La Francia festeggia il Sei Nazioni

La Francia festeggia il Sei Nazioni ma fino a un certo punto

    Tre anni dopo il Grande Slam 2022, unico successo nell’arco delle ultime 14 edizioni, La Francia è tornata a prendersi il Sei Nazioni dominando la Scozia [35-16] allo Stade de France. Il cucchiaio di legno è finito per la seconda volta consecutiva al Galles, mai così in basso nel ranking mondiale, 12esimo posto. 

L’Équipe insiste con gli stessi toni di ieri, scrive che certo, i Blues avrebbero potuto fare di meglio e vincere il Grande Slam, rimpiangeranno senza dubbio a lungo la frustrante sconfitta in Inghilterra dell’8 febbraio, ma il modo in cui hanno martirizzato gli avversari successivi battendo nel frattempo il record per il numero di mete segnate da una squadra nel torneo [30] attesta una progressione che alimenta molte speranze a due anni e mezzo dalla prossima Coppa del Mondo in Australia. L’ossessione storica del rugby francese, il titolo mancato anche nell’edizione organizzata in casa. 

Thomas Ramos è diventato il capocannoniere di sempre della Nazionale francese con 450 punti, superando il precedente record detenuto da Frédéric Michalak [436], mentre Louis Bielle-Biarrey è diventato il detentore a pari merito del maggior numero di mete segnate in un torneo [8]. Renaud Bourel ha parlato su L’Équipe di una squadra indisciplinata, imprecisa, ma ingiocabile. Ci va giù di metafora: Che sapore ha il croissant della domenica mattina? È il migliore al mondo? Calma, era ancora nel freezer dieci minuti fa. Si tratta del nuovo effetto della Nazionale 2025, l’invenzione dell’onda caldo-freddo-caldo. La prestazione è stata piuttosto sconcertante sotto molti aspetti: dalla scarsa disciplina [due cartellini gialli e sei punizioni concesse], alla difesa ancora una volta preoccupante, dalla grande libertà d’azione concessa a Finn Russell, non uno sconosciuto, a certi tentativi di intercetto quasi da kamikaze, lasciando spazi indecenti, fino a 19 contrasti sbagliati. A ciò si deve aggiungere la difficoltà di impadronirsi del pallone nei primi venti minuti di gioco, quando gli scozzesi hanno avuto un  dominio reale ma sterile. Ma dopo quattro prove autorevoli e 31 mete segnate, il coro di elogi proveniente dai cinque angoli d’Europa raddoppierà di intensità

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