L’allarme lanciato sulla neve di Livigno
Livigno guarda il cielo e aspetta neve. A 47 giorni dall’Olimpiade di Milano-Cortina eccetera, il Piccolo Tibet valtellinese non è così bianco come il cuore del romanzo di Marias e neppure come la federazione internazionale si aspettava che sarebbe stato a questo punto. La faccenda è così preoccupante che il presidente svedese Johan Eliasch non si è tenuto. Alla fine della discesa libera in Val Gardena, ieri ha pronunciato parole che portano l’etichetta di allarme solo per non dire che sono accuse. Al governo italiano e alle Regioni coinvolte nell’organizzazione. Ha parlato di ritardi inspiegabili e perfino di fondi insufficienti. «Ma nevicherà» ha detto il sindaco Remo Galli a Cosimo Cito su Repubblica.
Livigno è la sede delle gare di snowboard e freestyle. Dovranno vivere tra Carosello e Mottolino, tra neve fresca o neve sparata, purché arrivi. Johan Eliasch dice che esistono piani B, C e D. Non sarebbe una grande figura per i Giochi made in Italy, a pochi giorni di distanza da un analogo allarma lanciato dai dirigenti NHL su un pasticcio fatto intorno alle dimensioni e le misure della pista da hockey.
Il nodo a Livigno è quello del nuovo bacino di Monte Sponda: 203 mila metri cubi d’acqua, costo di 21,7 milioni, l’inizio della produzione della neve artificiale è slittata. Senza quel serbatoio, i cannoni non possono operare. Cito ha scritto che si tratta di un’Olimpiade che somiglia ancora a un cantiere aperto, “piena di problemi da risolvere”. A Milano c’è la questione del palazzetto di Santa Giulia, a Cortina l’incognita è la cabinovia Apollonio-Socrepes, sull’Alemagna – l’unica strada di accesso a Cortina venendo dalla pianura veneta – i lavori sembrano senza fine. Dei 98 interventi previsti per Milano Cortina, solo 16 sono stati completati – dice Repubblica – 51 sono in esecuzione, 28 in fase di progettazione e tre allo stato di gara. Ma per il resto va tutto bene.