero.
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