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Che cosa sta inseguendo Wout van Aert
E questa allora? Non è forse bellissima anche questa? È Wout van Aert durante la prova di Coppa del mondo di ciclocross a Dendermonde, una città fiamminga il cui nome significa Bocca. La bocca di van Aert è spalancata. Davanti a lui non c’è nessuno. È in testa da solo. Eppure ha lo sguardo di chi insegue. Sta inseguendo il fiato. Oppure con gli occhi un airone sopra il fiume. Chi lo sa.
Dendermonde è stata occupa dall’esercito tedesco in entrambe le guerre del Novecento, oggi le vecchie difese sono diventate un’area verde e gli antichi fossati a difesa del centro abitato sono stati trasformati in un lago, intorno al quale scorrono sentieri per passeggiate e pedalate. Quando piove, succede quel che succede, l’acqua te ‘nfonne e va.
Questa foto è stata scattata da Cor Vos: l’archivio dei suoi lavori si trova qui. Vos è un semi-leggendario fotografo olandese che vanta un discreto numero di scatti vintage per la rivista Velo [per esempio questi]. Non ci sono borracce ma pietre, cadute, ciclisti con gli occhiali, c’è pure il pugno che una volta Jan Raas diede sul Koppenberg a un suo collega. Suo di Vos, non di Raas.
Non ci sono borracce ma in questa foto c’è una doppia rappresentazione iconica di due momenti per i quali abbiamo dei precisi modi di dire: 1] il senso orgoglioso dell’audacia, del coraggio di compiere un’azione che qualcuno deve pur fare; 2] una dimostrazione di valore, di affidabilità. La prima circostanza è quella che chiamiamo sporcarsi le mani, la seconda la diciamo metterci la faccia. Ecco. Nel dubbio van Aert le ha fuse. Si è sporcato la faccia. E Vos ci ha messo le mani. Clic.