Chissà se possiamo permetterci una campionessa di 12 anni

 

   

Bimbo, mi chiedi cos’è la felicità. Rimani bimbo e la vedrai

Jim Morrison

 

Chissà se possiamo permetterci una campionessa di 12 anni

Quite emotional. Ha detto così. Quite emotional. Sono moderatamente emozionata. Alla Ottavio Bianchi. Il lavoro paga sempre.

Yu Zidi non ha nuotato la finale della staffetta 4×200 stile libero ma la Cina l’aveva gettata in acqua in batteria, così il terzo posto in qualche modo le appartiene. Le hanno dato la medaglia di bronzo e nella storia dei Mondiali di nuoto non c’era mai stata prima di lei una dodicenne che ne avesse messa una in borsa. Due volte c’era andata vicina nelle due gare individuali dei giorni scorsi, i 200 farfalla e i 400 misti, costringendo World Aquatics a occuparsi di lei, improvvisamente un caso.

Embed from Getty Images

Tema: la possibilità di rivedere le regole sull’età minima di partecipazione. Il pattinaggio artistico ha dovuto portarla a 17 anni dopo lo strazio di Kamila Valieva, per la ginnastica artistica sono 16, per i tuffi sono 14. Le campionesse bambine affascinano e inquietano. Ai Mondiali del 2015 il Qatar portò Alzain Tereq, aveva 10 anni e si infilò in un vuoto legislativo. La Birmania aveva Ahnt Khaung Htut di 12 e Moe Theint San di 11. Henning Lambertz, allenatore della squadra tedesca, disse che il punto non era l’età, dieci o sedici il punto è vedere quanta libertà o quanta pressione arriva da genitori, parenti, coach, amici degli amici. «Per parte mia penso che una bambina è meglio che giochi al parco anziché andare ai Mondiali». E se una bambina nuota così velocemente da piazzarsi quarta o da meritare un posto in una staffetta che si fa: la lasciamo al parco a giocare?

Se fosse stato così, dicono i puristi dell’agonismo, ci saremmo persi Nadia Comaneci. Pazienza, replica il magazine Laboratorio Adolescenza, vuol dire che faremo a meno delle Nadie Comaneci: Un buon rapporto tra istruttore e allievo non deve mai essere basato soltanto sulla prestazione o sul merito.

Ora World Aquatics dice che «esamineremo la situazione e valuteremo se è necessario rivedere la norma o se funziona così». Brent Nowicki, il CEO della federazione, ha detto: «Non pensavo che avrei mai dovuto rispondere a questa domanda. I nostri requisiti minimi sono così rigidi che non pensavo una ragazzina di 12 anni li avrebbe rispettati». Domenica ci sono ancora i 400 metri misti per stupire. In Cina la chiamano la bambina d’acciaio da quando ai campionati nazionali cinesi li ha nuotati in 4 minuti, 35 secondi e 53 secondi, un tempo che le avrebbe permesso di arrivare quarta ai Giochi di Parigi. Vedremo che succede a Singapore.

Pablo Bini su El Pais ha scritto che ci sono momenti in cui una storia sportiva trascende i record, le medaglie o i podi. Succede quando una ragazzina di 12 anni, ancora nell’età per correre al parco e cacciare insetti, cambia l’attenzione di un intero campionato. La verità è che il suo aspetto ha scatenato un dibattito che va oltre la sfera sportiva: fino a che punto è giusto, o etico, che una ragazza si alleni e gareggi a questo livello? Quali implicazioni fisiche e mentali comporta? È pronta o è trascinata da un sistema avido?.

El Pais spiega che in Cina la sua partecipazione viene difesa come parte di una cultura sportiva che premia l’eccellenza fin dalla giovane età con un compenso economico e sociale che si estende a tutta la famiglia

I PRECEDENTI

Fioccano confronti e paragoni. Inge Sørensen vinse il bronzo nei 200 rana alle Olimpiadi di Berlino del 1936 a 12 anni e 24 giorni. Già allora, perfino allora, suscitò un dibattito sull’età minima e sull’impatto dell’agonismo d’élite sulla salute dei bambini. Sørensen non poté mai più partecipare a un’altra Olimpiade per la guerra. Kyoko Iwasaki è stata oro a 14 anni nel 1992, Krisztina Egerszegi alla stessa età nel 1988. Furono il preludio a carriere memorabili.

Ye Shiwen ha vinto un Mondiale a 15 anni ed è stata due volte campionessa olimpica a Londra 2012. Ma ogni corpo è diverso. Così come ogni infanzia dice El Pais, e questo è il punto: Yu Zidi è ancora una bambina. Una bambina eccezionale, senza dubbio. Ma una bambina

Eppure, di bambine e bambini speciali il CIO è di nuovo affamato da quando vent’anni fa i dati di ascolto dei Giochi iniziarono a essere preoccupanti. La NBC aveva scoperto che per i Giochi di Torino si erano raccolte intorno alla tv il 32% in meno delle persone rispetto a quattro anni prima. Si corrucciarono. Avevano messo due miliardi e 300 milioni di dollari sul piatto per comprarsi i diritti. Altri undici sponsor da 50 milioni di dollari l’uno andarono nel panico per questa cosa chiamata sport così vecchia, consumata e impopolare. L’età media dei telespettatori per le Olimpiadi di Pechino 2008 è stata di 47 anni, ai Giochi di Londra 2012 era salita a 48, ai Giochi di Rio 2016 eravamo arrivati a 53. Uno studio Nielsen certificò che nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni c’era stato un crollo negli ascolti del 30%.

Ecco perché da Tokyo 2021 sono arrivati lo lo skateboard e il surf.

 

Embed from Getty Images

Kokona Hiraki a 12 anni e 343 giorni vinse la medaglia d’argento nel park skate femminile. Una studentessa delle scuole medie che ha cominciato a salire sulla sua tavola con le rotelle a cinque anni. A 10 anni e 11 mesi era diventata la più giovane a vincere una medaglia agli X Games. Sky Brown prese il bronzo per la Gran Bretagna all’età di 13 anni e 28 giorni. Aveva già accordi pubblicitari con Nike, Barbie, Claire’s Accessories e Visa, oltre a un milione di follower su Instagram e un’apparizione a Ballando con le stelle. Momiji Nishiya aveva 13 anni e 330 giorni e vinse nella specialità street davanti alla brasiliana Rayssa Leal, coetanea. Terza si piazzò Funa Nakayama, sedici anni. Un podio da 42 anni complessivi. Alexis Sablone, quarta, aveva da sola 34 anni. 

Non si scandalizzò nessuno. Era l’Olimpiade che parlava ai futuri clienti. Forse perché lo skate ha nella sua routine gioiose evoluzioni mentre il nuoto offre una linea sott’acqua da guardare. Chi lo sa se questo fa la differenza, chi lo può sapere. Se ogni corpo è diverso, anche ogni testa è differente. Segue dibattito. 

 

▬▬▬▬▬        ▬▬▬▬▬

«A 12 anni è davvero presto, sei in evoluzione dal corpo della ragazzina a quello della donna anche se una data giusta non esiste. Non è un ambiente che ti brucia: prima impari a conoscerlo e prima lo gestisci. Non parliamo di un casting di spettacolo, ci sono le federazioni e i tecnici a supporto. Infatti, mi domando come mai Mao, quattordicenne con il titolo italiano assoluto sui 200 stile libero, non ci sia». 

➣   Per i tecnici è un’adolescente ancora molto bambina.

«Lei non si sarà fatta il problema. Io alla sua età ero al Mondiale di Barcellona. Entrare in una squadra è delicato, se puoi farlo dalla porta secondaria è più semplice. Su, c’erano mille modi per farle approcciare in modo sano l’esperienza».

FEDERICA PELLEGRINI intervistata da Giulia Zonca, La Stampa

 


     Curtis, Mao e compagnia: l’età dei post sdraiati


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.