La vittoria di Piastri in Bahrain
E le Ferrari vivono di bagliori

DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI LE GERARCHIE PAPAYA
Piastri l’imperturbabile. Vince il suo secondo Gran Premio stagionale, quarto in carriera, si concede la prima tripletta, resta calmissimo quando entra una Safety Car che rischiava di rovinargli una gara fino a quel momento perfetta, stacca il compagno di scuderia di 16 secondi in 22 giri ed esce dalla macchina come se avesse appena terminato la cosa più banale del mondo.
Si dice che la calma è la virtù dei forti e finora questa virtù l’avevamo vista soprattutto in Max Verstappen. Ora Oscar si candida in maniera tanto potente quanto legittima al ruolo di leader della McLaren, anche se Norris è ancora in testa al mondiale. Le papaya rules dicono altro, ma se il team dovesse scegliere, forse la scelta giusta sarebbe Piastri.
Anche dall’altro lato del box ci sono stati sorrisi, perché Norris alla fine ha comunque portato a casa un podio in un week end imperfetto, in cui spicca anche una penalizzazione per posizione avanzata in griglia di partenza. Quelle imperfezioni che non permettono di trasformare con costanza il potenziale delle monoposto di Woking in risultati sonanti. Lo stato d’animo di Lando è altalenante. Non è chiaro se i suoi siano sorrisi nervosi, di circostanza o di reale soddisfazione. Ha ammesso di avere qualche pecca nella gestione mentale, in più diventa spesso il bersaglio più o meno scherzoso dei suoi avversari, come è successo in passato con il suo (ex?) amico Max e nel dopo gara con Oscar e George nel retro podio, mentre tutti insieme rivedevano le immagini del GP. Lando è molto veloce, ma non è freddo come Piastri, non è sfrontato come Russell e non è spietato come Verstappen. Intanto Stella e Brown si godono i primi due posti in classifica piloti e la testa della classifica costruttori con un vantaggio sulla Mercedes già di 58 punti in quattro GP.
② FIGURINE UN RISARCIMENTO PER RUSSELL
Russell è stato l’altro grande protagonista del GP del Bahrain. George ha conquistato il suo terzo podio stagionale in quella Sakhir dove il 6 dicembre 2020 una serie di incredibili errori ai box ed una foratura gli avevano negato la prima straordinaria vittoria al suo esordio anticipato in Mercedes. Il legittimo intestatario di quella macchina, Lewis Hamilton, fermo causa Covid, soffrì molto quella sera nel vedere un esordiente in testa sulla SUA auto per 59 giri. Poi il destino decise che non era ancora il momento e si servì dei ragazzi che quotidianamente aiutavano Sir Lewis per confondere le gomme e forse per lasciare inavvertitamente qualcosa di appuntito affianco agli pneumatici da montare sulla macchina di Russell.
Quegli sfortunati eventi cambiarono inconsapevolmente anche il futuro della Formula Uno, regalando in Bahrain un’insperata prima vittoria a Sergio Pérez che, partito ultimo su una Racing Point, grazie a quella rimonta e a quel trionfo convinse la Red Bull a metterlo sotto contratto per il 2021. Fu così che Checo divenne il fedele scudiero di Verstappen e l’ago della bilancia nel primo mondiale vinto da Max. Perché, durante il decisivo GP di Abu Dhabi, proprio la strenua resistenza di Pérez di fronte agli attacchi di Hamilton permise a Verstappen di recuperare secondi su secondi e mettersi in condizioni di vincere il suo primo mondiale all’ultimo giro.
Il caso fa strani giri e forse Lewis ci ripensa ancora. Chissà cosa sarebbe successo nel 2021 se quel 6 dicembre la sfortuna non si fosse messa di traverso e George avesse vinto quel Gran Premio. Fatto sta che Russell nelle sette occasioni precedenti in Bahrain oltre il quarto posto non era mai andato. Ora è a quota 18 podi in carriera, tutti con una macchina che non è mai stata la migliore del gruppo, ed è quarto nel mondiale ad appena 14 punti da Norris. George è in scadenza con la Mercedes, e Toto Wolff farebbe bene a preoccuparsi di eventuali sirene che lo potrebbero portare via da Brackley.
③ ORIZZONTI LE STRANE FRASI DI LEWIS HAMILTON
Le scelte strategiche della Ferrari hanno suscitato qualche dubbio. Probabilmente l’ingresso della Safety Car ha cambiato i piani del muretto, anche se le gomme più morbide nell’ultimo stint non erano una prospettiva fattibile visti i giri da percorrere. Leclerc ha guidato benissimo, respingendo a lungo gli attacchi di Norris che guidava una macchina nettamente superiore. Charles ama la battaglia, lo si capisce da come sfiora la perfezione nella guida quando è costretto a difendersi o attaccare.
I piani previsti stavano andando benissimo prima che la Safety Car bruciasse tutto il lavoro fatto da Leclerc nei giri precedenti. Però il risultato finale rappresenta il massimo francamente ottenibile. A Sakhir la Rossa è stata seconda nella classifica di tappa con il suo miglior punteggio del 2025, ha lottato spesso alla pari con le auto avversarie e ha mostrato miglioramenti nella gestione dell’intera gara. Continua però a preoccupare Hamilton, le cui frasi lasciano trasparire non solo difficoltà di adattamento alla Ferrari, ma anche dubbi sulle sue reali motivazioni. Parole come «oggi spero di aver dimostrato di avere ancora qualcosa dentro di me» sono difficili da interpretare. Non è chiaro se lo stia dicendo a se stesso, nel dubbio che il serbatoio emotivo e la carica agonistica siano agli sgoccioli, o se la frase è rivolta a coloro che vedono questa esperienza in Ferrari come «un tour d’addio».
Di sicuro, a parte la vittoria nella Sprint in Cina, Sir Lewis non ha fatto vedere molto più di costanti esecuzioni di compiti da portare a termine. E se le cose non dovessero cambiare in fretta, l’operazione Hamilton a Maranello diventerebbe un bel problema nel bilancio della Ferrari e nella gestione della scuderia.
④ PROSPETTIVE LE GRANDI MANOVRE IN RED BULL
Verstappen in un modo o nell’altro la sfanga sempre. Partito dietro come raramente gli capita, con la macchina dal bilanciamento problematico, che frenava male, col team che ha sbagliato i pit-stop, addirittura rientrato 19° in pista al giro 27 dopo l’uscita dai box, ha galleggiato spesso nelle retrovie, fino all’aiutino della Safety Car, che comunque è entrata quando Max era ancora 13°.
Poi ha ben gestito i restanti 22 giri, con il sesto posto guadagnato nell’ultimo disperato tentativo, riuscito, di sorpassare Gasly nel giro finale. La vera novità in Red Bull è che Max non è stato più il solo ad aver contribuito alla causa della scuderia. Infatti, Tsunoda ha conquistato i primi due punti con la nuova casacca. Ora il totale in classifica costruttori non coincide più con il tesoro di Verstappen. Un sesto e un nono posto si potrebbero definire calcisticamente un brodino, come uno 0-0 che smuove la classifica. Ma da Verstappen e Horner potrebbero essere percepiti anche come un segnale d’allarme per il loro rapporto futuro. Max è chiaramente corteggiatissimo, e se il team anglo-austriaco lo vorrà ancora come pilota dovrà giocoforza preparare una monoposto all’altezza del miglior pilota del mondo. Forse non basterà, perché l’arietta all’interno dei box Red Bull pare non sia delle migliori. Forse sarà bene prepararsi a una svolta epocale. Avere Verstappen in squadra è come avere un motore con più cavalli.
⑤ DISCUSSIONI BEARMAN E ANTONELLI, LA CRESCITA DEI ROOKIE
Il migliore dei rookie è stato Oliver Bearman, decimo, in una gara complicata per i nuovi arrivati in F1. Tutti hanno tagliato il traguardo, ma nessun altro in zona punti. La gestione di una gara contrassegnata da tanti sorpassi, pit-stop multipli e Safety Car non deve essere stata semplice per chi non è ancora abituato ai ritmi pazzeschi della massima categoria del motorsport. Oliver è andato a punti per la terza volta consecutiva e forse non è un caso.
Per la Haas è stata una buona giornata, visto anche l’ottavo posto di Ocon. Ma per la Haas e per i team di seconda fascia c’è un cilindro dedicato. Il migliore dei rookie in classifica generale, Antonelli, non è andato oltre l’11° posto, fuori dalla zona punti per la prima volta in stagione, anche se in zona punti c’è rimasto per quasi metà Gran Premio. Andrea è stato onesto nelle interviste post gara. Sicuramente è stato penalizzato dall’ingresso della Safety Car, ma ha ammesso che deve migliorare nella gestione della gara. Della sua gara in Bahrain resta comunque la perla di un sorpasso da campione su Max Verstappen. Tanto coraggio e sfrontatezza nel superare il pilota numero uno in un punto difficle del circuito. Ma anche doti di guida che lasciano ben sperare per il futuro di questo ragazzo, tanto veloce quanto umile.
⑥ SCIE L’ULTIMO ZERO CANCELLATO
La Alpine Renault ha conquistato finalmente i primi punti con Gasly, settimo. L’ultimo zero è quindi cancellato dalla classifica costruttori. Alcuni team di seconda fascia iniziano ad accusare distacchi importanti dalle scuderie di testa. Per ora la Haas e la Williams sono le migliori, anche se quest’ultima scuderia in Bahrain è rimasta a secco. Ancora una volta impressiona la posizione della Aston Martin, in crisi profonda.
Vedere Fernando Alonso ancora a zero punti, come Lawson, Doohan e Bortoleto, immalinconisce. Perché la sua macchina non va, ma intimamente speriamo anche che la parabola del campione Fernando non stia volgendo al termine.
⑦ DISCUSSIONI LE GOMME SONO PIÙ IMPORTANTI DEL PILOTA
Ancora una volta le gomme sono diventate l’elemento chiave per la vittoria. In effetti sono uguali per tutti, ma il GP del Bahrain ha dimostrato quanto conti la capacità di “accenderle”, come dicono in TV, da parte di auto e piloti. Il Gp del Bahrain era diventato un rebus per molte scuderie, che non sapevano più quale strategia fosse la migliore. Se fare una o due soste, se non addirittura tre, se alternare gialla, gialla e rossa, oppure rossa, gialla e bianca, eccetera.
Ogni muretto studiava attentamente le prestazioni degli altri per cercare di capire quale pneumatico garantiva l’equilibrio migliore tra aderenza e degrado. Poi è arrivata la Safety Car a mettere tutti d’accordo, più o meno, quando mancavano ancora 24 giri. Anche in quel caso le opzioni sono state diverse, obbligate anche dalle scelte già fatte in precedenza e soprattutto dalla disponibilità delle varie mescole. Tutto ciò forse rende le gare più spettacolari, anche se lo spettatore medio continua a domandarsi se valga la pena di fare investimenti milionari se poi tutto deve dipendere da 4 pneumatici.
Ormai gli sviluppi vanno tutti in quel senso, ovvero cercare di ottenere una monoposto in grado di sfruttare al meglio l’aderenza e allo stesso tempo non sfruttarli troppo per evitare un degrado rapido. Al punto che persino attaccare, difendersi, provare a sorpassare o stare subito dietro agli avversari non è la scelta migliore. La cosiddetta “aria sporca” è un deterrente che costringe spesso i piloti a snaturarsi, fino a mantenere la giusta distanza dalle macchine che li precedono per evitare un degrado troppo rapido. La speranza è che il regolamento 2026 metta un po’ a posto queste situazioni limite in cui gli pneumatici sono diventati più importanti di un buon pilota o di un buon motore.
Puzzle | CHE COSA SI DICE IN GIRO
▥ L’INVIDIA PER UNA PAPAYA Daniele Sparisci, Corriere della sera: “Oscar ha la macchina che Leclerc non ha mai avuto nei suoi sette anni a Maranello e che era convinto di avere quest’anno. Si era illuso, o era stato illuso dalla fanfara per l’arrivo di Hamilton. L’umore del monegasco è cambiato dopo averla battezzata proprio a Sakhir, tornarci è stata una seduta dallo psicanalista, una presa di coscienza”.
▥ SERVIREBBE MISS MARPLE Giulia Toninelli, la Gazzetta dello sport: “Quanto in alto questa SF-25 possa arrivare, resta però un mistero difficile da comprendere per tutti. Piloti compresi”.
▥ IL MALE OSCURO DELLA FERRARI E DI HAMILTON Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Resta da capire cosa impedisce ad Hamilton di far brillare un talento fuori quota e discussione, prima che i dubbi, le tensioni, trasformino ogni entusiasmo in profonda delusione. Anche perché quando una Ferrari mostra soprattutto complicazioni, l’insofferenza monta in tempi rapidi. Il tema dunque resta il solito: la SF-25 sembra afflitta da un qualche male oscuro, pur tra deboli progressi. Ogni scelta delle gomme vale un patema d’animo, dei piloti, figuriamoci di chi guarda”
▥ EPPUR SI MUOVE Jacopo D’Orsi, la Stampa: “Nell’universo tutto è relativo, lo sappiamo dai tempi di Einstein, figuriamoci in Formula 1 dove si campa di millesimi in più o in meno rispetto alla concorrenza. Così si spiega perché la Ferrari, al netto della faccia al solito scura di Charles Leclerc, consideri questo spettacolare Gp del Bahrein che la vede ancora giù dal podio – non accadeva dal 2021 nelle prime quattro gare della stagione – come un passo avanti”.
▥ L’HOLLYWOOD PARTY DI GEORGE RUSSELL Alessandra Retico, la Repubblica: “Secondo e assolto dall’accusa di avere azionato l’ala mobile di proposito quando non avrebbe dovuto: «Volevo spingere il bottone della radio, si è aperto invece il drs»”.
▥ CANTAMI O DIVA LA MONTEZEMOLEIDE Benny Casadei Lucchi, Il Giornale: “Nostalgia. Nel vedere quella giacca di sartoria blu, la camicia bianca con il colletto aperto, i capelli al vento e la passione di sempre farsi largo tra le rughe mentre sventolava la bandiera, sì, ai piloti in pista ma, idealmente, a questa F1 che in fondo altro non è che la sua Ferrari allargata e sparsa nel Circus”.
▥ CHI C’È OGGI ALLA PRIMA ORA Umberto Zapelloni, Il Giornale: “Fuori dai punti per la prima volta Kimi Antonelli che pure aveva realizzato un grande sorpasso su Max. Con lui la Mercedes ha sbagliato strategia. Non va dimenticato che è solo alla sua quarta gara e tra un gran premio e l’altro va ancora a scuola”.