Curtis e Ceccon, il senso del riscatto 

 

Un record italiano dopo una delusione

Sara Curtis ieri non era contenta. Non tanto per l’ottavo posto in finale. Era comunque la prima finale di un’italiana nei 100 stile libero ai Mondiali. Non era contenta per il crono. Non lo era neppure alla fine della semifinale. Stanotte sì, perbacco. Dopo il 53.41 di ieri sui 100 e un  bel passaggio in 25.28 a metà gara [seconda dietro Huske], oggi ha fatto il primato italiano dei 50 in batteria. Ha nuotato in 24.41 e si è migliorata di 2 centesimi rispetto al tempo nuotato in aprile a Riccione. Si è qualificata alle semifinali con una delle migliori impressioni tecniche della mattinata dice Swim Swam, segnando un tempo che la inserisce definitivamente tra le protagoniste mondiali della distanza.

Anche Thomas Ceccon non era contento l’altro giorno, escluso in batteria dalla gara dei 200 dorso. Una gara nuova per lui, ma l’aggettivo nuovo per Ceccon va considerato una sfida non un alibi. È uscito dai giochi per quella sua tentazione di limare le energie, preso com’è da un calendario affollato di impegni. Calcola cosa gli serve e setta la macchina su quello standard. Spesso ci prende, qualche volta sballa. Anche ieri pomeriggio nei 100 farfalla ha sballato, ma al contrario, nel senso che ha nuotato il primato italiano [50.42] senza immaginarlo e soprattutto senza preparare la gara. Meglio così, ha commentato sornione Luca Sacchi in RAI, perché se l’avesse preparata si sarebbe messo a fare altri calcoli, pure qui. 

È il Codice Ceccon, dice Giulia Zonca su La Stampa stamattina. Come comporre il programma perfetto senza farsi male: è il codice Ceccon, porta il suo nome, ma lui non lo ha ancora decriptato ed è l’unico che può riuscirci. Il nuovo, possibile, pezzo del puzzle, non certamente l’ultimo, sono i 100 farfalla. Erano il piano B e sono entrati in scena quando il campione olimpico è uscito in batteria nei 200 dorso. Portare una gara di scorta dentro otto giorni zeppi di turni significa avere molto chiaro che qualcosa può andare storto e anche con ori pesanti al collo è sempre meglio riscattarsi subito dopo una brutta uscita.

Ma La Stampa fa notare che il programma ideale va individuato e decifrato prima dei Giochi di Los Angeles. Da ragazzino era così più forte dei pari categoria da staccarli, fermarsi in vasca e seminarli di nuovo. Già allora con conteggi spericolati e totale affidamento sulle sue qualità. La strafottenza se ne è andata con la maturità, ma la voglia di giocare secondo le sue regole, fissate dall’algoritmo che ha nella testa, rimane.

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