Il rigore a due tocchi di Julian Alvarez

Cosa è successo in Atlético-Real

Quando il diavolo ci si mette, si diverte. La storia del rigore a due tocchi negli ottavi di Champions, colto alla VAR, annullato e contestato, poteva capitare ovunque. Se fosse uscito dalla serie di Lugano-Celje in Conference League ne avremmo forse avuta un’eco lontana, starebbe nel vecchio colonnino di destra insieme con i gattini, forse non tutti sanno che

Invece il diavolo ha deciso di infilare una scivolata sul dischetto del rigore nel calcio più tossico d’Europa, dove Vinicius jr fa il bulletto con i tifosi avversari e Diego Simeone si scalmana appena può, dove non si fa altro che battibeccare ogni giorno che gli dèi della Liga mandano in terra, dove Real e Barcellona sono le proiezioni calcistiche di una faida politica, con i quotidiani sportivi a reggere quotidianamente lo strascico della polemica come paggi e damigelle fanno col velo di una sposa. Quando vince Barcellona, la stampa di Madrid eccepisce e ignora. Quando vince il Real, la stampa catalana francamente se ne infischia, oppure come stavolta cavalca il rancore e il risentimento altrui. 

È tutta una gara da due giorni nel fare l’autopsia alle immagini. È una battaglia di frame mostrati e nascosti. C’è chi mostra il piede e la palla frontalmente, c’è chi li fa vedere di lato. Ogni selezione nasconde una scelta. Nasconde per modo di dire. È tutto sgamato. Ogni fermo immagine è reclutato, messo al servizio di una post-verità. Come se poi non fossimo mani e piedi dentro una civiltà che può mostrarci un video in cui Zelensky tira un pugno a Trump, oppure Trump e Netanyahu che prendono un cocktail sulla spiaggia a Gaza, dividendoci definitivamente tra chi crederà per sempre a tutto e chi smetterà per sempre di credere a ogni cosa. Segue dibattito sulla VAR, il suo scopo d’origine, la sua funzione attuale, il suo uso, versioni e perversioni. 

Alfredo Relano su Diario As ha scritto per esempio che chi sta davanti a un video per aiutare l’arbitro in campo indaga nel sesso dei polli perché gli pare che una sfida tremenda, intrisa di rivalità locale, con tantissime star in campo, più di 30 giocatori che hanno dato tutto in campo, 75.000 persone sugli spalti e milioni di spettatori in TV, si è risolta in modo assurdo. Il tifoso terrestre che è in noi si risente nel vedere che un pareggio può essere risolto con l’interpretazione esagerata di una questione banale, difficile da comprendere dopo i replay che ci sono stati offerti. La gioia del calcio non sta nel mettere un uomo in una stanza al buio alla ricerca di escrementi di mosca al rallentatore, ma nella nobile lotta sul campo.

El Pais ha mostrato il video che ha messo l’UEFA nelle condizioni di prendere la decisione, ma scrive con l’ex arbitro Eduardo Iturralde González che in questi tempi di sospetto e cospirazione che è essenziale mostrare allo spettatore subito l’inquadratura, non il giorno dopo

Rigori a due tocchi ce ne sono stati tanti nel passato, Rivista Undici ha messo in fila una rassegna di errori e orrori. Secondo The Athletic il VAR aveva tutte le ragioni del mondo a intervenire, ma lo spirito della legge dovrebbe considerare se un doppio tocco accidentale crei o meno un vantaggio. La palla sembra muoversi senza alcun cambio di direzione. Uno scivolone e un doppio tocco non sono un vantaggio oggettivo. Non è un tentativo deliberato di imbrogliare. Alvarez avrebbe anche potuto calciare altissimo

Manuel Jabois, firma culturale di El Pais con un cuore così bianco, dribbla la faccenda e rimprovera all’Atlético Madrid di non aver segnato anche un secondo gol dopo il primo. Non serve essere un esperto di calcio, basta essere un esperto del Madrid, che è uno sport a sé stante, per sapere che se segni un gol contro il Real dopo 30 secondi, devi segnarne altri due o tre nelle azioni successive. Perché quando quel gigante inciampa, goffamente, bisogna approfittarne per assestargli qualche colpo in più e lasciarlo a terra, altrimenti il Real si riorganizza. Ma come dicono i più bravi a raccontare: questa è un’altra storia. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.