Mondiali di nuoto, giorno-4 | Il record di Marchand e la primavera di Jaouadi

La scacchiera di Singapore

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un re  Léon Marchand ha cancellato Ryan Lochte

Dopo i Giochi da eroe di Francia, Léon Marchand aveva avuto qualche guaio. Niente di che, ma dopo il periodo di riposo per due volte si era sentito acciaccato in Australia, era volato a Phoenix da Bob Bowman per ritrovare la condizione e la fiducia, solo in primavera qualche segnale lo aveva rimesso di buonumore, quando aveva fatto il miglior crono mondiale nei 400 misti [4:07.11] in mezzo a prestazioni poco luminose nei 200 rana. Così Léon Marchand ha preso il coraggio a due mani. Ha scartato dal programma mondiale 200 farfalla e 200 rana, s’è messo anima e corpo a studiare i 200 misti, la gara vinta ai Giochi di Parigi con un tempo più alto del primato del mondo di 6 centesimi. Quel tempo di Ryan Lochte è diventato la sua ossessione. Ieri lo ha sminuzzato come una carota da fare alla julienne. Ha nuotato in 1:52.69 togliendo 1.31 al primato. Oggi nuota la finale in questa condizione assurda. A Lochte rimane un quarto di record del mondo della staffetta 4×200 stile libero, uno dei sei primati maschili che resistono dai tempi dei costumi gommati, in campo femminile ce n’è solo uno [200 farfalla, Liu Zige]

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| alfieri  Anche gli sprint di Dressel sono il passato

Un altro record di un altro totem americano è franato nei 100 stile libero. La statua di Caeleb Dressel è stata buttata giù dal piedistallo del primato nazionale USA da Jack Alexy, 22 anni, autore di un inatteso 46.81. O forse era atteso dovunque tranne che in questo salotto. Insieme al suo 46.81 si è distinto in semifinale il 46.84 di David Popovici e oggi promettono un duello in finale. Duello, non triello. Perché senza dare segno alcuno, Pan Zhanle è collassato nella sua semifinale. Ha nuotato in 47.81, un tempo che da quattro anni non sarebbe neppure il record italiano. Invece Pan è il primatista del mondo. 

Dressel resta il primatista del mondo dei 100 farfalla e della 4×100 mista. A proposito di glorie USA vecchie e nuove, l’italo-californiano Luca Urlando – da non confondere con l’ex sindaco di Palermo – ha vinto l’oro nei 200 farfalla spaccando la squadra al commento di Sky tra chi si diceva convinto che non parlasse l’italiano e chi diceva di sì. Urlando è figlio del discobolo Alex e nipote del martellista Giampaolo, tuttora residente a Padova. Alla fine ha confessato. Lo parla ma male, lo parlicchia e allora si vergogna. Alberto Razzetti si è piazzato sesto, Federico Burdisso ottavo. 

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|   blitz  Ahmed Jaouadi e le stagioni tunisine

Quando la Tunisia si iscrisse alla Primavera araba, più o meno nei giorni in cui l’Occidente pensava che Twitter avrebbe cambiato il mondo senza occuparsi dei ceo ai concerti dei Coldplay, Ahmed Jaouadi andava ancora all’asilo. Il grande idolo del paese era Ousama Mellouli, primo nuotatore africano con una gloria olimpica. 

A Emanuela Audisio per Repubblica disse che si sentiva felice «di appartenere a un paese che cerca la pace, che prova la ricostruzione e si affida alla democrazia. Basta con la polizia, basta dittatori. Non posso dirlo solo perché sono un campione che vive a Hollywood e ha come vicina di casa Scarlett Johansson? Non rinnego le foto di regime che prima dovevo fare all’aeroporto, ma sono felice di non dover più essere il simbolo di qualcosa di vecchio e sbagliato. Me ne sono andato che avevo 15 anni in cerca di un futuro, l’ho trovato con una borsa di studio in America, ma resto islamico, convinto che la libertà sia un’ottima compagna di allenamento. Non è che un giorno mi sono svegliato improvvisamente politico, è che la mia famiglia vive in Tunisia e per me seguire da lontano gli avvenimenti su Twitter e su Facebook, restare aggiornato, è stato doloroso. Avrei voluto essere lì, partecipare, ero anche preoccupato. Ricevevo anch’ io pressioni come atleta».

Anche Ahmed Hafnaoui, dopo di lui, scelse l’America. Anche lui sarebbe arrivato a un oro olimpico, del tutto sorprendente nella vasca di Tokyo. Era un ragazzo diciottenne entrato in finale con l’ultimo tempo, il più lento di tutti, nuotò la finale in ottava corsia nel disinteresse di tutti e si lasciò dietro australiani e americani. Una gara perfetta, prima di incappare in una sospensione di 21 mesi per aver saltato tre controlli antidoping. Lo rivedremo il a gennaio del 2026. A Mellouli invece costò cara l’anfetamina: gli tolsero le medaglie mondiali e quello fu il suo autunno. 

Un ventennio dopo quel caso e un quindicennio dopo le Primavere, Ahmed Jaouadi ha dato un seguito a quella tradizione andando a prendersi l’oro negli 800 in 7:36.88. La differenza è nella sua formazione, non americana ma francese. Si è migliorato di oltre cinque secondi e ha nuotato la terza prestazione più veloce di tutti i tempi. Meglio di lui ci sono soltanto Zhang Lin e proprio Oussama Mellouli, ma i loro crono sono stati nuotati con i costumi in poliuretano che oggi sono vietati. 

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