C’è un’altra versione sulla borraccia di Coppi e Bartali

Una ragazza sbagliò a passarla

Eccolo qua. È arrivato un altro testimone dello scatto più famoso nella storia mondiale delle fotografie di ciclismo, e forse dello sport intero. La borraccia. Lo scambio della borraccia tra Coppi e Bartali o tra Bartali e Coppi, adesso dopo tanti anni vallo a sapere. Lui si chiama Bernardo Ruiz e a El Mundo dice che il buono in questa storia è Gino. Lo spagnolo ha compiuto 100 anni e si è regalato questa incursione mediatica con la rivelazione sul Tour del ‘52, undicesima tappa, quella che portò il gruppo sulla salita del Col du Télégraphe, il primo Tour passato all’Alpe d’Huez. La foto di Carlo Martini, pubblicata sul numero 28 della rivista Calcio e Ciclismo Illustrato, è stata modificata in modo che apparissero solo gli italiani. Nell’originale, scoperta da Carlo Delfino per Tuttobici, compariva anche il belga Stan Ockers, secondo a quel Tour. Ma dietro Bartali si vedono il piede e il braccio di un altro corridore, si vede l’ombra della sua ruota. Quel corridore nascosto è Bernardo Ruiz,

Il ciclista centenario racconta che quel giorno faceva molto caldo, che Coppi scalava il Télégraphe con una faccia brutta e che insieme con lui si arrampicava un gruppetto composto da Bartali, Ockers e lui stesso, alle loro spalle c’erano pure l’altro spagnolo Antonio Gelabert, il francese Raphaël Géminiani e il belga Alex Close. Nella verità di Ruiz, dopo aver scalato la Croix de Fer, Coppi era stanco, aveva finito l’acqua e il regolamento non permetteva di rifornirsi durante le salite. Alfredo Binda, il cittì della Nazionale italiana, si mise in testa al gruppetto e consegnò una bottiglia d’acqua a una ragazza in piedi sul ciglio della strada. Doveva darla a Coppi. Quando passano di qua, le disse, consegnala al ciclista in giallo. Ma la donna era francese, forse capì male, forse a Ruiz piace raccontarla così, passò la bottiglia a quello in maglia verde. «Quello giallo, quello giallo», urlava Binda, ma lei non lo ascoltò. Bartali allora prese la bottiglia e riempì le borracce che portava in bicicletta e quando ebbe finito la diede a Coppi. Dunque fu Bartali a passarla a Coppi, ma per un equivoco, per una confusione babelica. Si sono imbrogliate le lingue. La tappa si concludeva al Sestriere e venne vinta da Coppi. Ruiz arrivò secondo a sette minuti di distacco. 

Il 2 giugno del 2009, sulle pagine de Il Giornale, il fotografo Vito Liverani raccontò un’altra versione dei fatti. Era subentrato nel lavoro a Martini gestendone poi l’archivio. Liverani disse che nella foto con la bottiglia d’acqua Perrier «c’è poco di misterioso. Quella foto è stata creata. Martini si mise d’accordo coi due corridori e col direttore di gara per scattarla. Diede una bottiglia a un suo amico e gli disse di dargliela quando passavano. Per fare una foto diversa. A quei tempi noi fotografi ci tenevamo molto ad avere immagini diverse da tutte le altre. È una foto creativa, bellissima, un’immagine che vorrei avere scattato io. Oggi una foto del genere sarebbe impossibile. Nel senso che allora fra colleghi ci rispettavamo e non ci rubavamo le idee e le immagini. Se Martini la facesse oggi dietro di lui ci sarebbero una decina di fotografi a copiare la sua idea».

Così avremmo perfino più ricostruzioni. 

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