Il segno della Vittoria senza Vittoria: la serenità del battuto Van Aert

 

Non scherzate su quel 2

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Quando a 16 km dalla fine Joseph Blackmore ha perso contatto, quando in testa alla corsa sono rimasti in due, la domanda più affascinante era come avrebbe fatto Wout van Paperin-aert a farsi battere anche stavolta.

Accanto a lui pedalava Remco Evenepoel, ultima corsa: 12 ottobre, sei mesi fa, secondo posto al Giro di Lombardia. A dicembre è finito contro lo sportello aperto di un furgone durante un allenamento, accompagnato in ospedale con una serie di fratture alle costole, a una scapola, a una mano e un problema a un polmone, così malmesso da pensare che la carriera fosse andata, che gli sarebbero rimaste da guardare alcune foto e certe immagini su YouTube. Anagramma di Remco Evenepoel: coveremo le pene. 

Remco è quel tipo che volò nel vuoto facendo la discesa di Sormano al Giro di Lombardia 2020, così come poteva morire quell’altra volta al Giro dei Paesi Baschi, aprile 2024, una caduta altrettanto terribile. La clavicola destra fratturata due volte avrebbe avuto bisogno di ben altro, certo non di un furgone contro cui andare a sbattere appena ripresi gli allenamenti.

Un tempo un campione al rientro con una cartella medica del genere – uno che confessa di aver pensato di smettere – corre la Freccia Brabante per fare la gamba, non per trovarsi in fuga negli ultimi 15 km con Wout van Aert.

Van Aert era il capitano del Belgio ai Mondiali del 2022 nelle Fiandre, quando Evenepoel per non fare il gregario corse da monello, sul confine dell’insolenza. A quattro giri dalla fine, il tedesco Zimmermann cadde in discesa e spezzò il gruppo in due. Van Aert era rimasto dietro, Remco davanti. Non si fermò ad aspettare, tirò dritto. E dietro il Belgio non si poteva certo mettere a inseguirlo. Risultato: campione del mondo nel giorno in cui i fiamminghi aspettavano Wout. 

IL RITORNO CON VITTORIA DI REMCO

La spalla di Evenepoel ancora non va. Dice che se giocasse ancora a calcio come faceva da ragazzino nelle giovanili dell’Anderlecht, oppure se fosse un pallavolista, avrebbe dei problemi. In bicicletta no. Nel senso che non li ha lui, a uno di noi figuriamoci. In questi mesi si è accostato all’Islam e racconta di averne tratto dei benefici. Un punto d’appoggio lo ha definito il giornale di lingua fiamminga Het Nieuwsblad

Dalle ultime due settimane di allenamento sulla Sierra Nevada, in Spagna, ancora di più. Si è convinto che alla Freccia Brabante poteva correre per vincere e alla media di 45,328 km orari, la seconda di sempre dopo i 45,5666 di un anno fa, allora si è lanciato. 

Quella famosa domanda affascinante su Van Aert ha trovato una risposta negli ultimi 300 metri, quando Remco è partito per una volata lunga e Wout non aveva più le gambe per saltarlo sul traguardo. Ha perso lo sprint a due come al Fiandre 2022 da Van der Poel, come da Van der Hoorne alla Schaal Sels del 2017. Remco invece non perde uno sprint a due dalla quinta tappa del Giro di Catalogna [fu battuto da Roglic] e un’altra volta gli era capitato agli Europei 2021 con Sonny Colbrelli. 

L’Équipe ha scritto che non dovremmo sorprenderci della sua vittoria, nonostante non corresse da sei mesi. E tuttavia è stato come un miracolo che abbia battuto Wout Van Aert allo sprint, dimenticando le cicatrici e i dubbi. Remco ha detto che già arrivare secondo dietro Wout sarebbe stato più che sufficiente per sentirsi felice. Aveva percorso più volte il finale del tracciato dietro la moto del padre nei giorni scorsi, così da lasciare al dolce Paperino delle biciclette il 45esimo secondo posto della sua carriera. 

IL SEGNO DI CHURCHILL

Van Aert deve essere un ragazzo meraviglioso. Lasciò il Tour de France perché stava nascendo il secondo figlio. L’altro giorno dopo la Roubaix il bimbo gli ha chiesto papà papà perché sei arrivato quarto, e lui ha risposto che non c’era niente di male a finire quarti, c’erano stati tre ciclisti più forti di lui. Intorno ai suoi piazzamenti si fa un mucchio di sarcasmo, in televisione poi non ne parliamo, lo sfotte gente che non ha mai vinto la Sanremo come lui, né nove tappe e qualche maglia verde al Tour, né Strade Bianche, né Amstel, né Gand-Wevelgem, né tre Mondiali di ciclocross. Ha un’aura da nuovo Poulidor, ma quando parliamo di Poulidor dimentichiamo spesso che parliamo comunque di un fenomeno

La festa del nonno di van der Poel sul Poggio

La risposta di van Aert è nella foto. Nel sorriso messo dentro il selfie con Evenepoel sul podio. Le due dita di Churchill su cui ci si può sbizzarrire a ridere, ah ah due dita l’eterno secondo, oppure si può davvero credere che siamo in un tempo che sta ridefinendo il senso di una vittoria.

Ne ha scritto qualche tempo fa Alessandra Giardini parlando di terzo tempo del ciclismo e di come non piaccia ai vecchi assatanati, non lo capiscono perché si rispolvera il repertorio completo del nonnismo da caserma per giustificare l’attacco contro «questi giovani di oggi» colpevoli di essere troppo poco cannibali, troppo amici appena scendono dalla bici, troppo gentili l’uno con l’altro. Questa non è soltanto una generazione di fuoriclasse capaci di straordinari successi. Molti di loro sono amici, e quando non si contendono le stesse corse si allenano insieme e si danno consigli. Spesso la sera si sfidano a Fifa o a Fortnite, come compagni di scuola adolescenti, incapaci di detestarsi. Almeno stando a quello che si vede da lontano. Una specie di reality show. Sorridi, questa volta hai perso.

Domani Remco torna in gara alla Amstel Gold Race, poi andrà alla Freccia Vallone e il 27 aprile alla Liegi-Bastogne-Liegi. Nella prima e nella terza corsa avrà per avversario Tadej Pogačar. Vale la pena tenersi liberi. 

 

Il ritorno di Longo Borghini

Ha vinto al rientro pure Elisa Longo Borghini, caduta al Fiandre nella corsa a cui prendeva parte da super favorita. Non sapremo mai come sarebbe finita – ha scritto la rivista Rouleur – Borghini ha sempre amato sferrare attacchi solitari potenti e da lontano. In questa primavera sta iniziando a farli funzionare. In passato si percepiva sempre la sensazione che le probabilità fossero a suo sfavore quando partiva con una delle sue mosse

Anche lei sarà alla Amstel Gold Race di domani. L’ha corsa sei volte, tre volte è arrivata fra le prime-10 ma non l’ha mai vinta. Sarà una corsa me-ra-vi-glio-sa, come spiega L’Équipe stiamo attraversando giorni che sono un po’ come il passaggio di consegne delle vacanze, nella pausa tra le Fiandre e le Ardenne con il Tour de France nella testa. Perciò domani al via Longo Borghini sarà stretta nella morsa olandese di Marianne Vos e Demi Vollering, per non parlare di Anna Van der Breggen, ci sarà la polacca Katarzyna Niewiadoma, la campionessa del mondo Lotte Kopecky, ci saranno nove delle prime-9 della classifica UCI, tredici delle prime-20, più Pauline Ferrand-Prévot che ha vinto la Roubaix, e Silvia Persico, e Letizia Paternoster, e Lucinda Brand, e Alison Jackson. 

A un certo punto durante il pranzo di Pasqua fingete un malore e chiudetevi in bagno a vedere che succede. 

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