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Dai campi

Tutta l’Italia, tutta l’Italia, tutta l’Itali-à. Mai era successo che una spedizione azzurra chiudesse un Europeo in vasca corta al primo posto nel medagliere. Gli ori sono stati nove, i podi in tutto venti, c’è qualche asterisco sparso qua e là per la mancata partecipazione dei russi e delle russe, fermate dal ministero degli Esteri polacco che non ha concesso il visto d’ingresso per Lublino, ma perché disturbare la festa mentre suona “l’inno più bello del mondo” come ha detto nove volte su nove Tommaso Mecarozzi, più implacabile di Plinio il Giovane quando parlava di Traiano.
Peccato per non aver potuto nuotare al Foro Italico, nella piscina più bella del mondo; ma con la divisa più bella del mondo, i costumi più belli del mondo e le cuffie più belle del mondo, il nuoto italiano ha chiuso anche al primo posto nella classifica a punti che tiene conto dei piazzamenti, con cinque quarti-posti, 37 finali di cui 31 individuali, tutte le staffette sul podio, un record del mondo con la 4×50 stile libero di genere misto, due record europei [4×50 stile libero genere misto e Sara Curtis nei 50 dorso], 11 record italiani, ma soprattutto 44 primati personali – che restano sempre l’unità di misura del progresso.
★★★★★ Le cinque stelle dell’ultima giornata le ha messe Sara Curtis nuotando in apertura il record europeo dei 50 dorso con 25.49. In batteria era stata la prima italiana a scendere sotto i 26 secondi. Nel suo commento tv, Luca Sacchi ha sottolineato il suo arco aereo straordinario, la velocità di base che la contraddistingue, uno stile non bello esteticamente, ma devastante per le lunghe leve, l’altissima frequenza, la subacquea. Il commento di Sara Curtis quando ha voltato lo sguardo verso il crono sul tabellone: – Minchia.
Poi è andata a prendersi l’argento nei 50 stile libero nuotando il personale in 23.41, a due centesimi dal record italiano di Silvia Di Pietro [a sua volta quarta] dietro la polacca Wasick, interprete della gara con un tuffo privo di subacquea, imbattibile in superficie. La vasca lunga è un’altra cosa, ma a Los Angeles 2028 ci sono pure le mezze misure [i 50 dorso].
Lia Capizzi sul Corriere della sera riprende e racconta l’urlo di Sara Curtis “rivolta alla madre Helen, la sua più grande ispirazione per il coraggio di aver lasciato a 19 anni la Nigeria alla ricerca di un futuro migliore. Alla stessa età la figlia ha avuto l’audacia di abbandonare le comodità di casa per andare a crescere negli Usa, matricola alla Virginia University. Un cambio di vita e di metodologia negli allenamenti”.
Giulia Zonca su La Stampa aggiunge che “Curtis non cerca di dimostrare i suoi motivi, anche legati all’università, che l’hanno portata a cambiare continente, ci tiene a definire quanto decidere del proprio futuro l’abbia resa sicura. Ha trasferito la determinazione in acqua, è cresciuta, ha investito con più convinzione sulla preparazione, si è abituata al confronto quotidiano con nuotatrici protagoniste nelle sfide internazionali. Curtis da sempre festeggia con grande trasporto e contagiosi sorrisi i risultati, qui però si porta addosso un piacere nuovo che va ben oltre il valore degli Europei in corta. In assoluto, è la competizione meno rilevante: i 25 metri esaltano raramente i campioni, spesso assenti, però sbranarseli così non è banale e non è scontato. Prendersi tutto quello che si può è segno di capacità, è un grado di maturità e questa Italia, ormai da tempo superpotenza in piscina, si sa gestire anche come squadra”.
★★★★ L’oro di Simone Cerasuolo nei 50 rana è arrivato nella sua generale insoddisfazione per la prestazione, per aver sofferto più di quanto si aspettasse nella parte finale. Martinenghi è stato bronzo a un centesimo dall’argento, mentre la finale della rana femminile si è chiusa con otto nuotatrici su otto sotto i 30 secondi e la doppietta du Jefimova con i 100. Meylutite è stata d’argento, battuta per la prima volta su questa distanza in vasca corta dopo cinque ori.
★★★ Simona Quadarella ha fatto quel che era nelle cose e nelle attese, andando a prendere l’oro nei 1.500 senza la sua euro-avversaria numero uno Isabel Gose e anzi, proprio senza nessuna avversaria, tanto da potersi permettere di sentirsi stanca a un terzo di gara senza veder succedere niente. Eppure il suo 15:29.93 è un tempo che non nuotava da quattro anni, segno che sta aggiungendo qualcosa al bagaglio, in un settore dove è complicatissimo progredire, scalare le gerarchie, impossibile far saltare il banco con una sorpresa come può accadere in uno sprint.
★★ Il bronzo di Anita Gastaldi nei 200 farfalla con record italiano è stata la sorpresa della serata e forse di tutto l’Europeo. Lei è versatile, una dorsista che fa i misti, appena da quest’anno anche i 200 farfalla, inventati di sana pianta al meeting Sapio di Genova per qualificarsi a Lublino, giacché si sentiva bene. È stata un’intuizione.
★ Alberto Razzetti ha vinto i 400 misti come due anni fa senza troppa resistenza attorno dopo essere imploso un’ora prima negli ultimi 50 metri dei 200 farfalla, un calo contro le sue caratteristiche nella gara vinta da Noé Ponti sui due gemelli polacchi Chmielewski.
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