È arrivata l’estate. Nel senso di Summer McIntosh, oro a Parigi nei 200 farfalla, 200 e 400 misti, con il condimento di un argento nei 400 stile libero. È arrivata in forma debordante ai Trials canadesi per i Mondiali di Shanghai. Sabato ha tolto il record mondiale dei 400 stile libero all’australiana Ariarne Titmus [3:54.18 contro 3:55.38], domenica ha nuotato il terzo miglior tempo della storia negli 800 stile libero in 8:05.07, a un secondo dal record mondiale fatto un mese fa da Katie Ledecky in Florida [8:04.12]. È la sola prestazione che non appartenga a Ledecky fra le prime-10 di tutti i tempi nella specialità. Stanotte l’estate è diventata caldissima. McIntosh si è presa anche il primato mondiale dei 200 misti nuotando in 2:05.70, 42 centesimi di secondo più veloce di quanto fece Katinka Hosszú ormai quasi dieci anni fa. Ah, poi c’è quel dettaglio: Summer McIntosh ha 18 anni.
A Parigi un anno fa è stata la prima atleta canadese a vincere tre medaglie d’oro individuali in una sola Olimpiade, estiva o invernale. È stata l’undicesima nuotatrice con tre ori individuali in una edizione dei Giochi, raggiungendo Katie Ledecky, Kristin Otto, Kornelia Ender, Inge de Bruijn, Janet Evans, Michelle Smith, Katinka Hosszú, Krisztina Egerszegi, Deborah Meyer e Shane Gould. Non una cattiva compagnia. Quattro podi in un’Olimpiade in Canada li avevano visti solo con Cindy Klassen, che ne ha aveva messi insieme cinque a Torino.
Quando Summer sale sul podio per le premiazioni, dopo aver abbassato il collo e aver lasciato che le infilino una medaglia, canta l’inno nazionale in due lingue, alternando il francese e l’inglese come le hanno insegnato alle scuole elementari. Così non si dispiace nessuno. Il suo primo amore è stato il pattinaggio artistico. Quando è arrivato il Covid aveva 14 anni. Sua madre comprò due biglietti aerei e se ne andarono in Florida, per sfuggire alle restrizioni più severe che c’erano in Ontario. Aveva in testa le Olimpiadi di Tokyo, non voleva restare indietro.
COSA SCRIVONO DI LEI
La persona meno impressionata dai risultati di Summer McIntosh è Summer McIntosh. “A sentirla parlare – scrisse il Washington Post l’estate scorsa – non c’è quasi mai un briciolo di sollievo nell’aver soddisfatto le enormi aspettative che vengono risposte su di lei per ogni gara. A sentirla parlare, si sente solo della prossima gara da affrontare”.
Secondo Brent Arckey, il suo allenatore a Sarasota, la compostezza naturale di questa teenager non è un caso. Molte volte si è sentito chiedere da lei un consiglio, un’indicazione su come gestire la pressione e il caos di un grande evento come un’Olimpiade. Arckey allora inventò un giochino, una specie di training mediatico, simulando le domande che ti possono piovere addosso quando diventi un personaggio. Il Washington Post ha scritto che le ha insegnato a parare le più difficili come se fosse una schermitrice.
Sports Illustrated la definisce la migliore nuotatrice della sua generazione. Di gran lunga. Durante i Giochi di Parigi, Michael Rosenberg ha scritto per la rivista americana: “La domanda, con un’atleta così brava e così giovane, è se si renda conto di quanto sia speciale vincere una medaglia d’oro. La risposta più onesta è che probabilmente non riesce ad apprezzarlo. Non completamente. Potrà solo cercare di assaporarlo. Ma McIntosh ha ancora 17 anni. L’apprezzamento pieno arriverà più tardi, quando l’esperienza e i momenti più difficili in piscina le permetteranno di contestualizzare emotivamente tutto questo. Michael Phelps apprezza le sei medaglie d’oro vinte ad Atene molto di più oggi che nel 2004. Katie Ledecky aveva 15 anni quando vinse la sua prima medaglia d’oro. Chi può dare un senso pieno a una cosa del genere che succede a 15 anni? McIntosh si sta inconsapevolmente impacchettando un regalo che aprirà fra molto tempo”.