Il dolore di oggi è la benzina di domani
Sofia Goggia
Il batticuore imperdibile per Sofia Goggia
Sofia, bisogna che ci capiamo. Parliamoci con spirito olimpico e franchezza meridionale [almeno da qui]. L’età sta cominciando a diventare quella che è. Non è più come certe domeniche mattina con Alberto Tomba – quando quello spigolava su una porta, pareva che stesse per volare nell’iperuranio, faceva un zompo e si rimetteva in pista. All’epoca le gambe facevano giacomo giacomo durante i suoi slalom e al ritmo da foresta dei vent’anni pareva niente.
Invece. Ora. Ecco, ora uno viene a spiare le tue follie sulla neve al ritmo balordo di un cuore malato, e tu fai quello che fai. Ancora viene voglia di stupirsi, di chiedere come diavolo tu faccia a riprendere fiato e risollevarti nel giro di 24 ore dagli errori, dalle lacrime e dagli ottavi posti – tu, proprio tu che altre volte ti sei risollevata da tibie e malleoli spaccati, crociati rotti, menischi lesionati, peroni sfasciati, avambracci fratturati. Se oggi arrivasse un dittatore – uno qualunque di questi che stanno al mondo – a imporre la visione delle gare di una sola atleta al mondo per tutto l’anno, il ritmo balordo del cuore malato sceglierebbe te, signora Sofia Goggia [al secondo posto i minuti di ascesa del Poggio alla Sanremo]. Tu, in cambio, bisogna che ci capiamo, non smettere di essere così irragionevole, di fare da pendolo emotivo e sentimentale fra il troppo sgomento e il troppo felice. Su quel confine dove la ragione dice basta e il corpo insiste, rilancia e scommette. Non per romanticismo gratuito, ma perché la tua sciata è parmenidea. È così e non può non essere così, con quel taglio selvaggio e netto della neve, come se ogni curva fosse la prima e l’ultima. Il compromesso l’hai pure già sperimentato qualche volta – rallentare, gestire, accontentarsi – ma il compromesso è cosa che spegne la fiamma del drago e lascia il fumo. Non è per te. È quel modo brusco, imperfetto e formidabile di scendere dalle nevi che rende imbattibile la risposta da dare al dittatore: Sofia Goggia, voglio vedere tutto l’anno una discesa di Sofia Goggia e niente più.
Giorgio Pasini su Tuttosport parla di pianto, rabbia, del messaggio mandato a Gasperini “uscito anche lui da un sabato di batoste. Sofia Goggia continua a vivere sulle montagne russe delle emozioni, ma è la sua benzina più potente”.
Flavio Vanetti sul Corriere della sera celebra il ritorno al successo dopo undici mesi. “A noi è parsa la Goggia convincente dei momenti migliori: volante nelle curve, all’attacco nelle parti tecniche. Ma dato che Robinson ha chiuso a ridosso (15/100 di scarto, dopo essere stata in vantaggio) e che pure Vonn è stata sempre insidiosa, allora ha ragione l’olimpionica del 2018 a sostenere che «non è stata per nulla una vittoria strepitosa, bensì una gara nella quale è bastato quello che ho prodotto. Soprattutto in alto ho lasciato abbondanti margini: non mi sarei stupita se fossi finita quarta o quinta»”.
Leo Turrini sul Resto del Carlino dice: “Era ora! E il momento è buono, ok il prezzo è giusto, l’istante è perfetto”, mentre Daniela Cotto su La Stampa aggiunge che “nei giorni scorsi ha dovuto rovistare tra le energie per combattere contro se stessa e placare quella voglia di attaccare e di sbranare la pista che la caratterizza. Non deve più dimostrare nulla Sofia. Potrebbe accettare il destino. Ma non è da lei”.
Paolo Marabini sulla Gazzetta dello sport ha scritto che “la aspettavamo, come si aspetta la neve a Natale. se non fosse stato per una buca che ha rischiato anche di disarcionarla, con conseguenze tutte da immaginare, Sofi avrebbe stravinto con ventiquattr’ore d’anticipo. È una stagione particolare per la regina della velocità. La quale sta scoprendo – e sembra un paradosso – come è faticoso essere orfana dell’altra stella azzurra, Federica Brignone, che intanto sta accorciando i tempi del prodigioso rientro dopo il grave infortunio del 3 aprile scorso. Senza Fede in pista, e anche senza un’altra atleta di caratura internazionale come Marta Bassino, Sofia si è ritrovata infatti a dover portare un pesante fardello sulle spalle. Ha capito presto quanto costi a livello di pressione, di attenzione, di aspettative, essere l’unico faro della Nazionale”.