Antoine Dupont, un fenomeno all’Olimpico
Un metodo deve esserci. Forse lo conoscerà soltanto lui, ma deve esistere. Altrimenti non si spiega come faccia Antoine Dupont a calciare ogni volta una palla storta in maniera così dritta, non si spiega come le faccia attraversare una buona metà del campo in larghezza per farla atterrare tra le braccia dell’ala, a quel punto solo chiamata a spingersi oltre la linea di meta. A riguardare le immagini delle partite della Francia, questa è un’azione che si ripete e si ripete, il gesto perfetto del rugbista che oggi passa per essere il più forte del mondo.
Lo è alla maniera in cui i migliori diventano i migliori. Sanno far tutto. L’età degli specialisti è finita, o forse si è soltanto assopita e si risveglierà in futuro. Ma oggi chi vuol essere il numero uno, deve saper mettere più cose in un corpo solo. Deve essere un centro di 2 metri e 21 che sa palleggiare, uno di 2 metri e 10 che sa passare e tirare da tre, deve essere un ciclista che sappia andare sulla strada, sulla ghiaia, nel fango. Deve essere un saltatore con l’asta che corre i 100 metri in 10.37. Oppure devi essere Dupont, l’evoluzione del mediano di mischia, il numero 9 che ha reso quasi superfluo avere un 10 accanto a lui – come ha spiegato L’Équipe in un’analisi tecnica qualche giorno fa. Lui sa “passare, calciare, placcare, attaccare in prima persona la difesa avversaria, batterla con linee di corsa elusive per poi fornire assist decisivi ai compagni e anche finalizzare all’occorrenza: 13 mete in 57 presenze in nazionale” [Paolo Malpezzi, Sky Sport Insider]
Quando Dupont calcia e cerca l’ala, il suo tiro è sufficientemente alto e preciso da impedire al difensore più vicino di intervenire. La palla cade quasi sempre sulla traiettoria del compagno che corre. Dupont ha lavorato a lungo sul suo gioco di gambe e sulla qualità del piede. Da bambino tirava rigori al campo di Castelnau-Magnoac o cercava di ripetere le punizioni diaboliche di Juninho a Lione, uno dei suoi campioni preferiti. Quando ha cominciato a giocare al Castres, l’allora mediano di mischia titolare Rory Kockott gli fece capire l’importanza di avere due piedi buoni, non uno. Così si è messo a migliorare il sinistro. Doveva solo aggiungere l’occhio a tutto questo, lo sguardo che solleva da terra quando le difese si stringono attorno a lui e si creano spazi liberi all’esterno. Quello è l’attimo in cui Dupont alza la testa, esamina la posizione degli avversari e se vede che gli esterni si trattengono sulla linea laterale per anticipare il suo passaggio, allora taglia al centro e ti fa male, in alternativa ti fa male aprendo verso le ali quando quelli si addensano al centro. La certezza è che Dupont prima o poi ti farà male.
È proprio un bel test per l’Italia, ora che Planet Rugby le riconosce di essere diventata una delle squadre in crescita nel rugby mondiale sotto la guida di Gonzalo Quesada, “Con lui è diventata una squadra competitiva”, fino a risalire in decima posizione nel ranking di World Rugby. Gli azzurri hanno evitato nel 2024 il cucchiaio di legno per la prima volta dal 2016, andando a pareggiare a Lille contro i Bleus, andando a vincere in Galles prima di batterlo di nuovo all’Olimpico un paio di settimane fa: non era mai successo di mettere sotto per due volte di fila una stessa squadra nel Sei Nazioni.
Ugo Monye sul Guardian ha scritto di essere stato colpito nella vittoria sul Galles dalla disciplina tattica dell’Italia. “Era una giornata umida e triste a Roma e il loro capitano, Michele Lamaro, ha detto in seguito che sono stati costretti a giocare in un modo che non volevano. Ma hanno tenuto duro, hanno vinto la battaglia aerea, hanno mostrato un’eccellente dose di impegno e fisicità. Alcune squadre possono annoiarsi a fare la stessa cosa più e più volte per 80 minuti, all’Italia non succede. È stata una prestazione astuta e quando il Galles si è ripreso negli ultimi minuti, la partita era persa. Gonzalo Quesada era un grande game controller ai suoi tempi ed è riuscito a introdurre un po’ di pragmatismo in questa squadra senza sacrificare la sua capacità di portare minacce offensive. Ora hanno tre partite difficili da affrontare contro Francia, Inghilterra e Irlanda, ma hanno perso solo una volta nelle ultime cinque partite del Sei Nazioni e sono al di sopra del punto in cui l’ecosistema del campionato imponeva che fossero”.
La Francia viene dalla sconfitta contro l’Inghilterra a Twickenham [26-25], era arrivata da favorita al torneo, invece adesso ha l’Irlanda davanti in classifica. Planet Rugby ha indicato in Paolo Garbisi, Ange Capuozzo e Tommaso Allan i tre giocatori fondamentali per l’Italia in questa partita. Danilo Fischetti e Niccolò Cannone festeggiano la 50esima presenza con la Nazionale. La Francia non ha il mediano d’apertura titolare Romain Ntamack, squalificato, e il suo sostituto contro l’Inghilterra, Matthieu Jalibert, è stato escluso dalle convocazioni. Thomas Ramos indosserà la maglia numero 10, un ruolo che ricopre ogni tanto nel Tolosa.
Con un Dupont così totale, Galthie sta ridisegnando la squadra come nel rugby non si era visto mai. Ha fatto cambiamenti radicali. Il mediano di mischia Maxime Lucu è l’unico giocatore difensivo previsto tra le riserve: una scelta che non è priva di una quota di rischio.