Come una patente aiuta a un’Olimpiade

Come una patente aiuta a un’Olimpiade

Alysa Liu oggi guida davvero. Non solo la carriera nel pattinaggio, tornata dopo due anni di ritiro per vincere sei gare su dodici, compresi i Mondiali 2025 e il Grand Prix Final, né soltanto i programmi, i costumi, la musica scelti in prima persona. Guida la sua vita, letteralmente: a 20 anni ha preso la patente. È un dettaglio minimo e decisivo, come spesso accade nelle storie di emancipazione.

Il ritiro a 16 anni, dopo Pechino e un bronzo mondiale, sembrò inspiegabile a chi vedeva solo una bambina prodigio: triplo Axel a 12 anni, titolo nazionale a 13, quadruplo salto a 14. Liu invece vedeva la sua adolescenza interamente vissuta sul calendario di altri, aggravata da pandemia, homeschooling, isolamento. Si sentiva intrappolata. L’uscita era una sola.

La vita dopo il pattinaggio le piacque: aveva amici normali, faceva sport improvvisati, si organizzava dei viaggi, uno persino al campo base dell’Everest. Poi, nel 2024, fece una discesa sugli sci e  sentì dentro una scarica di adrenalina che riconobbe. Fece una telefonata al vecchio allenatore Phillip DiGuglielmo e trovò un uomo scettico, fino a quando una seconda lunga conversazione – e una bottiglia di rosso californiano – lo convinsero.

In uno sport che di solito divora le donne crescendo, Liu è più forte a 20 anni di quanto lo fosse da teenager. Merito della maturità, dice, ma anche della pausa. Oggi non vive la competizione come un giudizio definitivo. A volte non la vive nemmeno come uno sport, ma come una performance, ha scritto Stephanie Apstein nel suo ritratto per Sports Illustrated.

«Trovo il significato nell’arte, e con l’arte non puoi davvero sbagliare. Anche gli errori possono essere belli, fanno parte della storia. Se alle Olimpiadi andasse tutto male, senza medaglie, sarei comunque a posto. Se fosse un film, lo guarderei lo stesso».

Liu pattina senza ansia perché non dipende più dal risultato. La sua misura è semplice: se non posta un programma integralmente su Instagram, allora non è ancora quello giusto. Dopo essersene andata e poi essere tornata, Alysa Liu ha capito una cosa essenziale: allenatori, pubblico, aspettative sono passeggeri. Il viaggio è il suo. E adesso ha pure la patente. 

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