La paranoia, che nelle sere mi ingoia
Caparezza
Hanno tutti paura di essere spiati
Noi non abbiamo idea davvero di cosa sia il baseball. Sì, ogni tanto ci ripetiamo e mettiamo in fila una serie di citazioni, di scene dei film, di estratti da romanzi con i quali ci raccontiamo e proviamo a spiegarci le cose che questo sport sa dire dell’America [sono raccolte qui], ma nel baseball contemporaneo il monte di lancio è diventato più di un semplice pezzo di campo e più di un palco per uno show.
È un luogo di paranoie, strategie sottili e occhi onnipresenti. Come raccontano Andy McCullough, Dennis Lin e Cody Stavenhagen su The Athletic, anche i veterani come Luke Weaver degli Yankees affrontano un vecchio problema reso più acuto dalla tecnologia e dai riflettori dei play-off. I lanciatori sono terrorizzati dall’idea di dare qualche indizio sul loro prossimo gesto. Così capita a molti che la mente si confonda e i lanci vacillino: la strategia viene tradita.
Le paranoie dei lanciatori di baseball è un titolo imparabile. Il contesto è chiaro. Avere gli occhi addosso, sintetizza il pitching coach degli Yankees, Matt Blake. Il mondo MLB osserva ogni dettaglio: PitchCom, pitch clock, sistemi multi-camera come KinaTrax hanno trasformato ogni lanciatore in un soggetto sotto sorveglianza costante. Come dice Logan Gilbert dei Mariners: «Non lo scoprono solo durante la partita, lo scoprono prima ancora di salire sul monte». E non basta: la tecnologia permette agli analisti di creare report precisi per allenatori e giocatori, fornendo una mappa dei possibili segni dei lanciatori.
Il baseball non è più solo forza e precisione. Ogni movimento, ogni respiro, ogni posizione del guanto può tradire il lancio che verrà. Alex Vesia dei Dodgers ha dovuto smettere di masticare gomma perché «la mascella segnalava il tipo di lancio». Dylan Cease dei Padres sintetizza: «Può essere qualsiasi cosa. Dove posizioni il guanto. Cosa fa la tua testa. Come respiri. Dobbiamo essere dei robot là fuori, o quasi». Jason Adam ha scelto un guanto più grande, George Kirby e altri lanciatori di splitter usano maniche lunghe sotto la maglia per nascondere ogni piccola variazione nel braccio.
Nel gioco di specchi, anche i battitori possono aggiungere confusione. Patrick Bailey dei Giants racconta di aver bluffato dalla seconda base per disturbare Nick Pivetta dei Padres: «Ogni occasione per attirare l’attenzione di chi lancia è un vantaggio». A settembre, gli Yankees hanno orchestrato dei segni tra Cody Bellinger e Aaron Judge contro Max Scherzer dei Blue Jays: piccoli gesti che dovevano essere tattici.
The Athletic sottolinea come la preparazione mentale e tecnica siano intrecciate. La Major League è diventata un campo dove il talento si misura ormai dalla capacità di nascondere ciò che si sa fare, dove il successo non dipende solo dalla velocità del braccio ma dalla capacità di ingannare, depistare e proteggere i propri segreti.
Come ricordano McCullough, Lin e Stavenhagen, il baseball oggi è “una partita di nervi, astuzia e controllo psicologico”, in cui il lanciatore può trasformarsi in un ingegnere del bluff, e il battitore in un detective ossessivo. Ogni partita è una danza silenziosa di movimenti e di sospetti, di intuizioni, dove anche un minimo tic può decidere l’esito di un inning. Figuriamoci se KinaTrax fornisce video motion-capture per analizzare ogni dettaglio e informare coaching e giocatori.