Michel Desjoyeaux
Sul bacino Paul-Vatine, a Le Havre, il sole è tornato a splendere dopo la tempesta Benjamin. I pontili si riaprono al pubblico, i quarantadue Class 40 si allineano per la partenza della Transat Café L’Or e in mezzo a questa parata di vele c’è un grigio opaco che cattura tutti gli sguardi: il Trimcontrol. A bordo c’è un sessantenne con la faccia serena di chi ha già attraversato l’oceano e continua a cercare vento nuovo. Come racconta Pascal Sidoine su L’Équipe, Michel Desjoyeaux è il professore della vela francese, due volte vincitore del Vendée Globe, torna sei anni dopo la sua ultima grande regata, questa volta in coppia con Alexandre Le Gallais, un imprenditore di piscine in acciaio prestato al mare.
Desjoyeaux sorride e si candida per lavorare a Slalom: «Quando avevo 40 anni – dice – avevo un 60 piedi. A 60 anni ho preso un 40 piedi». E subito aggiunge, nella sua lingua ironica e precisa: «Quello che mi ha entusiasmato in questo progetto è fare tutto dalla A alla Z, dalla progettazione alla navigazione. C’è il tocco di Mich Desj in ogni fase del progetto.»
Non si è mai davvero fermato, confessa. Ha solo aspettato l’occasione giusta, arrivata con una telefonata del 2022: Le Gallais voleva penoni elettronici per permettere ai non vedenti di sentire il vento sulle vele. Due anni più tardi, l’idea si è trasformata in un prototipo di ultima generazione, l’Agité 40, disegnato e costruito da Desjoyeaux in persona. «Ho dovuto riflettere quindici secondi prima di dirgli ok» ricorda ridendo. Da lì, di nuovo le maniche rimboccate, le notti nei capannoni, la mano che torna a sentire la fibra del carbonio.
A sessant’anni, il doppio vincitore del Vendée Globe ha ritrovato la febbre della competizione: «Ora che abbiamo visto che va veloce, dobbiamo metterci al livello della barca. Ho perso riflessi, abitudini, ma torneranno.» Un ritorno che non ha il sapore della nostalgia, ma dell’istinto. «Una volta che torni a giocare, hai voglia di tornare al tuo livello, il piede che prudente ti punge, è umano».
Sidoine descrive un uomo che non smette di costruire, di inventare, di inseguire il mare come se fosse la sua estensione naturale. Un uomo che trasmette ancora voglia di andare, con la stessa leggerezza con cui altri raccontano invece le stagioni passate. Accanto a lui, Alexandre Le Gallais osserva e sorride: «È bello navigare con lo Zidane della vela».