DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI Il coraggio delle McLaren
Hanno vinto le papaya rules. Ha vinto il coraggio della McLaren che, persino nel momento più critico della stagione, non ha abbandonato un principio per il quale in tanti l’avevano criticata: trattare i due piloti alla pari. Aveva due potenziali campioni del mondo a guidare le sue auto, e aveva un’auto campione del mondo in carica e ancora più veloce della scorsa stagione. La certezza, a volte la sicumera, di essere imbattibili ha portato la scuderia a rischiare oltre il necessario pur di non favorire uno dei due rispetto all’altro. Lasciare che fosse la pista a decidere chi fosse il più forte tra Norris e Piastri è stato un principio guardato a volte quasi con scherno dall’esterno. Si pensava che prima o poi il team avrebbe fatto la sua scelta, o che alla fine l’avrebbero pagata cara. In effetti, una scuderia che da mesi aveva confermato il suo titolo costruttori e che è dovuta arrivare all’ultima gara a vincere il titolo piloti col fiato in gola, qualche critica addosso se l’è giustamente tirata. Ma in fondo non è diverso da quello che accade da sempre nei team britannici. Prost contro Senna in McLaren, ma anche Hamilton contro Rosberg in Mercedes, sono stati i casi più celebri, però per loro non c’era un terzo avversario ingombrante come lo è stato Max Verstappen per la McLaren.
Il principio che accompagna queste scelte può sembrare banale: avere due piloti forti su una macchina forte significa prendersi tutti i punti disponibili, lasciando agli altri solo briciole. E poi tenere in squadra solo uno dei due significa lasciare un pilota forte agli avversari. Però la Formula Uno è uno sport individuale, non di squadra, e l’equilibrismo necessario a far andare d’accordo due piloti sulla stessa macchina è faticoso e rischioso.
La McLaren di Stella e Brown ha dato a lungo la sensazione di riuscirci, anche se il broncio di Piastri direbbe altro. Ma si sa, il primo avversario è il proprio compagno di team, vederlo festeggiare quando fino a qualche mese fa ci si sentiva quasi campione del mondo, deve essere stata una sensazione amara per Oscar.
Anche nell’ultimo Gran Premio dell’anno i due piloti sono stati lasciati liberi di correre, anche se erano ben distanti l’uno dall’altro. Paradossalmente, le strategie hanno fatto correre molti più rischi a Norris rispetto a Piastri. Il fatto che a Lando bastasse il terzo posto per diventare campione del mondo lo ha tenuto lontano dalla testa della gara e ha costretto il suo muretto a farlo rientrare in anticipo per il cambio gomme per evitare che i suoi principali avversari per il podio, Leclerc e Russell, lo sopravanzassero con un rientro ai box improvviso. Ciò ha sottoposto Norris ad uno stress inatteso, con la necessità di fare una serie di sorpassi per liberarsi rapidamente di avversari scomodi. Il più scomodo è stato il compagno di Verstappen, Tsunoda, che era stato avvisato con ampio anticipo dell’arrivo di Lando. Yuki ce l’ha messa tutta per ostacolare Norris, anche troppa. La sua manovra ad onde ha costretto Lando ad uscire dai limiti della pista per superarlo e ha creato alcuni minuti di ansia al box papaya per una potenziale penalizzazione della McLaren numero 4, ma era stato chiaro che Norris non poteva fare altro, per non rischiare una collisione con la seconda Red Bull.
Alla fine la penalizzazione se l’è beccata Tsunoda e l’incubo di ripetere Abu Dhabi 2010 si è finalmente smaterializzato dalla testa di Andrea Stella. Il caso ha voluto che Norris sia rientrato ai box per marcare i suoi avversari più o meno nello stesso giro in cui Stella chiese ad Alonso di rientrare ai box per marcare Webber quindici anni fa. La differenza l’ha fatta Norris, che ha rapidamente sorpassato con grandissimo coraggio tutti quelli che aveva davanti, e l’ha fatta soprattutto quel marchingegno che chiamiamo DRS, assente nel 2010, e che fino a ieri consentiva alle macchine di F1 di avere più velocità in fase di sorpasso.
La lezione di Stella è che i propri incubi e le proprie paure non devono essere di ostacolo alle decisioni importanti, soprattutto quando riteniamo che esse sono giuste.

② IL TEMA I due punti di scarto
Lando Norris è un campione del mondo meritevole, anche se in tanti oggi parlano solo di Verstappen. Lando aveva la macchina migliore, è vero. Ma chi è diventato campione del mondo senza il supporto di una macchina veloce? Nella storia della Formula Uno si contano sulle dita di una mano, forse. A volte più per il caso che per un effettivo dominio. Come ad esempio Rosberg nel 1982, campione con una sola vittoria, contro una Ferrari che aveva perso entrambi i piloti. Oppure Hakkinen nel 1999, campione del mondo per soli due punti sulla Ferrari di Irvine, che aveva sostituito Schumacher fermo per mezza stagione a causa di un incidente.
Anche Norris ha vinto di soli due punti, ma è inutile cercare di capire dove questi due punti sono stati trovati. Anche perché Lando ha subito a sua volta l’effetto delle papaya rules e, senza aiuti del proprio compagno di squadra, il titolo se lo è dovuto conquistare sul campo.
Norris era il pilota che fino a maggio 2024 deteneva solo record al contrario. Era il pilota con più podi senza vittorie, aveva fatto tantissimi punti senza mai l’emozione del gradino più alto del podio. Poi a Miami 2024 l’incantesimo si è interrotto e da allora è iniziata una nuova consapevolezza. Lando non ha mai nascosto le sue fragilità e le sue emozioni, anche per questo è un pilota molto apprezzato dai più giovani. E questo in tutto il mondo, persino in Olanda dove Verstappen dovrebbe invece monopolizzare il tifo. I suoi rapporti con Piastri andranno osservati con attenzione nella prossima stagione, non è escluso che il suo compagno diventi molto più aspro in pista.
Ma continuare a far convivere in pace i due proverbiali “galli in un pollaio” sarà un compito della scuderia, non di Norris. Lando non può certamente sentirsi in colpa per aver vinto un titolo che sembrava ben stretto tra le mani di Oscar per 15 Gran Premi consecutivi, con un vantaggio che a nove GP dalla fine aveva raggiunto 34 punti.
Nel 2026 cambieranno molte cose, dai regolamenti ai nuovi equilibri in pista. Forse una sola cosa non cambierà: le papaya rules. E se Norris vorrà riconfermarsi campione dovrà battere tutti in pista, a cominciare dal suo compagno di scuderia.
③ CADUTE La simpatia del perdente Max
Verstappen non è più il campione del mondo ma, paradossalmente, è finalmente entrato nel cuore degli appassionati. Chi segue la Formula Uno gli ha finalmente tributato gli onori che merita.
Max è passato attraverso anni di critiche, di soprannomi che richiamavano la sua aggressività e i suoi incidenti di inizio carriera. È diventato il pilota dei record, ma mai sufficientemente apprezzato dai tifosi, se non dai suoi. È finalmente riuscito nell’impresa che non riuscì ad altri grandissimi, se non alla fine della carriera. Lauda, Prost, Piquet, Senna, Schumacher, Vettel, hanno dominato la Formula Uno negli anni in cui hanno corso, ma ognuno di loro in modo divisivo.
Max ha messo d’accordo tutti in questa stagione. È rimasto aggressivo come sempre, ma gli appassionati e gli addetti ai lavori hanno compreso il suo stile, fino a giustificarlo con la sua straordinaria voglia di vincere. Ha mostrato tranquillità come mai prima, ha vinto otto volte con una macchina inferiore alla McLaren, e a volte si è mostrato persino comprensivo rispetto a situazioni controverse in pista, cosa che non succedeva in passato.
È il leader assoluto della Formula Uno attuale, un ruolo che fu solo dei grandissimi come Lauda, Prost, Senna e Schumacher. La nascita di sua figlia non gli ha tolto il famoso “secondo al giro” di cui parlava Enzo Ferrari, e allo stesso tempo gli ha forse regalato maturità, calma e consapevolezza.
Il secondo posto nel mondiale di quest’anno vale molto di più di un piazzamento. Il secondo in classifica di quest’anno non sarà dimenticato come è accaduto ad altri piloti. Il secondo nel mondiale di quest’anno è entrato definitivamente nella storia della Formula Uno.
④ PROSPETTIVE Quale Ferrari ci aspetta
La Ferrari chiude una delle peggiori annate del recente passato con entrambe le macchine in zona punti, cosa che non era scontata. Ciò non alleggerisce però il giudizio su una stagione che sa di poco, soprattutto dopo i proclami di inizio anno e le prospettive che la SF-25 potesse essere all’altezza delle altre monoposto. La cosa che più impressiona è comunque la differenza di risultati tra i due piloti. 18 a 3 per Leclerc, nei 21 GP in cui entrambi sono arrivati al traguardo. E 19 a 5 in qualifica. La domanda nasce spontanea: se la macchina fosse stata all’altezza e avesse lottato per il mondiale, qualcuno avrebbe avuto il coraggio di dire a Hamilton di mettersi a disposizione di Leclerc come secondo pilota? Perché i numeri questo dicono, che oggi a Maranello Charles è il numero uno e Lewis il numero due.
Quale sarà il ruolo di Hamilton se, con le nuove regole, la Ferrari dovesse azzeccare la macchina vincente? Vasseur proclama che tutti gli sforzi sono stati concentrati sulla monoposto del 2026, ma qualcuno pensa che Hamilton dovrà eventualmente essere colui che la porta al titolo? Se dovesse essere così, e il contratto con Sir Lewis sottintende proprio questo, qualcuno lo spieghi bene e presto a Leclerc. La Ferrari non è la McLaren, e non esistono le “Regole Rosse” o “Red Rules” che dir si voglia. A Maranello le gerarchie sono sempre chiare quando si lotta per il titolo. E a Maranello sanno che sin dall’inizio della stagione i risultati vanno ottimizzati, per consentire al primo pilota di incamerare il maggior numero di punti possibili. Problemi che andranno risolti a tempo debito, penserà qualcuno, ammesso e non concesso che la nuova Ferrari sia competitiva per il mondiale.
Hamilton dovrà ritrovare se stesso, ma è bene che i discorsi sulle gerarchie interne non siano sottovalutati. Lewis è arrivato in Ferrari per vincere l’ottavo mondiale e diventare il GOAT. Ma Leclerc ha appena visto diventare campione del mondo il secondo pilota della sua generazione, un altro di quelli che sfidava negli anni del karting. Quanto potrà resistere in Ferrari?
⑤ SCENARI Gli sforzi della Mercedes
La Mercedes vince il campionato costruttori “degli altri”. Un finale di stagione col fiato corto, ma alla fine di un’annata con due vittorie e 12 podi, quest’ultimo miglior risultato delle ultime tre stagioni. La scuderia gestita da Toto Wolff è una delle tre che ha vinto almeno un GP, cosa che non è riuscita alla Ferrari, per esempio. La Mercedes è consapevole di avere due ottimi piloti, una coppia ben assortita anche come età e carattere. Anche a Brackley gli sforzi sono tutti concentrati sul 2026 e, dopo un dominio pluriennale interrotto solo con l’arrivo dei nuovi regolamenti tecnici, gli ingegneri sperano di regalare a Russell e Antonelli una macchina che torni a dominare la F1. Soprattutto ora che George, con due vittorie, nove podi e il quarto posto nel mondiale, si è definitivamente affermato come uno dei migliori piloti e Kimi si è rivelato il miglior rookie di stagione con tre podi e il settimo posto nel mondiale.
Resta un altro titolo, che però forse lascia un po’ di amaro in bocca a Toto Wolff. I motori Mercedes alimentano la McLaren campione del mondo, e sono quindi campioni a loro volta. Ma i propulsori tedeschi erano anche montati sulle Williams, quinte in classifica costruttori e Aston Martin, settime. Insomma, un’anima tedesca che continua ad alimentare con successo la Formula Uno.
⑥ TRACCE L’anno dei rookie
I rookie sono stati grandi protagonisti del mondiale 2026. Quattro podi, i tre di Antonelli e quello di Hadjar, i piazzamenti nel mondiale, 7° Kimi e 12° Isack, poi 13° Bearman, 14° Lawson e solo 19° Bortoleto, ma con belle prestazioni sia in qualifica che in gara. Una F1 ringiovanita, che ha trovato nei suoi ragazzi nuova linfa e talvolta anche spettacolo. Il solo Colapinto è rimasto ai margini, ma per giudicarlo andrebbe prima giudicata la sua Alpine, desolatamente ultima in classifica costruttori e staccatissima da tutte le altre.
Nel 2026 a loro si aggiungerà il fresco diciottenne Arvid Lindblad, speranza di Helmut Marko, un altro “diamante grezzo” che la scuola Red Bull spera di portare al successo. La cosa positiva è che nessuno dei sei di quest’anno ha perso il sedile in F1, al netto di Doohan, che era però uscito dal giro già dopo il sesto GP del 2026.
D’altro canto un po’ di gioventù a fare da contrappeso ai quasi 200 anni in cinque di Alonso, Hamilton, Hulkenberg, Bottas e Perez è necessaria.
⑦ ORIZZONTI Il prossimo grande salto: Aston Martin o Cadillac
La lotta tra i team di seconda fascia si chiude con il trionfo della Williams, che finisce quinta e torna nella prima metà della classifica dopo otto anni. La Racing Bulls resiste all’attacco della Aston Martin e chiude sesta. La scuderia di Lawrence Stroll, settima, è la maggiore indiziata per un possibile salto verso l’alta classifica nel 2026, visti i pieni poteri che patron Stroll ha affidato nelle mani del “genio” Adrian Newey.
La Haas termina ottava, e la Kick Sauber, nonostante il primo storico podio di scuderia e del pilota Hulkenberg, non riesce a risalire oltre il nono posto, meglio comunque dell’ultimo posto dello scorso anno.
Per il 2026 ci sarà una ulteriore scuderia in lotta, quella Cadillac di cui si sa ancora poco, se non il suo roster di piloti, gli esperti Bottas e Perez. Una possibile rivale per la parte alta della classifica o una scuderia che lotterà con le minions? Solo le piste del 2026 ce lo diranno.
CHE COSA SI DICE IN GIRO
▥ PARAGONI Carlo Vanzini, Sky Sport Insider: “Ha lo spirito libero di James Hunt e il sorriso di Valentino Rossi. Corre per vincere, ma vive per divertirsi. E in un mondo che corre troppo, Norris è la velocità umana di un cuore che batte forte. Dietro alla visiera e all’immagine che diamo e viviamo in pista ci sono tante umanissime contraddizioni in lui, c’è molto più di un pilota. C’è un personaggio moderno, un ragazzo libero, ironico, ricco, bello, simpatico, ma solo quando le cose girano, con i piedi per terra e la sofferenza dentro per un commento feroce sui social. Un ragazzo fortunato, come tanti, ma meglio di tanti figli di papà”. [per intero qui]
▥ LA SUA DIVERSITÀ Frédéric Ferret, L’Equipe: “Un pilota umano e toccante, un campione fuori dall’ordinario”
▥ LE SUE DEBOLEZZE Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Una persona simile a ciascuno di noi che ci emozioniamo, come lui, per una gioia grande, per una bellissima sorpresa; che inciampiamo sulle passatoie senza rinunciare a lottare. … Verstappen: più solido, forte, feroce. Battuto per una volta da un ricciolino che sembrava perfetto per farsi strapazzare. Lo sport, anche per questo, è una meraviglia”
▥ IL SUO NOME Alessandra Retico, Repubblica: “D’’arancio anche il vestito di mamma Cisca, belga, ciondolo con il cuore, si stropiccia il suo Lando, che lei ha voluto chiamare così ispirandosi al contrabbandiere ribelle di Star Wars, Lando Calrissian, l’avventuriero un po’ faccia da schiaffi, intuendo subito che sarebbero state Guerre Stellari”.
▥ COSA RESTA DI HAMILTON Jacopo D’Orsi, La Stampa: “È evidente che nemmeno il più grande nemico del Cavallino avrebbe potuto augurarsi un campionato così, che il matrimonio tra Hamilton e la Rossa sia per ora un fallimento. Lewis allontana chi lo tira per la giacchetta verso il ritiro («Gente non al mio livello», il riferimento a Rosberg). Dice di voler staccare, «nella sosta nessuno potrà contattarmi», di avere ancora «un sogno da realizzare». Dopo il reset avrà 41 anni e vincere diventa sempre più difficile. Senza macchina, però, è proprio impossibile”.
▥ IL DILEMMA Leo Turrini, Il Resto del Carlino: “La rivoluzione regolamentare offre al Cavallino una opportunità: sarebbe delittuoso sprecarla. I punti interrogativi si sprecano. Cosa vale Hamilton in dimensione 2026? Riuscirà a recuperare la voglia di essere protagonista? O continuerà a smarrirsi nel tunnel della crisi di identità?”