La Francia a una partita dal Sei Nazioni
Nelle ultime 14 edizioni, la Francia ha vinto il Sei Nazioni una volta sola, era metà marzo del 2022 e quel giorno la Nazionale italiana aveva battuto il Galles spezzando una serie di 36 sconfitte di fila. Renaud Bourel scrisse su L’Equipe che “la Francia è entrata nell’era dei mutanti. Un’autentica dimostrazione di potere. Questa squadra non è l’erede di nessun’altra. Diffonde un’onnipotenza che non avevamo conosciuto o sperimentato di rado in passato. In ogni caso, mai con questa ricorrenza: da una partita all’altra, da una meta all’altra, da un’azione all’altra. Questa regolarità nell’intensità, la volontà incessante di fare il proprio lavoro, cadere, rialzarsi, ricominciare”.
Avevano davanti un Mondiale da organizzare in casa e da provare a vincere per la prima volta. Non è successo. Hanno sacrificato lo scorso Sei Nazioni per un oro olimpico, e quello è arrivato. La vittoria in Irlanda dell’altra settimana ha messo i francesi nelle condizioni di riprendere quel famoso filo dei mutanti e dell’onnipotenza di Antoine Dupont.
Ora Dupont ha un legamento crociato rotto e senza di lui la squadra deve battere la Scozia stasera allo Stade de France, senza molti altri calcoli. “Una sfida alla portata – dice stamattina I’Équipe – che non seppellirà tutti i rimpianti ma convaliderà il progresso di questa generazione lanciata verso il 2027. Una battuta d’arresto, difficile da immaginare, avrebbe altre conseguenze“. Il 2027 significa sempre e ancora: i Mondiali.
Il c.t. Fabien Galthié ha detto in conferenza stampa che a questa squadra non è stato risparmiato nulla, e forse non stava pensando solo al crociato del miglior giocatore del mondo: il rugby francese esce da due processi per abusi e violenza sessuale, da un lungo dibattito sul clima di mascolinità tossica presente nell’ambiente.
Scrive Renaud Bourel che tre anni senza vincere il Sei Nazioni sembrano un’eternità e che “i Blues, da buoni Galli, sono alla ricerca della formula della pozione magica”. Parla di pianeti allinearsi affinché la festa sia grandiosa e della Scozia come di un avversario meraviglioso che non chiude mai la partita.
“Il suo carattere, le sue ispirazioni irrazionali promettono un’altra forma di spettacolo, spesso seducente, a volte sconcertante, a cui il nuovo progetto del XV francese risponderà in modo più frontale, letale, nutrendosi della forza dei suoi attaccanti e dei suoi famosi lampi di genialità, anch’essi prodigiosi. Il duello tra il mediano d’apertura Romain Ntamack e Finn Russell, Iceman contro “Haggis” Potter, due forme di genialità antitetiche, simboleggia di per sé un incontro che non si può spacciare come il vertice dell’incertezza”.
Una trentina d’anni fa il padre di Romain, Emile, aveva mandato i fratelli Hastings di Scozia [Scott e Gavin] a giocare con gli All-Blacks i quarti di finale del Mondiale 1995 segnando una meta all’ultimo minuto dell’ultima partita del girone. Il rimpianto di cui si parla in apertura è il Grande Slam svanito, le cinque vittorie su cinque. “Bisogna porre fine a quest’idea che il temperamento latino paralizzi – si legge – alla paura come arma peer l’autodistruzione. È stato senza dubbio questo il motivo dei recenti fallimenti, il più amaro dei quali è stato il Mondiale. Vincere questo torneo, in un anno dispari, in casa, sarebbe un segno concreto che l’esperienza collettiva tanto cara a Fabien Galthié sta finalmente dando i suoi frutti”.
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Il principe Moefana gioca a centrocampo
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All’età di dodici anni, diviso tra i due regni della sua isola nel Pacifico, Yoram Moefana si concesse un sogno più grande: raggiungere la terraferma e giocare per la nazionale francese. Oggi è un giocatore chiave del centrocampo della Nazionale francese di rugby ed è diventato l’orgoglio della sua terra. La sua terra è Futuna, Wallis e Futuna, territorio d’oltremare della Repubblica, dove si venerano due re. Una legge del 1961 ha posto fine allo status di protettorato per trasformare le isole in Collettività d’Oltremare. La Repubblica ha così riconosciuto ufficialmente il ruolo dei re consuetudinari. Non hanno potere legislativo, ma svolgono un ruolo centrale negli affari culturali, sociali e territoriali. Yoram Moefana è cresciuto da piccolo principe. È il figlio di Taofi, il maggiore di dieci figli della famiglia Falatea, un clan molto rispettato a Sigave. La sera, durante la veglia funebre, gli anziani amano raccontare come i loro antenati respinsero le invasioni dei sanguinari guerrieri tongani. Moefana è il nome di sua madre, Odette, nata da una nobile stirpe del Regno di Alo. Yoram ha 24 anni e parla con rispetto del fiume Vainifao che scorre nel cuore dell’isola segnando il confine tra i regni di Alo e Sigave e pure il solco della sua biografia. I genitori erano separati, lui passava la settimana nel regno di Alo con sua madre e i week-end a Sigave con il padre.
IL CUCCHIAIO DI LEGNO L’Irlanda gioca in Italia e fino a stasera spera di rovesciare la classifica. Non è l’avversario ideale dunque per tirarsi su, scrive Domenico Calcagno sul Corriere della sera dopo le due sconfitte nette, nettissime, con la Francia e con l’Inghilterra. L’obiettivo della Nazionale è non finire di nuovo all’ultimo posto. In 26 anni di torneo l’Irlanda ha perso solo nel 2013 e vince da allora con una media di 34 punti di scarto a partita. Gli irlandesi tenteranno di segnare più punti possibile sperando in un regalo della Scozia. L’Italia ha battuto il Galles e ha 4 punti in classifica, ma il Galles ne ha 3 e se batte l’Inghilterra può passare davanti.