Per restare libero: cambiare
Alex Baroni
Simona Quadarella e il potere del cambiamento
È pieno di gente in giro che lo sa. Basta farsi qualche scrollata in rete. È pieno di gente consapevole che il cambiamento sia un’opportunità. Molti l’hanno fatto diventare un lavoro. Contatti info chiocciola nome cognome punto com. Promettono di “preparare a una second life”, a “nuove sfide”, a “trasformazioni che muteranno orizzonti e desideri” e che “daranno forza e possibilità”, oppure che “faranno emergere potenziali risorse”, che “svilupperanno la capacità di essere resiliente”. Il viaggio conta, ricordate, il viaggio e non la meta. La scoperta, mettersi alla prova, contatti info chiocciola nome cognome punto com. Promettono un coaching in change: accettare l’incertezza e l’ambiguità come parte del processo. È pieno tutt’intorno di mental coach, di career coaching, c’è pure il coaching dei career coaching: sul serio. Nessuno che abbia un lavoro in italiano.
La disciplina conosce diversi rami d’impresa. C’è chi fornisce una guida pratica per “dimenticare un ex e accettare un amore finito”, chi allena a “superare relazioni tossiche sul lavoro, migliorare l’autostima, gestire lo stress e raggiungere un maggiore benessere personale”, altri ancora suggeriscono come aprirsi, come cogliere “un pretesto per un’occasione di incontro” – ma questo in realtà è Frankie.
È pieno di gente in giro che lo sa, ma nessuno sa dirlo meglio di campionesse e campioni dello sport che ci sono passati, e che il potere del cambiamento ce lo sbattono sotto gli occhi. Jannik Sinner uscì dal guscio di Riccardo Piatti e fece la collezione di sopraccigli alzati. Stava uccidendo il secondo padre come suggerisce ogni manuale del piccolo Freud, eppure nel suo caso sembrò un azzardo – anche se oggi a nessuno va di ricordarlo.
Ha costruito il suo decollo su quello strappo con abitudini, convenzioni e una genitorialità putativa. Il tennis è lo sport che meglio di tutti si presta a mostrare il valore di un cambiamento come un’opportunità. Andy Murray senza Ivan Lendl non aveva mai giocato una finale a Wimbledon e con lui vinse il torneo. Roger Federer ha usato Stefan Edberg come ispirazione per ripensare al modo di stare in campo. Conchita Martinez ha portato Garbine Muguruza al numero 1 al mondo e Larry Stefanki l’ha fatto con Marcelo Rios e con Evgenij Kafel’nikov, dopo essere stato decisivo per la crescita di Tim Henman.
Tendiamo a dimenticare che ogni tanto il cambiamento non funziona: Naomi Osaka ha appena lasciato Patrick Mouratoglou e Stefanos Tsitsipas ha rotto con Goran Ivanisevic, ma anche per loro esisterà la prospettiva che chiusa una porta da oggi si apra un bel portone – che ne possiamo sapere.
Il cambiamento fa paura. È l’eresia che rompe la stupidità della routine. Così è finito il fordismo nelle fabbriche: con il passaggio da quella catena di montaggio che Charlie Chaplin raccontò meglio di tutti senza una parola a un panorama nel quale il pregio principale delle aziende è diventato la capacità di reagire all’innovazione della concorrenza o al granello che inceppa il meccanismo. Ci si può sul serio disporre a spezzare una convenzione solo dopo averla apprezzata fino in fondo, dopo essersela goduta, tutta quella stupidità. Dopo esserci stati bene dentro.
Gregorio Paltrinieri ruppe la sua con Stefano Morini dopo nove anni. Senza Morini non sarebbe diventato un campione, ma restando con Morini non avrebbe ricominciato a divertirsi. Frase chiave: «Ho avuto paura, avevo perso il sorriso». Da allora si è dato al fondo, ogni tanto si rompe un dito, l’importante è che sia l’anima a non sbeccarsi più.
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L’argento a Singapore
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Simona Quadarella è l’ultima. Potremmo eleggerla santa patrona dei career coaching, testimonial della bontà del cambiamento, un po’ come negli anni Ottanta Pincolini lo diventò dei preparatori atletici. Simona Quadarella è stata per dieci anni una nuotatrice di élite. Non c’è pezzo su di lei in archivio che non citi quella roba del Veleno. Anche stamattina per la verità ce n’è in abbondanza: ancora.
Eppure tutto il veleno del mondo non le è mai bastato per arrivare terza quando era la quarta del gruppo, o arrivare seconda quando era la terza. Simona Quadarella è stata fino a ieri una campionessa delle certezze. Se poteva nuotare in 15:50 lei nuotava in 15:50. Mai meglio, raramente peggio.
Singapore rimarrà la capitale del suo strappo. Ha nuotato la gara della carriera abbassando di quasi 10 secondi il primato personale: il 15:31.79 dell’argento mondiale è il 12esimo miglior crono di tutti i tempi sulla distanza. I primi undici appartengono tutti a Katie Ledecky, titolare anche di quelli che vanno dal 13esimo al 26esimo. Un dato che da solo racconta l’eccezionalità della prestazione della romana, passata agli 800 metri con un tempo superiore di appena 18 centesimi al suo record italiano sulla distanza [8’14″73 contro 8’14″55] come se non avesse dovuto nuotarne dopo altri 700.
Un anno fa, sul finire dell’estate, Simona Quadarella si separava da Christian Minotti dopo oltre un decennio insieme e iniziava un nuovo cammino con Gianluca Belfiore, ex di Margherita Panziera, altra nuotatrice di rigida regolarità. Oggi la diciamo “una scelta coraggiosa, ponderata, maturata nel tempo, che trova piena consacrazione nel cuore dell’Asia, in quella che passerà alla storia come una delle gare più memorabili di sempre nei 1500 stile libero” [Swim Swam].
Il record europeo è arrivato nuotando al ritmo di Ledecky fra i 700 e i mille metri, reggendo 31.4 a vasca. Quadarella ha superato Pallister ed è arrivata vicina a Ledecky come mai prima. «Ho avuto nuovi stimoli con il cambio di allenatore: ho avuto le risposte che attendevo. Credevo tantissimo al lavoro che stiamo svolgendo. Ci sto mettendo tutta me stessa per migliorare».
| Giulia Zonca su La Stampa dice che c’è di più, si tratta di un cambiamento più ampio che ha toccato anche la vita privata. La forza nuova e l’indipendenza che Quadarella sente d’essersi prese le ha messe in acqua “e senza rancore o rivalsa. La relazione finita male è semplicemente archiviata. Mentre la scelta del precedente tecnico è stata capita e alla fine persino condivisa”. «Lui voleva una pausa e dopo tante stagioni insieme sarebbe comunque stato giusto avere altri stimoli. Però non so se avrei avuto il coraggio di andare a cercarli senza essere obbligata».
“Non ha cambiato piscina – racconta La Stampa – si allena sempre a Roma, al circolo Aniene, la sua società. Non ha traslocato perché abita nella casa che si è comprata, con i premi dei suoi risultati, ma è tutto diverso. Altro piglio, altro tecnico, Gianluca Belfiore, nuovo flirt, addirittura l’interesse per una possibile presenza nella 4×200 che mai l’ha convinta nel passato. Soprattutto una Simona trasformata in acqua e fuori. I due lati della stessa donna improvvisamente coincidono”