La svolta di Yani Tseng
Non molto tempo fa, Yani Tseng era la golfista più dominante del pianeta. A diciannove anni aveva già vinto il suo primo major, poi ne arrivarono altri quattro in rapida successione. Cinque in totale in quattro anni. Numero uno del mondo per 109 settimane consecutive: un impero costruito con la grazia di un gesto e la fiducia di chi sente il futuro tutto suo, come la città per l’Equipe 84. Poi improvvisamente il vuoto.
Come racconta Andrew Beaton sul Wall Street Journal, “la sua ascesa è stata vertiginosa quanto la sua caduta”. Tseng si ritrovò prigioniera del più temuto dei mali per una golfista: si chiamano yips. Sono contrazioni involontarie che rendono impossibile anche il gesto più semplice. “A volte le capitava di sbagliare di proposito da venti piedi, pur di non dover tirare da troppo vicino alla buca”.
Tseng li descriveva come una specie di corto circuito. «Era come se provassi a colpire un putt da mancina», ha detto. In quella battuta si nascondeva la chiave. «Quando ho cambiato e sono diventata davvero mancina, tutto è cambiato».
È andata così. A trentasei anni, Tseng ha vinto il Wistron Ladies Open in patria, chiudendo a -14 e mettendo fine a una siccità che sembrava lunghissima, eterna. Un successo, come nota Beaton, che “ha convalidato un approccio tanto disperato quanto geniale”. Il suo allenatore, Brady Riggs, l’uomo che le ha suggerito di cambiare la mano per il tiro, racconta: «Era così persa che avrebbe fatto qualunque cosa pur di ritrovare la strada».
La sua tecnica – un tempo ammirata e studiata – si era sbriciolata. Infortuni, troppi consigli, troppi correttivi. Dal 2017 al 2024 aveva superato il taglio in un solo major. Finché Riggs in un anno le ha restituito il vecchio swing dopo l’eresia di cambiare mano.
È successo ad altri sportivi. Chuck Knoblauch dei New York Yankees non riusciva più a tirare alla prima base. I medici della Mayo Clinic la chiamano distonia focale: spasmi involontari al polso, origine neurologica, esito devastante. Tseng ci scherzava: «Dopo l’operazione all’anca speravo se ne andasse. Ma non ho fatto quella al cervello, quindi no, i yips sono ancora lì».
Eppure, il ribaltamento di prospettiva ha funzionato. «Il lato positivo di colpire un putt con la mano opposta è che puoi ingannare il cervello», le spiegò Riggs. Dopo il primo pomeriggio con il nuovo putter da mancina, Tseng lo chiamò raggiante: per la prima volta dopo anni, si stava divertendo di nuovo.
I risultati sono arriv ati presto. Nel primo torneo da mancina, non ha sbagliato un colpo sotto il metro e mezzo. In agosto ha superato di nuovo un taglio in un major dopo otto anni. Nello scorso weekend, la pioggia e la nebbia hanno ridotto il Wistron Ladies Open a 36 buche: Tseng si è presentata all’ultima giornata in testa, ha infilato cinque birdie consecutivi ed è arrivata al green decisivo. La palla era a pochi centimetri dalla buca — la distanza che un tempo la faceva tremare. Stavolta no. Colpo secco, perfetto, da mancina. E poi il pugno chiuso in aria per festeggiare. Destro. Il pugno, quello destro.