Per la Mercedes di Russell una vittoria alla Fabietto Schisa
E per Kimi Antonelli l’epifania definitiva
DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI Toto Wolff non si è disunito
Per Russell una gara da 10, che è anche la somma della sua vittoria numero 4 e la sua pole numero 6. Si continua a parlare troppo poco di questo pilota, molto dotato sia nella guida che nella testa. George ha costruito la gara sin dal sabato, quando ha centrato una pole position inattesa. La partenza bruciante e la gestione dei 70 giri, con Verstappen che lo ha braccato per l’intero Gran Premio, hanno messo in luce tutte le sue qualità. La macchina ha fatto il resto, e di questo va dato merito a Toto Wolff e a tutto il team Mercedes che ha lavorato in silenzio, senza mai disunirsi o polemizzare quando i risultati non arrivavano o quando entrambe le monoposto avevano chiuso a zero punti.
Con il doppio podio del Canada, la Mercedes è arrivata a quota sei e in classifica costruttori si riprende quel secondo posto che era stato suo dalla seconda gara fino allo scorso Gran Premio. E il terzo posto di Antonelli ha completato il trionfo, ma Andrea merita un cilindro tutto suo.
② TEEN-TARELLA DI LUNA Il podio di Antonelli
Andrea Kimi Antonelli corona il sogno del podio a poco più di 18 anni. È il terzo pilota più giovane a podio nella storia della F1 dopo Verstappen e Stroll, e spezza un digiuno italiano lungo quasi 16 anni. Prima di lui c’era stato Jarno Trulli, secondo nel GP del Giappone del 4 ottobre 2009.
Una gara da pilota esperto e allo stesso tempo aggressivo all’occorrenza, come ha dimostrato nel sorpasso al primo giro sul leader del mondiale Piastri. Poi ha sfoderato una gestione della gara quasi perfetta, con il giusto sangue freddo quando ha dovuto subire la pressione delle due McLaren e un pizzico di fortuna quando l’incidente tra Norris e Piastri ha congelato la corsa con l’ingresso della Safety Car.
Una bella storia per un ragazzo di questi tempi, che non ha cambiato vita e atteggiamento dopo il suo arrivo in Formula Uno. I suoi 4 milioni e mezzo di follower su Instagram non l’hanno snaturato. Al di fuori della Formula Uno continua a vivere come i suoi coetanei. A scuola ci va in supercar, ma continua a scherzare con i compagni di classe. Va in giro con gli amici di sempre e quando può torna con loro a girare in go-kart sul circuito non lontano da casa, dove si divertiva [e imparava] da ragazzino. Senza dimenticare di passare un po’ di tempo con le persone che su quel circuito lo seguivano e gli davano una mano fino a pochi anni fa.
In un momento in cui la Ferrari dà poche soddisfazioni ai tifosi italiani, speriamo che tutte le aspettative e le pretese di vittoria non finiscano sulle spalle di Andrea. L’era dei social ci ha insegnato che è facilissimo passare dall’esultanza alle critiche. E che questo podio non diventi in futuro una tassa da pagare alla popolarità.
③ CADUTE La prima McLaren senza un podio
Dalla terza doppietta alla prima gara senza podio il passo è stato brevissimo. Come non era ancora successo in questi due anni di [mancati] duelli in famiglia, il patatrac è arrivato. Lando Norris ha sicuramente sbagliato nella scelta del punto e del momento per provare il sorpasso sul compagno di scuderia, ma stavolta le papaya rules hanno fallito. In un modo o nell’altro il muretto si sarebbe dovuto inserire nel duello dando ordini chiari.
Probabilmente la scelta più logica sarebbe stata dare via libera a Norris, molto più veloce di Piastri. Col senno di poi, in un finale con cinque monoposto così vicine, Lando avrebbe potuto addirittura provare a vincere, quanto meno a superare Verstappen togliendo altri punti a Max in ottica mondiale. Oppure dai box potevano dire chiaramente ai due piloti di mantenere le posizioni.
Il problema principale è che nonostante il dominio tecnico i due piloti di Stella e Brown non riescono a neutralizzare Verstappen. Anzi, Max ha recuperato 6 punti su Piastri e 18 su Norris. Doveva essere una stagione a senso unico, ma la McLaren sta facendo di tutto per tenere vivo il mondiale, almeno quello piloti. Il ritiro di Norris in Canada è il primo zero della McLaren dopo 22 Gran Premi consecutivi con entrambe le macchine a punti.
Ringraziamo Stella e Brown per non aver ucciso il mondiale, ma qualche riflessione sulle regole nella gestione dei due piloti andrà fatta. Probabilmente questo ritiro di Norris finirà per fissare definitivamente delle gerarchie interne. Con Piastri avanti di 22 punti, ma soprattutto con Verstappen ancora a -43, non è il caso di rischiare. Anche perché il campionato costruttori, con 175 punti di vantaggio sulla Mercedes, nonostante la brutta giornata canadese, è saldamente indirizzato verso Woking. Forse per la McLaren è arrivato il momento di concentrare tutti gli sforzi verso la classifica piloti, consegnando a Oscar Piastri le chiavi della scuderia.
④ ORIZZONTI Verstappen a mani nude
Verstappen non molla la presa. Anche senza vincere, Max ha portato a casa un ottimo secondo posto. Rischia il giusto, soprattutto dopo le tante chiacchiere intorno alla sua patente di pilota e ai punti ormai vicini all’esaurimento, quasi fosse uno di quegli autisti indisciplinati beccati più volte dalla polizia e non un quattro volte campione del mondo in lotta per il quinto titolo consecutivo. Non è riuscito mai a raggiungere davvero Russell che gli era davanti, forse ha preferito non rischiare.
Solo quando è entrata in pista la Safety Car, ha superato per un istante la Mercedes di George in una manovra divenuta vietatissima dopo le polemiche del Gran Premio di Abu Dhabi 2021, probabilmente figlia di una brusca frenata di Russell nel malizioso tentativo di far penalizzare Max. Chris Horner, al centro di voci che lo vorrebbero fuori dalla Red Bull dalla prossima stagione, ha portato a casa un solo risultato su due, come ormai sta accadendo in ogni singolo Gran Premio del 2025, tranne che in tre occasioni. La cosa incredibile è che la Red Bull è ad appena 21 punti dalla Ferrari e a 37 dalla Mercedes.
⑤ PANORAMI Che sta succedendo dentro la Ferrari
Chissà se il quinto e il sesto posto delle Ferrari sono il risultato delle presunte critiche della stampa italiana o sono frutto di qualche problema a Maranello. Dopo essersi iscritto al partito di quelli che danno ai giornalisti le responsabilità dei mancati risultati, Fred Vasseur chiede serenità. Dimenticando che Mattia Binotto è stato impallinato per molto meno, senza che peraltro incolpasse i media.
La pressione intorno alla Ferrari è nota, ma l’autodifesa del team principal della Rossa va nella direzione sbagliata. Forse il buon Fred è uno dei pochi a non accorgersi che Leclerc è spesso infastidito dalle decisioni del muretto, che non si sente supportato a sufficienza: vedi l’errore commesso dai box di mandarlo in pista durante le qualifiche Q3 quando c’era Hadjar lungo il percorso, senza neppure segnalare la sua presenza. Oppure quando, durante la gara, dai box hanno deciso di montare sulla sua monoposto di nuovo le gomme dure per il secondo stint, obbligando così Charles a una ulteriore sosta per smarcare la doppia mescola, senza neanche provare a conservare una seppur minima possibilità di lasciare Leclerc in pista fino alla fine.
Tutto con grande disappunto del pilota monegasco, che esegue pazientemente quanto gli viene ordinato. Quella pazienza che Hamilton sta iniziando a perdere, almeno da quanto si evince dalle sue dichiarazioni. Ha detto di essere arrivato in Ferrari per cercare di influenzare il team e portare a dei cambiamenti necessari, ma di non esserci finora riuscito. Dichiarazioni un po’ strane, soprattutto quando ha parlato di misteri intorno agli aggiornamenti mai introdotti. Insomma, la Ferrari dà l’impressione di essere una mezza polveriera, e forse i risultati sportivi non sono neanche l’aspetto più preoccupante.
Molte domande sorgono spontanee: perché ingaggiare Hamilton a fine carriera se non si sfrutta almeno la sua esperienza? Perché Lewis dice di non potersi sbottonare troppo circa le cose che sono successe quest’anno, i problemi riscontrati e quello che sta succedendo all’interno dell’organizzazione? Perché poi lo dice davanti alle telecamere? Dopo i malumori dichiarati apertamente dai suoi piloti, Vasseur si aspetta ancora che i media non ne parlino?
⑥ TRACCE Di nuovo otto scuderie a punti
Per il secondo Gran Premio consecutivo otto scuderie su dieci hanno preso punti. Il ritiro della McLaren di Norris ha favorito l’ingresso nei primi dieci di Sainz, salvando così la Williams dal secondo doppio zero consecutivo. Sono rimaste invece senza punti sia la Racing Bulls sia l’Alpine Renault, nonostante le ottime qualifiche di due vetture su quattro. Hadjar era partito nono e Colapinto 12esimo, ma in gara le loro macchine non si sono dimostrate all’altezza, così come quelle dei compagni di scuderia, Lawson ritirato e Gasly staccatissimo.
La Williams mantiene saldo il quinto posto in classifica costruttori subito dietro i grandi team, mentre tra la sesta e la decima scuderia il distacco è di 17 punti. Ogni posizione conta per la gloria e per le statistiche, ma soprattutto per i soldi a fine stagione. Ogni singola posizione può essere decisiva in termini di budget per la stagione successiva.
⑦ ARTEFICI La Rossa vince quando è gialla
C’è una Ferrari che vince, anche se non in Formula Uno. Una delle tre gare più prestigiose nella storia dell’automobilismo, una di quelle che qualsiasi pilota e scuderia vogliono vincere almeno una volta, la 24 ore di Le Mans è andata per il terzo anno consecutivo alle Hypercar di Maranello. È stata una giornata di gloria per Robert Kubica, 41enne ex pilota polacco di Formula Uno, che dopo una prima parte di carriera fatta di 76 Gran Premi tra il 2006 e il 2010 al volante di Sauber e Renault, con una vittoria nel GP del Canada 2008, subì un gravissimo incidente al Rally Ronde di Andora in Liguria.
Robert rischiò la vita, ma dopo una lunghissima riabilitazione e un ulteriore infortunio, è riuscito a tornare alle corse. È rientrato in F1 come pilota di riserva della Williams nel 2017, nel 2019 è stato pilota ufficiale per una stagione povera di risultati, con un unico punto conquistato in Germania. Ha lasciato definitivamente la Formula Uno nel 2021, dopo aver corso due Gran Premi con l’Alfa Romeo, l’ultimo dei quali a Monza in sostituzione di Kimi Raikkonen positivo al Covid.
Nella 24 Ore di Le Mans ha vinto in equipaggio con il britannico Philip Hanson e il cinese Ye Yifei. Unica curiosità: la Rossa non era rossa, bensì gialla. Si trattava della Ferrari 499P gestita dal team AF Corse.
Che cosa si dice in giro
▥ LE CHIACCHIERE STANNO A ZERO Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Sul tema tecnico permane un nebbione da Val Padana. Discutiamo spesso sulle magagne che maschera Verstappen guidando la Red Bull: forse il vero valore della SF-25 è quello che mostra Hamilton e che nasconde Leclerc, mentre non si riesce a capire quale siano esattamente i punti deboli, descritti in continuazione come potenzialmente forti; se si tratta di handicap che possiamo considerare definitivi, evitando di alternare speranze e delusioni. Cambiano le piste, non i bilanci. Modesti”.
▥ IL GIORNO DELLA MARMOTTA Giuseppe Antonio Perrelli, Repubblica: “E poi c’è la povera marmotta, che abitava nel parco sull’isola di Notre-Dame dove è stato costruito il circuito di Montreal. Hamilton l’ha investita, danneggiando la vettura: «Ragazzi, non vado da nessuna parte», l’amara constatazione del sette volte campione del mondo”
▥ DIMENTICARE [anche] MONTREAL Umberto Zapelloni, Il Giornale: “La Scuderia era arrivata in Canada al secondo posto nel Mondiale Costruttori, se ne torna in Europa scavalcata dalla Mercedes che ora ha 16 punti in più. Un fine settimana da dimenticare. Un altro. Meno male che a Le Mans c’era chi festeggiava ancora una volta”.
▥ I MONDI PARALLELI Leo Turrini, Il Resto del Carlino: “In Ferrari convivono due universi paralleli. Il gruppo Wec vince e convince. La Formula Uno aspetta una gioia iridata dal 2007 (titolo piloti) e dal 2008 (titolo costruttori). Le realtà tecniche sono diversissime, per carità. Però il manager Coletta e l’ingegnere Cannizzo, i papà della 499P, magari potrebbero essere utili alla causa anche in un’altra veste”
▥ COLETTA E IL TRAVASO DA LE MANS Luigi Perna, La Gazzetta dello sport: “Parlare di fallimento, a questo punto, non è esagerato, considerati i proclami ambiziosi fatti dopo l’arrivo di Lewis. Ed è normale che il team principal Frederic Vasseur sia in discussione. Come sostituto circola proprio il nome di Coletta, l’uomo del miracolo Ferrari a Le Mans , e non c’è da stupirsi. La fiducia di Elkann nei suoi confronti è al massimo. Mentre Vasseur, in scadenza di contratto, paga la mancata crescita del team e alcune scelte interne criticabili. Ma, se Coletta dicesse sì, accettando di diventare il capo della Gestione Sportiva, si troverebbe ad affrontare una sfida ben più difficile di quelle che ha vinto fino a oggi. La Formula 1 ha un grado di complessità di gran lunga superiore alle gare Endurance e l’anno prossimo bisognerà fronteggiare il cambio regolamentare più grande della storia, con macchine, motori e gomme completamente diversi.