Un’Italia da due medaglie d’oro: via ai Mondiali in piscina

 

   

Felicità: ci si arriva a nuoto. Ci si spoglia, si leva l′ancora

Basutelle, La vita va

 

È un’Italia da due medaglie d’oro

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Se le liste di ingresso fossero una scienza esatta, l’Italia del nuoto tornerebbe da Singapore con due medaglie d’oro, tre medaglie di bronzo, un paio di quarti-posti e tredici finali. Se le liste d’ingresso ai Mondiali fossero scienza esatta, nei prossimi otto giorni avremmo Thomas Ceccon campione nei 100 dorso e Benedetta Pilato prima nei 50 rana, con Nicolò Martinenghi terzo nei 100 rana, Simone Cerasuolo nei 50 e la staffetta maschile nella 4×100 stile libero. Martinenghi vale il quarto posto nei 50 e Simona Quadarella negli 800 stile. Hanno il quinto crono d’ingresso Alberto Razzetti nei 400 misti e la 4×100 stile libero mista, il sesto ancora Quadarella nei 1.500, la novità Sara Curtis nei 100 stile e Anita Bottazzo nei 50 rana – lo stile dove il nuoto azzurro eccelle. Aspettiamo una finale da Bottazzo anche nei 1oo, da Razzetti nei 100 farfalla, da De Tullio negli 800 e De Plano nei 50 stile. Aver perso Gregorio Paltrinieri per un dito fratturato priva la spedizione di un potenziale argento nei 1.500 e di almeno una finale negli 800. 

Due ori eguaglierebbero i primi-posti di Doha 2024, uno in più di Fukuoka 2023, ma molti di meno rispetto a Budapest 2022 [cinque] e Gwangju 2019 [quattro], uno meno di Budapest 2017 [tre]. 

Ma le entry list sono fatte per essere riscritte, soprattutto in questa edizione, il quarto Mondiale nel giro di quattro anni, un calendario scombiccherato dal covid e mai più riaggiustato. Swim Swam ammette che non sappiamo esattamente cosa aspettarci. I calendari compressi, i ritiri annunciati e le nuove ambizioni renderanno ogni finale un’incognita. Ma è proprio questo il bello dei Mondiali: si arriva senza certezze e si esce con storie da ricordare.

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Qualche bronzo diventerà un 4° posto, qualche quarto posto un bronzo, ma il grosso del bilancio italiano si posa sulle spalle di Thomas Ceccon, iscritto pure nei 50 e 100 farfalla, nei 50 e 200 dorso – una gara, questa, che è la sua nuova avventura, una scoperta. Alle 4 e 11 del mattino la prima italiana in vasca sarà Anita Gastaldi nei 200 misti, quattro minuti dopo Sara Franceschi [le batterie e il programma].

Le liste di ingresso con i tempi di iscrizione candidano Summer McIntosh a quattro medaglie d’oro nei 200 misti, nei 400 misti, nei 200 stile libero e nei 200 farfalla, sotto sotto lei ha fatto il pensiero pure al quinto, quello degli 800 stile libero, dove si presenta con il secondo crono dietro Katie Ledecky. È la stella più attesa dei Mondiali in un’edizione che accoglie alcuni russi fuori dal contesto internazionale dal giorno dell’invasione dell’Ucraina. È l’occasione per rivedere Kolesnikov, alle spalle di Ceccon nella entry list dei 100 dorso per soli 4 centesimi. Ma al Settecolli o era scarico o si è nascosto.

Non si nasconde Léon Marchand, che a L’Équipe dice di voler battere il record del mondo dei 200 misti. Per questo ha ridotto il programma rispetto ai Giochi di Parigi. 

Dalla Cina arriva per strabiliare Zidi Yu, la più giovane fra le iscritte. Compirà 13 anni nel mese di ottobre e a Singapore si presenta con il sesto tempo nei 200 farfalla e nei 200 misti, l’ottavo nei 400 misti. Ha 13 anni compiuti nel mese di gennaio Jialian Candice Gao di Hong Kong: la vedremo nei 100 e 200 rana ma con aspettative inferiori. Altre 8 nuotatrici sono nate nel 2011 e ballano fra i 13 e i 14 anni. Vengono dalla Cina [Mohan Chang 14esima nei 400 misti], Capo Verde, Moldavia, Perù, Rwanda, Saint Kitts and Nevis, Timor-Leste, Guinea-Bissau. 

parole  

A cosa pensa Katie Ledecky quando nuota

 ➣   Quali erano i suoi sogni d’infanzia?

Di certo non di diventare una campionessa. Ricordo di aver guardato i Giochi del 2004 in TV. Avevo iniziato a nuotare un anno prima, ma sognavo niente. Anche nel 2008 tifavo per i nuotatori americani, ma non mi vedevo lì quattro anni dopo. Solo a tredici anni ho iniziato a capire cosa significasse, cosa dovessi fare per avvicinarmi ai tempi delle migliori nuotatrici, e il cambiamento è avvenuto.

 ➣   Da chi è stata ispirata?

Mio fratello. Aveva tre anni più di me. Lo ammiravo e lo seguivo in piscina. Anche Michael Phelps, perché sono cresciuta nel Maryland da dove viene lui. Come Katie Hoff. Ricordo anche Kate Ziegler, la prima olimpionica che ho incontrato in una competizione che riuniva gli stati di Washington, Maryland e Virginia. Sono stata scossa da questi campioni, venivano a mostrarci le loro medaglie o a organizzare seminari, o anche dai più anziani del mio club che erano davvero gentili con me. Mi hanno incoraggiato in tutti questi anni ad accettare il ruolo di modello per i più giovani. Ed è ancora una motivazione.

 ➣  Quali sono state le sue prime sensazioni in acqua?

Mi piaceva tantissimo. Giocavo molto mentre imparavo i movimenti. Ma non sapevo ancora respirare, mi fermavo spesso lungo in corsia, mi pulivo il naso, respiravo, poi facevo altre due bracciate e raggiungevo la sponda opposta. Alla fine della mia primissima estate, mi sono posta l’obiettivo di nuotare 25 metri senza fermarmi. La mia prima impresa. In autunno ho iniziato a fare molti progressi e a partecipare alle gare. Ma quello amavo erano le sessioni di allenamento. Ho letto che Léon Marchand considerava l’acqua uno spazio protettivo; per me è stato più uno spazio giocoso. Suppongo che questo spieghi perché ho scelto le lunghe distanze. Anche se penso che siano state loro a scegliere me. Le mie compagne di squadra temevano queste gare, ero piuttosto brava, le battevo regolarmente e mi dicevo che avrei dovuto insistere. Si adattavano alla mia mentalità, a una certa etica del lavoro.

 ➣   A cosa pensa quando nuota?

A varie cose. È molto diverso in allenamento da una gara. In gara conto le vasche, penso al mio ritmo, alla mia bracciata, a ciò che sente il corpo, a tutto ciò che mi circonda. Cerco di riconoscere le sensazioni, belle o brutte. Perché fa molto male e devi cercare una voce positiva nella testa, come un altoparlante che ti motivi. A metà dei 1500 metri a Tokyo, ho pensato improvvisamente ai miei nonni. Mi ha distratto dal dolore. Ci ho ripensato dopo, volevo ricordarmelo per ritrovarlo a Parigi. E ho atteso a lungo quel momento. Quando è arrivato, ho pensato ai miei compagni di squadra, ho ripetuto i loro nomi più e più volte. Era un trucco per ricordarmi di tutto il lavoro fatto, avrebbe dovuto rafforzare la mia capacità di arrivare fino in fondo. Mi ha dato una spinta.  intervista di céline nony, L’Équipe 

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