Il Fattore Affidabilità nella nuova F.1
DI ROBERTO LIBERALE

① ARTEFICI LA MINIERA D’ORO DI MAX
Il detto di Enzo Ferrari secondo cui «un pilota perde un secondo a giro a ogni figlio che gli nasce» per Verstappen non vale. Ma forse non vale più per nessuno, ora che il motorsport è diventato più sicuro rispetto al passato. Come ha scritto Marco Ciriello su Domani un paio di anni fa, i piloti papà non rallentano più come accadeva nell’epoca in cui ogni gara era davvero una sfida tra la vita e la morte.
Fatto sta che Max torna a vincere (per la 65esima volta), recupera 10 punti a Piastri e praticamente da solo mantiene la Red Bull al terzo posto in classifica costruttori. Verstappen è considerato pienamente in lizza per il mondiale soprattutto per la sua bravura, non di certo per le qualità della sua macchina. Ma finché riuscirà a fare ciò che vuole, imponendo la sua legge agli avversari, non potrà mai essere fuori dai giochi.
Il sorpasso in partenza su Piastri era un colpo impossibile da prevedere. Ma quel che intravede Max in pista non è neanche pensabile da chi non ha le sue stesse qualità. Anche l’ingresso della Safety Car poteva essere un motivo di ansia, magari altri piloti si sarebbero persi nel rammarico dei secondi prima guadagnati e poi persi di colpo. Per Verstappen è stato tutto normalissimo ed una volta ripartito ha subito staccato le due McLaren, tanto da far segnare il giro più veloce a 5 giri dalla bandiera a scacchi, completando così una tripletta in pista fatta di vittoria, giro veloce e 63 giri su 63 al comando. Chiunque in futuro arriverà a mettere sotto contratto Max troverà una miniera d’oro. Almeno fino a quando non sarà lui a stancarsi delle corse.
② PANORAMI MCLAREN, MODELLO SERENITA’
Pur mancando la vittoria, è arrivato il quinto doppio podio McLaren nel 2025, e una classifica costruttori nella quale, dopo appena sette gare, il team di Stella e Brown ha quasi doppiato la scuderia al secondo posto. Infatti, i punti sono 279 contro i 147 della Mercedes. Ma ancora una volta resta la sensazione che il team papaya non sfrutti mai in pieno il suo potenziale. Anche il fatto di non puntare con decisione su uno dei due piloti finisce per togliere punti ad entrambi, lasciando Verstappen troppo vicino a loro in classifica piloti. Ma tutto ciò sembra non mettere ansia alla scuderia, che invece vede sempre tutti i suoi componenti perennemente sorridenti, pronti a spiegare scelte e decisioni con grande disponibilità, chiarezza e senza cercare alibi.
Una piccola lezione per chi crede che la vittoria si insegua solo in un clima di tensione e che ogni mancata vittoria debba diventare un’occasione per mostrarsi tristi ed arrabbiati. Vedremo se tutto ciò è figlio di una infinita sicurezza nei propri mezzi o se davvero può essere una nuova chiave per il successo. Perché alla fine i risultati contano e più avanti nella stagione, quando i punti peseranno molto di più, riuscire a mantenere un clima rilassato nei box potrebbe essere molto più difficile.
③ TRACCE FERRARI, PIU DI COSI NON SI POTEVA FARE
Stavolta la Ferrari ha indovinato strategie e gomme. Al di là dei dubbi su alcune decisioni, con il quarto posto di Hamilton e il sesto di Leclerc ha ottenuto probabilmente il massimo possibile. Le posizioni in griglia delle due Rosse, dopo la pessima qualifica del sabato, erano molto penalizzanti. A quel punto l’unica strategia possibile era attaccare sin dall’inizio. Leclerc è partito a razzo fino a quando il suo muretto ha deciso che valesse la pena di provare l’azzardo di un cambio gomme molto anticipato, nel momento in cui Charles si è trovato imbottigliato in un trenino di auto senza sbocchi possibili.
La mossa ha prodotto un duplice effetto. Leclerc si è trovato con la pista libera in aria pulita e allo stesso tempo le altre scuderie sono state costrette a reagire richiamando i propri piloti ai box. Tutto stava andando per il meglio fino alla fermata di Ocon in mezzo alla pista che ha costretto la direzione gara ad attivare la Virtual Safety Car. La decisione è diventata una sorta di “tana, liberi tutti”, con tutte le macchine non ancora andate ai box che hanno pescato il jolly di un pit-stop con meno secondi persi.
Un colpo non fortunato per Leclerc che si ripeteva una ventina di giri dopo con la Safety Car vera e propria entrata in pista per consentire la rimozione della Mercedes di Antonelli. Alla fine, mentre tutti i piloti di testa tranne Piastri rientravano ai box per un ennesimo cambio gomme, Charles restava in pista per mancanza di gomme disponibili, al netto delle mescole rosse giudicate dal muretto troppo rischiose per reggere fino alla fine.
Leclerc è stato quindi costretto a cedere il passo sia ad Albon, lasciato sfilare per evitare una penalizzazione dopo un corpo a corpo che aveva costretto Alex fuori pista, che a Hamilton, che aveva degli pneumatici molto più freschi. Un bilancio comunque più che accettabile per la scuderia di Maranello, considerate le premesse. E un Leclerc che, nonostante il sesto posto finale, è stato uno dei protagonisti più apprezzati del GP di Emilia-Romagna 2025.
④ DISCUSSIONI IL REGRESSO DELLE MERCEDES
Settima gara a punti per Russell, anche se per George il settimo posto finale è il peggior risultato stagionale. Invece Antonelli, ritirato, chiude la sua seconda gara senza punti. Nonostante il magro bottino di soli 6 punti, la Mercedes mantiene il secondo posto in classifica costruttori. Resta preoccupante però il regresso delle due monoposto di Brackley rispetto a quanto mostrato nelle qualifiche del sabato, almeno da parte di Russell.
La Mercedes è una scuderia che punta molto sul futuro, tra la costante presenza di Russell con i migliori del gruppo e il percorso di crescita di Kimi Antonelli. Bisognerà però capire se Toto Wolff e il management Mercedes crederanno in questo percorso, rinnovando il contratto ad entrambi i piloti, o cederanno alla tentazione di inseguire un nuovo top driver, o meglio, quel Max Verstappen il cui futuro in Red Bull è sempre più incerto.
⑤ PROSPETTIVE LA LENTA RISALITA DELLA WILLIAMS
Tra i team di seconda fascia la Williams ha ormai staccato il resto del gruppo, con entrambe le sue monoposto che a Imola sono andate per la terza volta consecutiva a punti. La seconda scuderia più titolata della storia, insieme alla McLaren, sta lentamente tornando nella nobiltà della Formula Uno. Ora che anche la McLaren è tornata ai fasti di un tempo, per sedere di nuovo nel salotto buono della F1 alla Williams manca solo la vittoria, che è assente dal suo palmares da tredici anni e una settimana (Pastor Maldonado in Spagna, 13 maggio 2012). Agli altri cinque team “minion” restano le briciole. A Imola è toccato alla sola Racing Bulls raccattare due punticini per muovere la classifica. Ma mai disperare per il futuro. Proprio la Williams è l’esempio di come certe situazioni si possano ribaltare. Appena tre anni fa la scuderia oggi guidata da James Vowles finì ultima in classifica costruttori e nel 2020 non mise insieme neanche un punto.
⑥ IL TEMA IL FATTORE AFFIDABILITÀ
Quinto ritiro per problemi meccanici in sette Gran Premi. A Imola è toccato a Ocon e Antonelli, dopo Alonso in Cina, e Bearman e Bortoleto a Miami. Le monoposto di Formula Uno sono sempre più affidabili e al quarto anno con lo stesso regolamento i progetti sono sufficientemente maturi per consentire alle auto di completare tutti i giri di ogni GP senza guasti.
Non a caso nel 2022, primo anno di applicazione del regolamento attuale, nella stessa finestra temporale dei primi sette GP, i ritiri per noie meccaniche furono ben 13. L’accusa di presunta poca spettacolarità della Formula Uno attuale è anche indotta dal fatto che l’imprevisto tecnico è divenuto quasi impossibile.
Tanto per fare un esempio, nella favolosa quanto imprevedibile Formula Uno di fine anni ’70, quasi un terzo delle monoposto non finiva la corsa per noie meccaniche. I numeri, paragonati ad oggi, fanno impressione. Il campionato 1977, per esempio, fu vinto da Niki Lauda su Ferrari quasi solo per l’affidabilità della Rossa. I ritiri totali di tutte le auto per problemi tecnici furono 117 in 17 Gran Premi, una media di quasi 7 a gara. Niki vinse solo 3 volte, una in meno di Andretti, ma arrivò a punti 12 volte su 15 (non gareggiò negli ultimi 2 GP stagionali). Solo una volta ebbe problemi con il motore Ferrari, la cui affidabilità era quasi mitologica nella Formula Uno di allora.
⑦ ORIZZONTI BRAD PITT E IL FUTURO DI IMOLA
Il circuito di Imola potrebbe aver chiuso definitivamente il suo secondo ciclo di presenze nel calendario di Formula Uno. Dopo 32 Gran Premi, prima tra il 1980 e il 2006, e poi dal 2020 al 2025, sarà un altro pezzetto di storia che sarà archiviato, forse per sempre o forse no. Quello del Santerno è uno dei circuiti più tecnici su cui corrono le Formula Uno, ai piloti piace, la presenza del pubblico è stata sempre enorme, ma ciò non basta per garantirne l’inserimento nei calendari futuri. Tanti altri paesi e circuiti hanno fame di Gran Premi e sono soprattutto disposti a pagare molto di più per ospitarli.
La Formula Uno attuale ha un appeal incredibile, e forse ne avrà ancor di più dopo l’uscita a fine giugno di quello che è stato definito da Lewis Hamilton “il film sulle corse più autentico di sempre”. Parliamo di F1, il kolossal diretto e prodotto da Joseph Kosinski, coprodotto proprio da Sir Lewis e interpretato da Brad Pitt, insieme a tutti i protagonisti reali del paddock, dai piloti ai team principal, fino ai meccanici.
Il romanticismo per una Formula Uno che non c’è più lascerà presto spazio ad un nuovo mondo delle corse, forse più asettico, ma sicuramente più moderno ed adatto ai tempi dei social media e della connessione totale. Se ciò sarà un bene lo capiremo solo in futuro.
Che cosa si dice in giro
▥ L’UOMO CHE BATTE LA MACCHINA Umberto Zapelloni, Il Giornale: “Max è stato bravo e fortunato. Bravo, anzi fenomenale al via quando ha sorpreso Piastri con una staccata pazzesca alla chicane. Una manovra che da sola vale il prezzo del biglietto come si diceva quando Ronaldo, quello vero, ieri ai box Ferrari, faceva uno dei suoi numeri. Poi però è stato baciato anche dalla fortuna quando la Virtual Safety car gli ha permesso di cambiare gomme perdendo una decina di secondi in meno di Norris che si era fermato un giro prima. L’uomo Max ha ancora una volta battuto la macchina”.
▥ SPEGNI E RIACCENDI Fulvio Solms, Corriere dello sport-stadio: “Irresistibile ieri è stato Max, con una Red Bull che ha funzionato pure lei con l’interruttore nuovamente in posizione di accensione, come la Ferrari. Esattamente il contrario – accendi/spegni – di quanto è successo alla Mercedes e all’Aston Martin. È uno strano Mondiale”.
▥ QUEI BRAVI RAGAZZI Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “È lui, alla faccia dei guai Red Bull, il candidato più credibile per la conquista del Mondiale. Verstappen, ma sì, uno che ha tre o quattro colpi da kappaò in repertorio, mentre sia Lando, sia Oscar sembrano un po’ in affanno quando si tratta di chiudere il match. Bravi, circondati da luoghi comuni triti e ritriti — Norris incerto, emotivo, veloce; Piastri glaciale, cinico, implacabile — molto perbene, presi in trappola da un equilibrio sul quale Max soffia e specula; aggredisce e arraffa. Urge togliere di mezzo una perfetta educazione che pure fa parte dell’intero team. E forse, Andrea Stella, dovrà scegliere controvoglia ma quanto prima chi dei due dovrà fare il capogita e chi il portatore di viveri”.
▥ IL MAL DI QUALIFICA DELLA FERRARI Daniele Sparisci, Corriere della sera: “Orgoglio e reazione, era il minimo sindacale. Ma i problemi della Ferrari restano, tanti e misteriosi. Il più evidente, e urgente, è il ritardo in qualifica. La SF-25 era stata progettata per superare il limite della precedente monoposto (più efficace in gara): non solo ha ereditato la carenza, ma l’ha persino amplificata”
▥ LA ROSSA E LE GOMME Stefano Mancini, La Stampa: “La Ferrari deve concentrarsi su un problema inspiegabile: le gomme morbide nuove funzionano peggio rispetto a quelle vecchie. È successo a Miami e a Gedda. In qualifica, dove conta la prestazione sul giro singolo, il problema si nota e può portare a risultati più o meno disastrosi, vedi il sabato di Imola. In gara l’effetto sfuma e penalizza di meno la prestazione”.
▥ UNA MACCHINA BIZZOSA E MISTERIOSA Alessandra Retico, Repubblica: “Domenica quasi poetica quella della Ferrari a Imola dopo un sabato di fantasmi e crudeltà. Dopo una qualifica che ha messo a nudo, ancora una volta, i limiti di una macchina bizzosa e misteriosa, assai voltafaccia, la reazione d’orgoglio della squadra. Funziona (quasi) tutto e anche la rossa pallida nel giro secco si rianima nel ritmo in una gara dalle strategie ben studiate ma anche flessibili, ricca di sorpassi, combattuta dai piloti come fosse l’ultima”
▥ COME I GOVERNI Arianna Ravelli, La Gazzetta dello sport: “In Ferrari il calcolo dei dadi più non torna per dirla con il poeta, i problemi restano, eccome, e appellarsi al cuore visto a Imola potrebbe contribuire a nasconderli. Sono stati fatti errori gravi e fornire spiegazioni raffazzonate, dando la colpa a chi c’era prima come si fa con i governi precedenti (Vasseur giovedì ha detto che questa macchina al 90% era stata già fatta a luglio come a deviare le responsabilità sull’ex dt Cardile, ma la macchina del 2024 che è arrivata a lottare per il titolo costruttori all’ultima gara era di paternità di Cardile molto più di questa) aiuta poco. Ci sarà il coraggio di spostare le energie e gli investimenti sul 2026 o ci si incaponirà nella ricerca di soluzioni magari efficaci – si parla di una nuova sospensione posteriore – ma che rischiano di essere palliative in termini di classifica?”
▥ L’ABBONAMENTO ALLA PAZIENZA Leo Turrini, Il Resto del Carlino: “Con garbo, farò notare che i ferraristi alla pazienza ci sono abituati: chiaro che se a febbraio si promettono mari e monti e a maggio i sogni già sono tornati nel cassetto la perplessità dilaga. E se in Scuderia servono competenze aggiuntive per tornare a vincere, le si vada a prendere. Grazie”.