Com’è il nuovo film di Paolo Sorrentino

 

 

Com’è il nuovo film di Paolo Sorrentino

Più che a Scalfaro o a Mattarella, il Mariano De Santis che Paolo Sorrentino ha insediato al Quirinale potrebbe essere Francesco Cossiga, se è vero che nel film sua figlia Dorotea [ops] vuole regalargli un piccone per il compleanno. Ma come avverte Ugo Magri su La Stampa faremmo meglio a non cercare le verità storiche nei film.  Come in tutte le opere d’arte la verità storica a un certo punto sbiadisce e prende il volo la fantasia.

A registi e scrittori ogni tanto viene chiesto cosa ci sia di vero, di reale, addirittura di autobiografico nelle loro opere, ignorando il dono più sincero che ci fanno, l’accesso alla loro parte più remota e inaccessibile: le visioni.

L’argomento riservatissimo dell’opera che ha aperto ieri sera la Mostra del cinema adesso è noto. Alberto Crespi su Repubblica ha scritto che la scena a tre fra De Santis, Coco e Dorotea è purissima commedia sofisticata: sembra scritta da Billy Wilder. Poi il film prende altre direzioni, diventa un dramma da camera su temi molto “alti”: il lutto, la paternità, l’etica, le grandi domande. Si può concedere la grazia a chi ha ucciso il marito, o la moglie? Si può firmare in Italia una legge sull’eutanasia? La grazia non si nasconde di fronte a simili interrogativi, ma lo fa con uno stile intenso e sobrio: scordatevi le audacie stilistiche e i colori sgargianti di Parthenope, qui siamo in zona È stata la mano di Dio ma anziché in una famiglia popolare di Napoli siamo al Quirinale, e tutto si innalza, diventa solenne senza mai essere intimidente. La grazia scava nel vissuto di un presidente che è prima di tutto un essere umano. Un presidente simile, ancora ce l’abbiamo: ma sarebbe bello se altri politici fossero così.

Paolo Mereghetti sul Corriere della sera ha scritto che Sorrentino is back. Messo da parte il folclore partenopeo che aveva appesantito Parthenope, il regista torna a fare i conti con i dilemmi morali che da sempre l’hanno appassionato, dove il lato più intimo e privato (qui il ricordo di una moglie morta e, 40 anni prima, fedifraga) si intreccia con le domande sui grandi nodi della vita, qui il diritto alla vita o alla morte. Sorrentino lavora per accumulo, per contrapposizione (godardianamente?), anche per ellissi, cercando di mettere a fuoco quello che gli sta a cuore da sempre e che qui è al centro del film: la difficoltà di una risposta dirimente sui temi etici che riguardano la libertà delle persone. Ma attenzione: difficoltà sulle risposte non certo sul bisogno di un rigore morale che il film rivendica e collega a un’idea di politica «vecchio stampo».

Oh, comunque per una sana decriptazione di cosa conteneva Parthenope e perché il folklore non era folklore, la lettura consigliata è questa, la mappa di tutte le Napoli presenti nel film, Marco Ciriello su Domani la chiamò Parthenope sotterranea. Una guida antropologico-letteraria alla favola di Sorrentino, dove i napoletani più che essere, si mostrano: nell’invettiva come nella recita, nella ricerca come nell’esplicitazione

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BENEDETTO SIA QUESTO PENSIERO

«Uno dei temi apparentemente minori ma invece importanti del film è che questo Presidente, che è in là con gli anni ovviamente, si relaziona col presente in una maniera molto intelligente. Cioè prova a capirlo attraverso gli occhi di chi riesce a comprenderlo più di lui: la figlia. Matura delle decisioni dopo lunghi dubbi, ma soprattutto attraverso gli occhi di chi è più giovane. Alla fine lo dice: “Ho deciso perché mia figlia ha influito su di me”. Penso sia un monito per tutti, quello di crescere senza cadere nella tentazione di dire: il passato era meraviglioso, il presente è orribile. Proprio perché abbiamo meno strumenti per capire il presente, dobbiamo affidarci alle generazioni successive». [Paolo Sorrentino intervistato da Arianna Finos, la Repubblica]

 

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Lo sport nel cinema di Eastwood e Sorrentino

MAGGIO 2020  |  Clint Eastwood e Paolo Sorrentino sono nati nello stesso giorno, il 31 maggio, a distanza di 40 anni e di 10.222 chilometri, in due città sul mare: San Francisco e Napoli. Volendo giocare ancora sulle analogie, a unirli ci sono un piacere in comune per il sigaro, per la musica e per Sergio Leone. Anche Eastwood ha avuto i suoi molossi sullo schermo, ai ruoli di coach era affezionato già prima di sedersi nei panni di Frankie Dunn all’angolo del ring di Million Dollar Baby. Certo erano coach particolari, in Gunny faceva il veterano di Corea e Vietnam che addestrava truppe d’assalto, in La recluta era il tutor in polizia di Charlie Sheen nella sezione furti d’auto.

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