Un altro dominio McLaren nel primo GP senza Horner in Red Bull
DI ROBERTO LIBERALE
① PANORAMA Non vedremo mai più un Senna su una Toleman
La sicurezza in pista è un fattore al quale non si può e non si deve rinunciare. La scelta di non correre più sotto la pioggia lascia però perplessi, non perché si rimpiange la Formula Uno del passato, nella quale si tirava avanto in qualunque condizione (basti ricordare il famosissimo GP del Giappone del 1976 in cui Niki Lauda si fermò al primo giro per le condizioni impossibili), ma perché l’asticella si è talmente alzata che si finisce per aspettare che la pista si asciughi, almeno parzialmente, prima di dare il via.
Ci sono motivi tecnici comprensibili, correre con la pista completamente bagnata comporta un sollevamento di masse d’acqua di enormi dimensioni. Una monoposto di Formula Uno dotata di pneumatici full wet arriva a sollevare più di 300 litri di acqua al secondo a 300 kmh, creando problemi di visibilità non indifferenti alle macchine che seguono. I direttori di corsa preferiscono condizioni in cui le macchine possano adottare gomme intermedie per mitigare il problema visibilità. Ecco perché alla fine le gare non si corrono più sotto la pioggia battente o addirittura vengono fermate quando si potrebbe provare a continuare con le gomme da massimo bagnato. Fino al paradosso del giro singolo, come accadde proprio a Spa nel 2021, pur di rendere valida una corsa che altrimenti sarebbe stata annullata per la troppa pioggia.
Il risultato è che il GP del Belgio poteva essere una gara molto spettacolare se almeno si fosse dato il via un po’ prima delle 16:20, con la pista molto umida, ma quasi certamente praticabile. E soprattutto non dietro la Safety Car, che ha finito per appiattire i primi giri. Invece tutta la preparazione e le strategie messe in campo dalle scuderie e dei piloti che avrebbero volentieri approfittato della pioggia per scombinare i piani dei più forti sono saltate. Con buona pace di quei piloti che sulle piste bagnate si trovano a proprio agio e hanno qualche possibilità in più di mostrare il proprio valore, al di là delle possibilità offerte dalla macchina.
Imprese come quella di Senna che su una Toleman quasi vince il GP di Monaco 1984 resteranno forse irripetibili.
② ARTEFICI I limiti di Norris che Piastri non conosce
Al di là delle considerazioni sulla pioggia e sulla poca spettacolarità della gara rispetto alle attese, la vittoria di Piastri è arrivata con pieno merito e a valle di uno spettacolare, quello sì, sorpasso al primo giro vero su Norris, favorito anche della poca incisività di Lando sulla partenza lanciata.
Norris ha purtroppo manifestato ancora una volta quei limiti psicologici che fanno pensare a tanti che difficilmente diventerà un futuro campione del mondo. La sua emotività ha portato anche ad alcuni errori che, uniti ad una piccola perdita di tempo durante il cambio gomme, gli sono costati di fatto la vittoria. Perché la strategia, che inizialmente sembrava aver favorito Oscar, richiamato per primo al cambio gomme in quanto pilota di testa e rientrato in pista con la mescola media, avrebbe alla fine portato Lando ad una rimonta negli ultimi giri.
Infatti, a quest’ultimo la scuderia aveva montato le gomme dure, più difficili da portare in temperatura all’inizio, ma destinate a durare fino alla fine. Mentre gli pneumatici di Piastri, più morbidi, potevano manifestare un degrado nel finale di Gran Premio, lasciando ad Oscar la decisione di rientrare o di resistere fino alla fine.
Il distacco tra i due, prima che Norris mollasse definitivamente a causa dell’ennesimo errore, era sceso ad appena tre secondi, che senza le sbavature precedenti sarebbero stati forse pochi decimi. E con Piastri alle prese con gomme sempre più in crisi e la possibilità di sfruttare il DRS a proprio vantaggio, Lando poteva tranquillamente portare a casa quella vittoria che lo avrebbe portato a soli 2 punti dalla vetta del mondiale. Per la McLaren cambia poco, o meglio, le cose continuano ad andare più che bene. Verstappen è staccato di 81 punti da Piastri, la Ferrari è a 268 punti di distanza dalla scuderia guidata da Andrea Stella.
Entrambi i titoli mondiali sono ben avviati in direzione Woking.
③ ORIZZONTI Le modifiche di Maranello
Il GP del Belgio ha ridato un po’ di speranze alla Ferrari. Oltre al solito Leclerc, combattivo e tenace nell’impresa di tenere dietro Verstappen, anche Hamilton ha vissuto una giornata positiva, quantomeno per il numero di posizioni, undici, guadagnate rispetto al via e soprattutto per le fosche premesse della vigilia. Sir Lewis ha vissuto un pre-gara agitato, tra dichiarazioni spesso poco comprensibili ed un evidente magone per i troppi errori commessi tra il venerdì e il sabato. Invece, nel Gran Premio ha saputo sfruttare fino in fondo le condizioni della pista, avviando una rimonta che però si è fermata dietro Albon, che in 30 giri non ha dato al pluricampione mondiale nessuna chance di sorpasso. Il settimo posto non è un piazzamento che può soddisfare un pilota che ha vinto 105 Gran Premi, ma è il classico brodino che non sfama e almeno scalda.
Le modifiche introdotte a Maranello sembrano aver dato un minimo di ottimismo e Vasseur ha già indicato il GP di Ungheria come quello della grande riscossa. Memori di tanti altri annunci passati, al momento ci accontentiamo di guardare le classifiche mondiali che vedono Leclerc quinto a 18 punti da Russell e la Rossa che ha guadagnato 16 punti sulla Mercedes, ora staccata di 28 punti.
④ TRACCE La prima Red Bull senza Horner
Primo Gran Premio del dopo Horner per la Red Bull. La vittoria di Verstappen nella gara Sprint e il suo quarto posto nella gara della domenica sono un buon esordio per Laurent Mekies, anche se francamente è difficile pensare che il nuovo team principal abbia cambiato qualcosa rispetto a prima. Max resta il miglior pilota nella griglia, soprattutto per la sua capacità di rendere possibili le cose difficili. Il quarto posto dietro Leclerc è stato il massimo raggiungibile su una macchina il cui assetto non era ideale per le condizioni della gara.
Il suo clan, da quanto si dice in giro, ha ottenuto la sua piccola vittoria con il licenziamento di Horner, e questa dovrebbe essere la garanzia per la permanenza di Verstappen in Red Bull. Molto probabile che le cose vadano così, anche perché cambiare scuderia in una stagione di modifiche regolamentari sarebbe un grosso rischio per Max.
Ad ogni buon conto, i problemi che furono di Horner saranno gli stessi per Mekies. In primis, la ricerca di un secondo pilota che sia capace di portare punti alla scuderia. Ancora una volta Tsunoda fa zero, anche se le premesse, col settimo posto in griglia, sembravano migliori del solito. Alla Red Bull resta la speranza di piazzare Verstappen sul podio mondiale e cercare di raggiungere la Mercedes al terzo posto in classifica costruttori. Impresa, quest’ultima, molto difficile senza un secondo pilota degno di questo ruolo.
⑤ SCENARI Che succede a Kimi Antonelli
La mini-crisi di Antonelli non deve sorprendere e soprattutto non deve dare adito a delusioni e ridimensionamenti. Lo sfogo emotivo del giovane Andrea è più che comprensibile, i risultati arrivati molto presto, forse troppo, avevano caricato il ragazzo di aspettative prima di tutto verso se stesso e poi verso gli altri. Si tratta del terzo zero consecutivo, e per un ragazzo di poco meno di 19 anni, che dopo il GP del Canada si è ritrovato al settimo posto in classifica mondiale al suo primo anno (e già con un podio all’attivo), potrebbe diventare motivo di riflessione e di conseguente perdita di autostima. Invece no, Kimi deve continuare a credere in se stesso ricordando che il suo primo compito è quello di imparare sempre di più. L’abilità alla guida non gli manca, è un ragazzo intelligente e maturo ed è ben guidato dalla famiglia e dal suo team. Deve solo rimanere il più lontano possibile da chi semina dubbi e continuare a lavorare sodo come ha fatto finora. Lui sta vivendo un sogno e il timore che possa svanire è lecito. Ma Toto Wolff ha sempre creduto in lui ed è un ottimo motivo per restare tranquilli e concentrati sul proprio lavoro. Anche a soli 19 anni.
⑥ TRACCE Il festival dei rookie
Il Gran Premio del Belgio ha visto molti rookie in evidenza. Sabato, nella Sprint Race, sono stati ben quattro tra i primi dieci, anche se i punti li hanno presi solo Bearman e Hadjar. La domenica, poi, ancora in due a punti, stavolta Lawson e Bortoleto, proprio i due a cui erano sfuggiti i punti del sabato. È la prima volta che tanti rookie vanno a punti senza il contributo di Antonelli. L’unico tra gli esordienti ancora a zero è il solo Colapinto, ma ormai questi ragazzi sono sempre più spesso tra i protagonisti delle gare. Va sottolineato che tra Sprint e gara della domenica, ben 14 piloti su 20 portano a casa qualcosa. Gli esclusi, oltre ai già citati Tsunoda, Antonelli e Colapinto, sono prima di tutto Alonso e Stroll, per i quali guidare un Aston Martin è quasi una condanna alle retrovie. Poi Nico Hulkenberg, che ha terminato la prima gara a secco dopo 31 punti in quattro gare.
Tra le scuderie, la Williams torna in doppia cifra, con gli 11 punti conquistati tra il sabato e la domenica, allontanando la minaccia della Kick Sauber che negli ultimi Gran Premi aveva recuperato molti punti alla scuderia con sede a Grove.
Nonostante il punticino di Gasly, la Alpine resta fanalino di coda. Al momento è la grande delusione della stagione.
⑦ DISCUSSIONI Perché non ci sono più tanti doppiaggi
L’affermazione che la Formula Uno moderna è meno spettacolare che in passato è sempre più diffusa. L’accresciuta sicurezza, la maggiore attenzione dei piloti, il rigore con cui ogni scorrettezza viene punita, contribuiscono alla sensazione che le corse siano meno divertenti che in passato. Non va però dimenticato che la maggiore affidabilità delle monoposto dà l’impressione di un appiattimento verso il basso dello spettacolo. Le classifiche in sospeso fino all’ultimo giro, le improvvise rotture dei motori e di altre componenti meccaniche sono un lontano ricordo, e forse la mancanza di sorprese annoia quel pubblico che rimpiange il passato.
Ma c’è un altro fattore che sta diventando sempre più un lontano ricordo: il doppiaggio.
Le macchine, nonostante la percezione di molti, sono molto vicine tra loro come prestazioni rispetto a quanto lo fossero le Formula Uno del passato. Anche a Spa, che è comunque un circuito lunghissimo nel quale i doppiaggi sono meno probabili, c’è stato un solo pilota non a pieni giri.
In questa stagione, nelle prime 13 gare, per ben quattro volte tutte le macchine giunte al traguardo erano a pieni giri. Solo in tre occasioni c’è stato un numero alto di doppiaggi, Monaco, Canada e Austria, soprattutto per la brevità dei circuiti. In totale la media è stata di 3,5 doppiaggi a gara su una media di 17,5 macchine che hanno terminato la corsa. In pratica, l’80% delle macchine arrivate al traguardo era a pieni giri.
Se confrontiamo questi dati con quelli di dieci anni fa notiamo già una grande differenza. Infatti, nel 2015, nei primi 13 Gran Premi la media delle macchine arrivate a fine gara era stata di 15 a Gran Premio, con una media di doppiati di 6,7 a gara. Quindi solo il 56% delle monoposto terminava mediamente a pieni giri.
Ancora più evidente la differenza con il 2005. Nei primi 13 Gran Premi (escluso il GP degli USA che vide la presenza di sole 6 auto al via), le auto che finirono la gara a pieni giri furono mediamente il 53%, con 6,8 doppiati per gara su una media di 14 macchine che arrivarono integre al traguardo.
Trent’anni fa poi era proprio tutta un’altra storia. Nel 1995 le macchine che finirono la gara nei primi 13 GP furono mediamente 12 (e ne partivano 26), quelle a pieni giri appena il 35%, con una media di doppiati di 8 per gara.
In questa statistica non va però sottovalutato il ruolo della Safety Car, negli ultimi anni sempre più frequente. L’ingresso della vettura di sicurezza, soprattutto negli ultimi giri, azzera i doppiaggi, consentendo alle macchine già doppiate di superare la testa del gruppo e riportarsi in fondo alla fila.
In ogni caso, quella che è di fatto una grande vittoria della tecnologia, con macchine sempre più affidabili e vicine tra loro, viene invece percepito come un incentivo alla noia.