La foto di Andre Ferreira
Al torneo di Parigi escono dalle loro tane gli acrobati. Così li ha chiamati Stefano Semeraro su Il Tennis italiano spiegando che rispetto all’erba [“al contrario dell’erba”] la terra del Roland-Garros “richiede una buona dose di istinto e sventatezza”. Semeraro racconta che “sull’erba è più facile decollare, fidarsi dell’impatto vegetale (si dirà, erbaggio?), sulla terra, o sul cemento, ci vuole cuore, un filo d’incoscienza”.
Sulla terra i più incoscienti fra tutti sono Hurkacz, Rublev, Dimitrov, ma sono “sempre meno, con sempre meno gusto, perché l’utile ormai è sempre più scisso dal dilettevole, perché il tennis moderno tende a rinnegare il gioco, per salvaguardare il mestiere”.
C’è stato un tempo invece in cui gli acrobati proliferavano, i grandi tuffatori del passato sono stati Nastase, Noah, Becker, il tedesco “che atterrava sulla mano sinistra, gli occhi e la racchetta protese a intercettare la sfera, la coordinazione da ex portiere che si fidava dell’aria”.
Il gesto dei gesti in questi giorni è stato un volo orizzontale di Sara Bejlek nel torneo di qualificazione. Andre Ferreira, fotografo della federazione francese, ha colto il solo attimo in cui quella posa era perfetta, parallela al terreno.
Ferreira faceva il radiocronista. Nel 2014 ha cambiato mestiere per dedicarsi alla sua passione. «La radio era bella, l’adrenalina dal vivo era molto divertente. Ma presentavo il radiogiornale, passavo tutto il tempo in studio e mi mancava uscire, vedere cosa succedeva fuori. Volevo restare nel giornalismo, così ho pensato che la fotografia sarebbe stata la strada giusta».
Ha seguito un corso e nel 2016 lo hanno mandato a coprire il torneo del Roland-Garros. «Lavoravo per un’agenzia di stampa e all’epoca non mi interessava il tennis. Conoscevo i grandi nomi, ma ricordo che tutti i miei colleghi volevano venire qui a scattare. Io non ero particolarmente entusiasta, era un lavoro come tanti. Ma appena sono arrivato, ho capito perché tutti i miei colleghi adorassero questo posto. È un evento speciale. Quando c’è una bella luce, si può dare sfogo alla creatività. Stai qui per tre settimane, invece una partita di calcio finisce in una notte. Qui puoi provare cose nuove, se non funzionano puoi tornare il giorno dopo e riprovare. Mi piace molto il campo Simonne-Mathieu. Si può giocare molto con l’architettura del luogo, il sole e la luce creano tantissime sfumature diverse. Ci sono riflessi sulle vetrate, sul tetto è spettacolare. Ogni campo ha un suo angolo e un punto diverso da cui guardare il campo dall’alto in basso, tanti sfondi incantevoli. Al Roland-Garros hai questa libertà, a differenza di altri luoghi, a differenza di altri sport. È il posto perfetto per venire a lavorare da fotografo»
Semeraro su Il Tennis Italiano ricorda certi studi rinascimentali sulle immagini, uno in particolare sul reincarnarsi del passo di una ninfa in quello di una serva di una corte europea, e scrive allora che in quel tempo sarebbe stato apprezzato lo scatto di Ferreira, lo scatto al volo orizzontale di Sara Bejlek. “Una mossa ninja, con il polso che scatta per assestare la rasoiata mentre i piedi esauriscono la spinta e tutto il peso del corpo si bilancia sul fragile polso della ragazzina ceca. Un esercizio di levitazione”.
A Bejlek è venuto bene perché da bambina faceva ginnastica artistica, corpo libero, ma quando le hanno mostrato la foto ha detto che: 1] è stata felice di non essersi fatta male, 2] maledizione, aveva perso il punto.