Aiuto, anche in Inghilterra stanno scomparendo i dribbling

Dieci giornate di Premier League sono trascorse e Michael Cox su The Athletic ritorna sul grande tema dell’anno, l’evidenza di un ritorno a un calcio diretto, focalizzato sui lanci lunghi e sul gettarsi nella mischia. Non c’è nulla di male in un calcio vecchia maniera, un calcio più verticale, se la qualità tecnica resta alta. Il punto non è ciò che aumenta, ma quel che sta sparendo, quel che si fa di meno.

Dai dati raccolti nelle prime cento partite stagionali emerge una tendenza chiara: i colpi di testa difensivi sono aumentati, come risultato della maggiore attenzione ai lanci lunghi, ma i tocchi nell’area avversaria sono calati in modo drastico. Dribbling e tentativi di superamento diretto dell’avversario — le cosiddette take-on nelle statistiche Opta — hanno raggiunto un minimo storico: sono meno di due terzi rispetto alla stagione 2019-20, per via sia di un numero inferiore di tentativi sia di un tasso di successo più basso.

Cox fa notare la situazione di giocatori come Jack Grealish all’Everton o Mohammed Kudus al Tottenham. Si sentono fuori dal contesto, come delle anomalie, scrive, indicando chi riesce ancora a saltare l’uomo in un campionato che sembra aver voltato le spalle ai dribblatori. Il Crystal Palace, che nel weekend aveva battuto il Brentford 2-0 grazie a un colpo di testa da calcio piazzato e a un autogol su rimessa laterale, è diventato il simbolo di questo cambiamento: Ora il gioco sulle fasce è fatto di esterni e terzini che arrivano al momento giusto, correndo su passaggi piuttosto che superando avversari da soli

L’analisi di Cox evidenzia che la diminuzione dei dribbling non è compensata da un aumento dei passaggi pericolosi o delle azioni costruite, quelle sequenze lunghe dieci o più passaggi che finiscono con un tocco in area o un tiro. Il gol di Rio Ngumoha nel recupero contro il Newcastle, risultato di un’azione che ha coinvolto tutti e dieci i giocatori di movimento, appare sempre di più come un’eccezione: Era il centesimo minuto, contro una squadra esausta.

Anche i gol nati da cross o tagli al centro sono diminuiti: le combinazioni che portano a passare dietro la difesa dalle fasce sono meno frequenti. In generale, Cox sottolinea come la Premier League di questa stagione sia segnata da squadre che spesso, usando un’espressione poco tecnica, non si sono presentate. Il Tottenham, guidato da Thomas Frank, ha faticato a creare occasioni in casa contro il Chelsea, mentre il Brentford ha fatto pochissimi tiri in porta contro il Crystal Palace. Gli allenatori sanno che il gioco si riduce ai lanci, e quando non funzionano, non funziona quasi nulla.

La statistica lo conferma: nel 42% delle partite stagionali una delle due squadre non ha generato nemmeno un gol atteso [xG], in aumento rispetto al 34% della stagione precedente e al 30% di quella anteriore. Non si tratta solo di squadre deboli, molte sono di alta classifica, segno di un cambiamento stilistico evidente. Cox conclude con una riflessione: Portare una minaccia dalle palle inattive va bene. Ma se cresce a discapito dei dribbling, delle azioni pericolose e dei tocchi nell’area avversaria, è lecito interrogarsi sul valore spettacolare della Premier League.

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L’evoluzione della Premier: il pericolo viene da fermo

Nel vortice di questa Premier League sempre più accelerata, dove sette giornate sembrano già un’era, Barney Ronay sul Guardian si dedica a descrivere questo mondo dove ogni partita è triturata in centinaia di clip, statistiche e narrazioni social, dove cioè si può “vedere un mondo in un granello di Wayne Rooney, un’eternità in una clip tattica di YouTube raccontata con voce robotica”.

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Xabi Alonso non ha mai dimenticato il suo battesimo in Premier League, era un pomeriggio gelido di fine agosto 2004 al Reebok Stadium del Bolton Wanderers. Faceva freddo, ma il vero shock culturale per lui che veniva dalla Spagna fu un altro. «Lanci lunghi, seconde palloni, giocatori molto fisici: Kevin Nolan, Kevin Davies in avanti, Sam Allardyce che masticava una gomma e urlava ordini dalla sua area tecnica. Quando il Bolton prendeva un calcio di punizione, l’esercito della difesa avanzava e lo stadio cominciava a tremare».

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