Il silenzio di Sinner nel lutto per Pietrangeli

 

       

 Un pezzo cucito con le spillette

 

Che cosa scrivono oggi i giornali italiani: una ipotesi di montaggio

▥   Se n’è andato un vecchio ragazzo e un pezzo del Novecento. Un modo di giocare e di vivere senza cambio campo, erano una cosa sola, si mischiavano. Era elegante, ingombrante, cosmopolita, ironico. Una racchetta da dolce vita. Ne hanno voluto fare un nostalgico, un reduce, uno che viveva nel passato, che frequentava re e principesse, la vecchia Hollywood da Viale del Tramonto. Un vecchio narcisista geloso dei suoi eredi moderni. Non è vero: il presente gli piaceva, ma faceva confronti, voleva solo uguale rispetto per la sua epoca analogica. Da capitano non giocatore si scontrò con la politica perché nel ’76 l’Italia andasse in Cile a giocare la finale di Davis  [Emanuela Audisio, Repubblica]

▥   Senza Pietrangeli capitano non giocatore l’Italia non sarebbe mai andata a giocare in Cile. Fu lui che tenne il servizio contro Gian Maria Volonté, Domenico Modugno e le piazze italiane, fu lui che tessé la trama con il PCI di Berlinguer e la DC di Andreotti per andare a giocare in Sudamerica grazie alle seconde palle di servizio della diplomazia, mentre Modugno continuava a cantare: «Non si giocano volée con il boia Pinochet». [Marco Ciriello, Il Mattino]

▥   Tessè la sua tela con l’aiuto di Giulio Andreotti per porre le condizioni che permettessero una trasferta osteggiata dalla stragrande maggioranza del paese, ma avallata da Gianni Clerici che si riferiva agli oppositori con l’appellativo di «Balilla rossi». Una tela che ottenne l’effetto voluto portando la squadra a Santiago. Ma non si veda in questo una scelta di campo politica: a lui interessava solo vincere la Coppa, scrivere il suo nome su un’impresa che allora era avvolta dal mito. E questo gli faceva tollerare senza colpo ferire le accuse di essere un impenitente fascista. Lo ferì molto di più il fatto di arrivare a Fiumicino, dopo la conquista dell’insalatiera, e non trovarci folle osannanti. [Piero Valesio, Domani]

▥   Era un uomo di destra, ma i migranti gli stringevano il cuore: Veniva ridicolmente accusato di essere invidioso di Sinner, quando la sua era la libera critica di un appassionato, che un Paese conformista e opportunista non era in grado di comprendere. [Aldo Cazzullo, Corriere della sera]

▥   Il primo trofeo, un pettine bianco ricavato dalla scheggia di una bomba, Nicola lo aveva vinto da ragazzino proprio a fianco del papà, durante il giorno di visita nel campo di prigionia dove era recluso.  Destinato «a fare la vita dei miliardari, ma senza avere i miliardi», insieme all’inseparabile amica Lea Pericoli a Monaco è amico di Ranieri, a Parigi di Alain Bernardin, patron del Crazy Horse, e dopo un successo in Coppa Davis si fidanza con una bellissima spogliarellista. In Svizzera si fa ammirare da Elizabeth Taylor, nella Swinging London ha un flirt con l’attrice Samantha Eggar. A Roma gioca a carte con Matroianni e Walter Chiari, a Las Vegas palleggia con Charlton Heston e Antony Quinn. [Stefano Semeraro, La Stampa]

▥   A maggio del 1960 i giornali scrissero che aveva trascorso la vigilia del Roland Garros ballando ubriaco sui tavoli di Chez Regine, fino all’alba. Lui sulla sua autobiografia nega, precisando che a mezzanotte era a nanna, ma comunque quella “fama” aveva le sue radici. Sportivo che non sapeva e voleva rinunciare a tutta la vita che c’è e che c’era negli anni ’60, quando il dopoguerra era archiviato e ottimismo e leggerezza disegnavano una nuova società. Hollywood è da qualche anno sul Tevere e il fascino del grande schermo ha sempre avuto presa sul tennista. «A me piaceva fare la bella vita, ma l’abito del play boy me lo hanno cucito addosso gli altri». [Maria Corbi, La Stampa]

▥   «Tanti anni fa, quando stavamo insieme, erano usciti i primi mini registratori portatili con lo schermo incorporato: mettevi dentro le videocassette e guardavi quello che volevi. Noi eravamo alle Maldive, un viaggio bellissimo: di giorno facevamo le attività in acqua, ma la sera il rischio era di annoiarsi. Mentre gli altri si ritrovavano per socializzare, noi tornavamo nel nostro bungalow e ci guardavamo insieme i cartoni animati di Walt Disney. Sa i pianti che ci siamo fatti guardando Red e Toby nemiciamici ? È un ricordo solo nostro, tenero, che mi riempie di serenità». [Licia Colò intervistata da Elvira Serra, Corriere della sera]

▥   Larger than life lo definirebbero gli americani, che avrebbero scolpito quella faccia dai lineamenti fanciulleschi, illuminata da due fari azzurri, nel granito del Monte Rushmore, tra i presidenti. Da noi Nicola Pietrangeli, oltre che icona, è stato l’amico di una vita di Lea Pericoli (mai innamorati però), uomo della comunicazione di grandi brand, frequentatore di vip e potenti (uno su tutti: il principe Ranieri di Monaco, cui Nick nelle sue scorribande in riviera si onorava di dare del tu), conduttore tv, attore, ministro degli esteri della Federtennis di Angelo Binaghi, che lo piange, inesauribile fonte di racconti quando aveva voglia di aprire il file della memoria elefantiaca, a costo di far incavolare mezza Italia, a cominciare da Panatta [Gaia Piccardi, Corriere della sera]

▥   Era un grande campione, Nicola, giocava un tennis di stampo classico, ma già rivolto al futuro. Sapeva nascondere il rovescio, e accidenti se lo faceva bene. Il chop di dritto e il back di rovescio erano magnifici, lindi. Poi era solido, aveva gambe buonissime. Magari un po’ cauto, mentre io ero irruente, attaccavo, lo asfissiavo e andavo a sfidare il suo colpo migliore, che era il passante. Poi qualcuno cominciò a chiederci chi fosse stato il migliore, e figurarsi se lui non vi entrò dentro con tutte le scarpe. [Adriano Panatta, Corriere della sera]

▥   «Il primo ricordo che ho di Nicola è del 1968, quando lui vinse il suo terzo titolo qui a Montecarlo. Io avevo dieci anni e logicamente avevo un’idea dello sport ancora acerba, ma il tennis mi piaceva. Era una delle passioni di famiglia, prima fra tutte quella di mio padre. «Lui non era un maestro, era il massimo che si poteva avere come insegnante di tennis. Brillante, simpatico, ironico. Si imparava in allegria». [Alberto di Monaco intervistato da Gianni Merlo, La Gazzetta dello sport]

▥   Esuberante in ogni cosa: la versione vincente del Bruno Cortona del “Sorpasso”, sapeva fare tutto e pretendeva di spiegarlo a tutti, vincente e sopravvissuto, gaudente e prevaricatore che voleva sempre conservare il servizio: in campo, a tavola, a letto, in tivù e in ogni altro posto si trovasse. Un Gassman senza fragilità, che giocava con il maglione di lana senza perdere la leggerezza. Per ogni interlocutore o spettatore è sempre stato sul confine tra volerlo abbracciare e volergli mena’. Non hai capito che possiamo anche avere lodi per Sinner ma il cuore è per sempre riservato a te, caro Nick. Senza la tua dolcezza livorosa, vivremo nel culto dei ricordi. [Marco Ciriello,  Il Mattino]

▥   È stato piuttosto una figura guida che ha aperto la strada alle stelle che sono seguite, come Adriano Panatta (vincitore a Parigi nel 1976), Matteo Berrettini (finalista a Wimbledon 2021) e, naturalmente, Jannik Sinner [Vincent Cognet, L’Equipe]

▥   «Siamo cresciuti con i suoi racconti, con la sua passione travolgente, con la sua capacità di farci sentire parte di una storia più grande. Perdiamo un simbolo e un maestro, ma il suo spirito resterà con noi, in ogni Coppa Davis e in ogni ragazzo che entra in campo con la maglia azzurra». [Filippo Volandri intervistato da Federica Cocchi, La Gazzetta dello sport]

▥   Un grande Gatsby con la racchetta. Ovvio che poi tutto diventa misero rispetto a quello che aveva vissuto, ovvio che ci sia voluto del tempo per accettare Jannik Sinner, prima battezzato, poi rinnegato, infine esaltato. Pietrangeli era un uomo egoticamente complicato che annodava la supremazia russa e l’orgoglio arabo mischiato al vanto romanesco, in pratica l’ultimo esemplare d’imperatore romano: ingombrante come er Colosseo. Un superuomo nietzschiano con colonna sonora di Wagner. [Marco Ciriello, Il Mattino]

▥   Jannik frequenta troppo poco la dissacrante ironia romana per accettare con un’alzata di spalle certe provocazioni che sapevano più di affetto non corrisposto che di inveterata supponenza. Peccato, perché in Nicola Pietrangeli il predestinato avrebbe potuto trovare un nonno acquisito. Tutto ieri, nel giorno del lutto, il silenzio di Sinner volato dalle Maldive a Dubai per il Gp di Abu Dhabi e l’off season, è risultato assordante. Certo, un post di condoglianze può sempre arrivare, magari nella notte araba. Ma è già tardi [Gaia Piccardi, Corriere della sera]

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