L’allenatrice che si è fatta aiutare. E allora?
C’è un momento, nel podcast Soccerish, in cui Laura Harvey ride. È un riso breve, quasi imbarazzato, come se avesse appena rivelato qualcosa di troppo. La coach del Seattle Reign — una delle più rispettate del calcio femminile — racconta di aver chiesto a ChatGPT come battere le squadre avversarie. E di aver seguito i suoi consigli.
«Un giorno, a stagione finita, scrivevo dentro ChatGPT cose come: “Qual è l’identità di gioco del Seattle Reign?” e lui sputava fuori risposte», dice Harvey. «Poi ho chiesto: “Che formazione dovrei usare per battere le squadre della NWSL?” e lui ha elencato tutto il campionato, squadra per squadra, con la formazione giusta. Per due di loro ha detto: “Dovresti giocare con una difesa a cinque.” Così ho fatto. Sul serio, è per questo che l’ho fatto».
Il Telegraph racconta che quella volta, contro Orlando Pride, il Reign perse 1-0. Ma Harvey sarebbe tornata più volte a quel modulo durante la stagione, come chi non si arrende a un’idea solo perché non funziona subito. Lo fece pure Barnard dopo il primo trapianto di cuore andato male. Lo accusarono di voler giocare a fare Dio. Lui tirò dritto. Che Iddio protegga i testardi e le testarde.
Così, dopo aver chiuso l’anno scorso al penultimo posto, Seattle è risalita fino al quarto, nella zona play-off. Kathryn Batte asseconda l’aria che tira e scrive: “A prima vista, le parole di Harvey non sembrano scandalose. Ma se si guarda meglio, fanno paura”. Mmm. Perché? Perché – dice la giornalista del Telegraph – la domanda non è se l’intelligenza artificiale possa essere utile al calcio, siamo ben dentro gli algoritmi e i marginal gains — ma se un’allenatrice plurititolata, con sei trofei vinti all’Arsenal e quattro a Seattle, abbia davvero bisogno dell’intelligenza artificiale per decidere come disporre la squadra.
Evidentemente sì. Evidentemente ChatGPT fa cose che Laura Harvey immagina possano esserle utili. Harvey ammette di non aver mai pensato a una difesa a cinque prima che l’IA gliela suggerisse. «Non avevo mai investito del tempo per capire come potesse funzionare nel calcio femminile. L’avevo solo vista da lontano, nelle partite maschili». E quando la usava, racconta, era solo per difendere un vantaggio. «Ti porti in una linea a cinque e impedisci agli altri di segnare, ecco com’è sempre stata raccontata a me».
Il Telegraph pensa invece che si tratti di una visione piuttosto datata. “Le sue parole sembrano far pensare che poche squadre femminili giochino con la difesa a cinque. In realtà è comune: il Chelsea campione di Women’s Super League la usa, Sarina Wiegman l’ha adottata al Mondiale 2023 e l’Australia la impiega regolarmente”. Il punto, secondo Batte, non è demonizzare l’uso dell’IA ma il modo in cui viene usata: “Se deve entrare nel calcio, dovrebbe servire per i famosi marginal gains, on per sostituire l’intuizione di un’allenatrice”.
La domanda finale del Telegraph è abbastanza sommaria e venduta un tanto al chilo. “Se ChatGPT può davvero inventare tattiche e moduli, a cosa serve un allenatore?”. Ognuno avrà la sua opinione ma è del tutto evidente che la questione vera non è questa. La questione è se a ChatGPT va attribuito il genere grammaticale maschile o femminile. Glielo chiederemo.