La Champions dell’equilibrio: il bilancio a metà del cammino

La Champions dell’equilibrio

DI ROBERTO LIBERALE

Una tedesca, un’inglese e un’italiana. In testa a punteggio pieno a metà strada sono rimaste Bayern Monaco, Arsenal e Inter.  Non c’è la Spagna, il paese ha vinto 7 volte nelle ultime 12 edizioni. Non c’è nessuna delle vincitrici dal 2011 in avanti. Non ci sono le prime due del ranking UEFA di fine stagione scorsa [Real Madrid, Manchester City], non c’è nessuna delle prime-quattro della Deloitte Money League che registra il fatturato dei club. Nel 2024-25 a metà cammino c’era in testa solo il Liverpool. Il Liverpool è oggi ottavo con 9 punti, gli stessi che aveva all’ottavo posto il Borussia Dortmund un anno fa. La testa di serie numero #1 ai play-off sarebbe il Galatasaray, la migliore in classifica oggi tra i Minions. Ha un punto in più di quanti ne avesse l’Atalanta un anno fa a metà corsa. 

Stanno succedendo delle cose. Nella stagione scorsa di Champions League ci sono state 144 partite che hanno prodotto 126 vittorie e 18 pareggi. La percentuale di vittorie è stata dell’87.5%, quella dei pareggi del 12.5% I pareggi stanno crescendo. Nelle 72 partite giocate, ci sono state 56 vittorie-sconfitte e 16 pareggi, per un numero di punti assegnati pari 200. A metà percorso un anno fa erano stati 206 con 62 vittorie-sconfitte e 10 pareggi. Non è solo una voce statistica. La proiezione sulla classifica finale fornisce un’ipotesi di verità. I punti al 16° posto sono gli stessi: 7 oggi [Atalanta] e 7 un anno fa [Manchester City], così come sono gli stessi quelli al 17° posto, sempre 6 e sempre l’Atletico Madrid. È nei bassifondi che si sente il peso dei pareggi. Dopo quattro giornate ci sono due squadre a 0 punti, peraltro nobilissime, Benfica e Ajax. Nel 2024-25 erano cinque e nessuna aveva il suo nome nell’albo d’oro: Lipsia, Slovan Bratislava, Stella Rossa, Sturm Graz, Young Boys. 

La distribuzione dei punti dopo quattro giornate tra le prime otto della stagione attuale e quelle della stagione scorsa è molto simile: totale 82  contro i 79 dello scorso anno.  Anche tra le seconde i dati sono simili: totale 59 quest’anno contro i 57 dello scorso anno. La grande differenza è nel terzo gruppo, dal 17° al 24° posto: 38 in questa stagione contro i 47 della scorsa. La soglia minima della qualificazione verrà proiettata probabilmente più in basso rispetto agli 11 punti (con -4 di differenza reti) che valsero l’ultimo biglietto buono per i playoff al Bruges. Se l’andamento delle prime quattro giornate sarà rispettato anche nelle prossime quattro, i pareggi abbasseranno la soglia per il passaggio del turno. Fra le 24 che andranno all’eliminazione diretta ci sono oggi tre italiane, ma se l’andazzo è questo la Juventus ha un ampio margine per rientrare in corsa. Oggi resterebbero fuori anche le due spagnole che non sono Real-Barça e una francese. Dentro: una azera e una cipriota. 

La sofferenza dell’Inter

L’Inter celebra la quarta vittoria su quattro un po’ a fatica e Paolo Tomaselli sul Corriere della sera fa notarc he dopo il derby del 23 novembre inizierà a Madrid, casa Atletico, un altro mini-torneo: nessuno ha avuto quattro gare iniziali così abbordabili come la squadra di Chivu e nessuno avrà un coefficiente di difficoltà così alto nelle ultime quattro, contro Simeone appunto, poi con Liverpool e Arsenal a San Siro e infine a Dortmund. Un posto tra le prime otto è alla portata, anche se qui nulla è scontato.

Quanto al Kairat, Tomaselli ha visto due giovani in stato di grazia: il portiere Anarbekov, che fino al playoff col Celtic era la riserva e poi con tre rigori parati è diventato una leggenda e soprattutto Dastan Satpayev, più giovane marcatore della storia del torneo (16 anni 10 mesi 27 giorni), acquistato per 4 milioni dal Chelsea a febbraio per giugno 2026. Il portiere, che di nome fa Tamerlano, semina presto il panico.

Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta dice che la prestazione va accartocciata e gettata nel cestino. Non avremmo mai immaginato che l’Inter avrebbe sofferto i kazaki del Kairat. Eppure, è successo, ed è andata bene, scampato pericolo, perché, in altre epoche, contro formazioni altrettanto sconosciute, l’Inter aveva rimediato figuracce storiche. Forse c’è stanchezza fisico-mentale, ma siamo a novembre ed è presto per aggrapparsi a questi alibi. Urge una revisione interna sul gioco – si osserva una certa involuzione, l’aggressività deraglia spesso in confusione – e sull’incostanza temperamentale: certi cali di contrazione, notati ieri sera come al Bentegodi, sono preoccupanti. Voto più alto in pagella: 6.5 a Lautaro. Voto più basso: 5 a Frattesi. 

Il prodigio di Samardzic

Una magia secondo Alessandro Ruta per il Giornale. La perla più bella dice Marina Belotti sul Corriere di Bergamo. E Andrea Elefante sulla Gazzetta parla di arcobaleno di Samardzic, disegnato con un meraviglioso sinistro mirato poco sotto l’incrocio, un colpo che finalmente porta un po’ di luce sul momento grigio dell’Atalanta e dà giustizia ad una gara che la squadra di Juric ha meritato di vincere, e non le riusciva da settembre, dopo aver rischiato altri rimpianti per la beffa di un rigore parato a De Ketelaere e un gol annullato a Lookman, più almeno altre due chiare occasioni da gol

Ma c’è una nuvola, dice la Gazzetta, a coprire parte di quell’arcobaleno: quando Juric al minuto 75 ha chiamato il cambio di Lookman, uscito dal campo scuotendo la testa, al momento del saluto c’è stato un ruvido battibecco fra i due, proseguito a fine gara.

Pietro Serina sul Corriere di Bergamo dice che la vittoria a Marsiglia può essere una svolta, ma che questa lite era da evitare. Il sospetto è che questa Atalanta sia da psicoanalisi. Che serva un lettino e un buon terapeuta, uno che sa tutto di Freud per spiegare come da una gara all’altra, di tre giorni in tre giorni, si possa passare da un eccesso all’altro, in un continuo quanto inspiegabile su e giù di prestazioni. Domenica col Sassuolo sono attese smentite. Unica nota stonata della serata il diverbio con contatto fisico tra Lookman e Juric al momento del cambio. Sbagliato il comportamento del giocatore, e di certo il tecnico doveva evitare qualsiasi risposta. Da scoprire le conseguenze, auguriamoci che non diventi un altro caso. Non ce n’è bisogno.

La difesa del Barcellona

È tornato Lamine Yamal nel Barcellona nonostante la pubalgia. È tornato e secondo Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta è stato sublime e commovente. Infatti il Barcellona ha segnato tre gol. Più o meno la solita razione. Solo che in Belgio sul campo del Bruges sempre tre ne ha presi. Ricci ha scritto: Un attacco sinfonico, una difesa in stecca continua. Questo è il Barça 2.0 di Hansi Flick, squadra meravigliosa e sciagurata, capace di tornare da Bruges con 3 gol, 3 legni, 17 tiri, il 76% di possesso e un solo punto. Una partita esilarante, indomabile, senza pause e senza padrone perché chi la doveva dominare non sa difendere. Ricci fa parlare i numeri: La squadra di Flick segna da 51 partite, ma prende gol da 9, e non succedeva dal 2013. Consideriamo “Tek” Szczesny un tipo eccezionale e un ottimo portiere ma i numeri dicono che il Barcellona con l’infortunato Joan García ha preso 5 gol in 7 partite e con il polacco 15 in 8. Ovviamente il problema non è solo il portiere ma il fatto che con due-tre passaggi gli avversari si appropriano degli immensi spazi lasciati dall’ altissima linea blaugrana

Un gran Lamine non basta, conferma da Barcellona Santi Nolla, direttore del Mundo Deportivo. Manca Pedri, e si vede, sì. Mancano anche Raphinha e Joan Garcia, ma è una questione di squadra, non di puntare il dito contro questo o quello. Il Barça è fragile, molto fragile. E non solo in difesa. Se fosse solo un problema di marcature, si potrebbe risolvere. Ha bisogno di più pressione, più energia, più intensità e più capacità difensiva. I giocatori non stanno leggendo bene la partita, e Flick non sta cambiando molto il piano di gioco, con una linea difensiva molto alta che gli avversari hanno capito.

E i tedeschi che sghignazzano   

Oltre a papariarsi per il catenaccio nello stile di Francoforte [papariarsi means sguazzare], la Suddeutsche Zeitung infierisce e si diverte a far notare che l’Eintracht ha pure ricevuto gli elogi della stampa italiana. In altre parole: la squadra di Toppmöller ha assimilato le sue idee meglio di quanto il Napoli abbia assimilato le istruzioni di Conte. Il tedesco sottolinea inoltre che le tensioni diplomatiche tra SSC Napoli e l’Eintracht Francoforte restano, e probabilmente persisteranno, perché una dichiarazione del membro del consiglio direttivo dell’Eintracht, Philipp Reschke, responsabile delle relazioni con i tifosi, sul Frankfurter Allgemeine Zeitung (“Napoli è uno dei posti più pericolosi del calcio internazionale”), si è trasformata in una condanna generale di una città che sta lentamente iniziando a considerarsi un centro turistico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.